Setta di Almese: perché il caso interessa la criminologia
L’operazione Asmodeo, resa pubblica il 1 ottobre 2026, ha portato all’arresto di Bruno Antonio Malatesta, 59 anni, indicato dagli investigatori come il “Maestro” al vertice di una comunità pseudo-spirituale attiva ad Almese, nella Bassa Val di Susa.
Le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Torino comprendono riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù, maltrattamenti, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato. L’indagine è tuttora in corso e le responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.
Il caso della setta di Almese è però interessante anche oltre la dimensione giudiziaria.
Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, l’ingresso nella comunità sarebbe iniziato attraverso attività normalmente associate al benessere e alla crescita personale: yoga, meditazione, arti marziali e discipline olistiche. Da quel primo contatto si sarebbe sviluppato progressivamente un sistema di assoggettamento psicologico fondato su autorità spirituale, regole interne, rinuncia ai beni, coercizione lavorativa e controllo della sessualità.
È proprio questa progressione a rendere la vicenda particolarmente rilevante dal punto di vista criminologico:
come può una relazione inizialmente fondata sulla fiducia e sulla ricerca di benessere trasformarsi, secondo l’accusa, in un sistema capace di incidere progressivamente sull’autonomia, sulle relazioni, sul denaro e sul corpo della persona?
Questa domanda consente di leggere il caso della setta di Almese non soltanto come cronaca nera, ma come possibile esempio di controllo coercitivo all’interno di una struttura pseudo-spirituale.
| Elemento | Dato noto al 2 ottobre 2026 |
|---|---|
| Operazione | Asmodeo |
| Luogo | Almese, Bassa Val di Susa |
| Principale indagato | Bruno Antonio Malatesta, 59 anni |
| Ruolo attribuito dagli investigatori | “Maestro” della comunità |
| Indagine avviata | Marzo 2024 |
| Prime denunce riportate dalle fonti | Dal 2017 |
| Contestazioni | Riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù, maltrattamenti, violenza sessuale aggravata, truffa aggravata |
| Altri indagati | Tre persone in stato di libertà |
| Stato del procedimento | Indagini in corso |
| Aggiornamento del 2 ottobre | Comunità sottoposta a sequestro |
Il 2 ottobre è stato inoltre disposto il sequestro della comunità dei Monaci Durjaya, anche per prevenire la reiterazione delle condotte contestate e il possibile inquinamento probatorio; alcuni ospiti avrebbero potuto essere accompagnati, su loro richiesta, in luoghi protetti.
Operazione Asmodeo: cosa contestano gli investigatori
Il comunicato ufficiale dei Carabinieri descrive un quadro nel quale il principale indagato avrebbe sostenuto di possedere poteri soprannaturali e avrebbe avvicinato persone in condizioni di vulnerabilità attraverso corsi e pratiche legate a yoga, meditazione e arti marziali.
Una volta entrate nella sua sfera d’influenza, alcune sarebbero state inserite in una comunità caratterizzata, secondo l’accusa, da manipolazione psicologica, coercizione lavorativa, violenze e abusi sessuali.
Le fonti giornalistiche riportano inoltre che la comunità dei Monaci Durjaya avrebbe ruotato attorno alla Fondazione Fiore della Pace, realtà che pubblicamente presentava attività di volontariato, yoga, meditazione, discipline olistiche e iniziative rivolte anche a famiglie e bambini. Il suo sito continuava a descrivere finalità assistenziali e di sostegno a persone in difficoltà.
È importante mantenere distinti i due piani:
- ciò che l’organizzazione dichiarava pubblicamente di essere;
- ciò che gli investigatori ritengono sia avvenuto all’interno della comunità.
La seconda ricostruzione è ancora oggetto di verifica processuale.
Monaci Durjaya, Fondazione Fiore della Pace e comunità di Almese: le denominazioni
Il nome Monaci Durjaya era già comparso in testimonianze e ricostruzioni pubblicate anni prima dell’operazione Asmodeo.
Nel 2018 alcuni ex aderenti avevano infatti raccontato in un libro la propria esperienza all’interno della comunità dei Monaci Durjaya. L’operazione del 2026 ha riportato quel materiale al centro dell’attenzione mediatica.
Nelle fonti attuali compaiono anche:
- la comunità residenziale di Almese;
- la Fondazione Fiore della Pace;
- le denominazioni interne di “monaci”, “monache” e “ancelle”.
Non è prudente trattare questi termini come se indicassero automaticamente la stessa entità giuridica o organizzativa.
Come sarebbe iniziato il reclutamento
Una delle caratteristiche più interessanti del caso della setta di Almese è che il possibile ingresso nel sistema non sarebbe avvenuto attraverso richieste immediatamente estreme.
Secondo gli investigatori, il primo contatto sarebbe passato attraverso attività come:
- yoga;
- meditazione;
- difesa personale;
- arti marziali;
- pratiche olistiche;
- rituali presentati come strumenti di benessere o guarigione.
Malatesta si presentava online come formatore di yoga e discipline olistiche, esperto di arti marziali indiane, naturopatia, bioenergia, cristalloterapia e sciamanesimo. La biografia con cui promuoveva la propria attività raccontava anche esperienze in India, monasteri himalayani e ashram.
Il reclutamento nei gruppi coercitivi della setta di Almese non iniziava necessariamente con:
- isolamento;
- consegna di denaro;
- obbedienza assoluta;
- rituali estremi.
Poteva iniziare con qualcosa di molto più ordinario:
una promessa di benessere, appartenenza, guarigione o miglioramento personale.
È proprio la gradualità a rendere più difficile riconoscere il momento in cui una relazione di fiducia si trasformava in una relazione di potere.
Vulnerabilità non significa debolezza
Le fonti sul caso della setta di Almese parlano di persone che sarebbero state avvicinate durante periodi particolarmente delicati della vita, anche in presenza di malattie, lutti, separazioni o altre condizioni di sofferenza.
Questo elemento non dovrebbe essere interpretato come prova di ingenuità o scarsa capacità critica. La vulnerabilità può essere temporanea e situazionale.
Una persona può diventare più ricettiva a una promessa di soluzione quando sta affrontando:
- una malattia;
- un lutto;
- una separazione;
- isolamento sociale;
- paura;
- perdita di punti di riferimento;
- bisogno di appartenenza;
- ricerca di significato.
Il punto criminologico non è chiedersi “Come ha potuto crederci?” ma
“Quali bisogni, relazioni e condizioni hanno reso credibile quella promessa in quel momento?”
Questa distinzione è importante anche per evitare di colpevolizzare chi denuncia successivamente una situazione di controllo.
Dal benessere all’autorità spirituale
Secondo le fonti, Malatesta avrebbe progressivamente costruito intorno a sé un ruolo di autorità all’interno della setta di Almese.
Si sarebbe definito “Maestro”, “il Prescelto” e avrebbe sostenuto di essere in contatto con una “Madre Divina” o di possedere capacità non ordinarie. Domanda: che funzione svolge l’autorità del leader all’interno del gruppo o meglio della setta di Almese?
Un’autorità carismatica può diventare problematica quando:
- il leader viene percepito come infallibile;
- il dissenso viene punito;
- la sua interpretazione della realtà prevale su quella individuale;
- le decisioni personali vengono progressivamente delegate;
- la relazione con il leader diventa indispensabile per sicurezza, salute o salvezza spirituale.
Non ogni leader carismatico costruisce un sistema coercitivo. Il problema nasce quando il carisma si combina con asimmetria, dipendenza e possibilità di imporre conseguenze.
Dall’autorità alla dipendenza
Secondo l’ipotesi accusatoria, alcune persone della setta di Almese sarebbero passate dalla partecipazione a corsi alla vita all’interno della comunità. È qui che il rapporto avrebbe cambiato natura. Le fonti descrivono:
- vita residenziale;
- regole interne;
- tuniche arancioni;
- capelli rasati;
- voti di povertà e obbedienza;
- punizioni;
- limitazioni nelle relazioni personali.
Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, permette di definire criminologicamente un gruppo come “setta”. Vita comunitaria, abiti rituali, disciplina e rinuncia volontaria a beni possono esistere anche in organizzazioni perfettamente lecite.
Il significato cambia quando le pratiche si inseriscono in un sistema nel quale la persona non è più realmente libera di scegliere, dissentire o uscire.
Identità di gruppo e perdita progressiva dell’autonomia
La trasformazione dell’identità può svolgere una funzione particolarmente importante nei gruppi chiusi. Abiti comuni, nuovi nomi, rituali o simboli possono rafforzare il senso di appartenenza. Da soli non sono problematici.
Possono però diventare strumenti di controllo se accompagnati dalla progressiva sostituzione della precedente identità con quella attribuita dal gruppo.
La dinamica può procedere attraverso passaggi come: identità personale → identità di membro → identità definita dal leader.
Più una persona percepisce che la propria comunità rappresenta l’unica fonte di sicurezza; il leader è l’unico in grado di guidarla; il mondo esterno non comprende il suo percorso; più diventa difficile mettere in discussione l’intero sistema.
Il voto di povertà e il controllo economico
Uno degli aspetti più rilevanti dell’inchiesta sulla setta di Almese riguarda il denaro. Secondo ANSA e altre fonti, gli aderenti sarebbero stati indotti a devolvere i propri beni alla comunità. Le abitazioni utilizzate dal gruppo sarebbero risultate intestate a società considerate dagli investigatori indirettamente riconducibili al principale indagato.
Le ricostruzioni comprendono anche acquisti di oggetti o opere cui sarebbero stati attribuiti poteri protettivi o terapeutici, per somme rilevanti.
Il controllo economico ha una conseguenza che va oltre la perdita patrimoniale. Ridurre l’autonomia finanziaria significa anche ridurre la capacità concreta di andarsene. Una persona priva di risparmi/casa/reddito/rete sociale esterna, può trovarsi formalmente libera di uscire, ma praticamente incapace di farlo.
Questo meccanismo compare anche in altri casi analizzati. Nel caso di Kat Torres, per esempio, benessere e spiritualità si combinarono con controllo delle risorse e sfruttamento di donne vulnerabili.
Coercizione lavorativa e obbedienza
Gli investigatori contestano anche una forma di coercizione lavorativa.
ANSA riferisce che alcuni appartenenti alla comunità o setta di Almese sarebbero stati sottoposti a turni di lavoro fino a dodici o tredici ore. Questo elemento è importante perché il controllo di un gruppo non passa necessariamente soltanto dalla violenza fisica.
Può essere costruito anche attraverso:
- stanchezza;
- privazione del riposo;
- routine molto rigide;
- sovraccarico di attività;
- riduzione del tempo individuale;
- dipendenza dall’organizzazione per ogni aspetto della giornata.
La privazione di spazi personali può diminuire ulteriormente la capacità di rielaborare criticamente ciò che accade.
Controllare le relazioni significa controllare l’identità
Secondo le fonti, alle donne definite “monache” o “ancelle” sarebbe stata richiesta la castità nei confronti di mariti o compagni, mentre l’eccezione avrebbe riguardato il “Maestro”. Se confermata, una struttura di questo tipo mostrerebbe una forte asimmetria gerarchica.
Il leader non si limiterebbe a definire una regola morale generale, ma assumerebbe il potere di stabilire:
- chi può avere relazioni;
- con chi;
- secondo quali condizioni;
- quali comportamenti sono leciti;
- quando la regola non si applica a lui stesso.
Il controllo della sessualità può diventare così anche controllo:
- della coppia;
- della famiglia;
- dell’intimità;
- dell’identità individuale.
Un parallelismo utile si trova nel caso di Warren Jeffs e della FLDS, dove autorità religiosa, controllo delle relazioni e accesso sessuale del leader si intrecciavano in una struttura fortemente gerarchica.
Le presunte “terapie purificatrici”
La componente più grave delle contestazioni riguarda le presunte violenze sessuali.
Secondo gli investigatori, alcuni comportamenti sarebbero stati presentati come “terapie purificatrici” o pratiche necessarie al percorso spirituale. Tra le persone offese figurerebbero anche minorenni all’epoca dei fatti.
Questo passaggio introduce un meccanismo criminologicamente molto importante.
La ridefinizione dell’abuso
Una condotta può essere resa più difficile da riconoscere se viene rinominata. Per esempio:
- abuso → terapia;
- punizione → disciplina;
- sfruttamento → servizio;
- obbedienza → crescita spirituale;
- violenza → purificazione;
- controllo → protezione.
Il linguaggio non cambia materialmente il comportamento. Può però cambiare il modo in cui la persona coinvolta riesce a interpretarlo.
Quando la definizione dell’atto è monopolizzata da un’autorità considerata superiore, la vittima può avere maggiore difficoltà a riconoscere il confine tra consenso, pressione e imposizione.
È una dinamica che ricorda, pur in contesti differenti, il caso OneTaste, dove pratiche presentate come strumenti di empowerment e guarigione sessuale finirono al centro di accuse di coercizione e sfruttamento.
Il ruolo della paura
Le fonti sul caso della setta di Almese riportano anche presunte minacce legate a malattie, incidenti o conseguenze spirituali. ANSA riferisce, per esempio, di una giovane che sarebbe stata minacciata con l’idea che la mancata obbedienza avrebbe potuto provocare eventi mortali o gravi pericoli.
Questo tipo di minaccia è particolare perché non richiede necessariamente un’aggressione immediata.
Se la persona crede realmente che il leader possieda capacità soprannaturali, conoscenze superiori o potere di proteggere o danneggiare, anche una conseguenza apparentemente irrazionale può diventare psicologicamente concreta.
È l’effetto combinato tra credenza e autorità a dare forza alla minaccia.
Punizione, disciplina e normalizzazione
Le fonti riportano presunte punizioni corporali, obbligo di dormire a terra e, in alcuni casi, divieto di lavarsi.
L’elemento interessante della setta di Almese è il processo attraverso il quale un comportamento inizialmente percepito come inaccettabile può essere progressivamente normalizzato.
La soglia può spostarsi poco alla volta:
- prima una richiesta insolita;
- poi una rinuncia;
- successivamente una punizione;
- infine pratiche che, fuori dal gruppo, sarebbero state immediatamente rifiutate.
L’escalation graduale riduce il contrasto tra ciò che la persona accetta oggi e ciò che aveva accettato il giorno precedente.
Il processo di assoggettamento secondo l’ipotesi investigativa
Il caso della setta di Almese può quindi essere letto attraverso una sequenza.
Questa tabella non rappresenta una ricostruzione giudiziaria definitiva, ma una lettura criminologica dei meccanismi descritti nelle fonti investigative.
| Fase | Dinamica descritta nelle fonti |
|---|---|
| Benessere | Yoga, meditazione, arti marziali, discipline olistiche |
| Fiducia | Relazione con il “Maestro” e promessa di miglioramento o guarigione |
| Autorità | Attribuzione al leader di poteri e conoscenze superiori |
| Appartenenza | Inserimento nella comunità |
| Identità | Tuniche, ruoli, rasatura, nuovi riferimenti simbolici |
| Obbedienza | Regole, voti e disciplina interna |
| Isolamento | Progressiva centralità del gruppo e riduzione dell’autonomia |
| Controllo economico | Cessione di beni e dipendenza dalle risorse della comunità |
| Controllo relazionale | Regole sulla coppia e sulla sessualità |
| Coercizione | Punizioni, lavoro, minacce |
| Presunto abuso | Violenze sessuali presentate come pratiche terapeutiche o spirituali |
La caratteristica più importante è la progressività. Il sistema, secondo l’accusa contro la setta di Almese, non sarebbe iniziato dall’ultima fase. Sarebbe stato costruito passaggio dopo passaggio.
Perché è difficile uscire da un sistema coercitivo
Una delle domande più frequenti davanti a gruppi di questo tipo è:
“Perché non se ne sono semplicemente andati?”
È una domanda troppo semplice. L’uscita da un sistema coercitivo può essere ostacolata contemporaneamente da:
- dipendenza economica;
- isolamento sociale;
- perdita dei precedenti legami;
- paura;
- vergogna;
- minacce;
- convinzioni spirituali;
- dipendenza affettiva;
- investimento di anni della propria vita;
- perdita di fiducia nelle proprie capacità decisionali.
Più questi fattori si accumulano, meno la libertà formale coincide con una reale capacità di scelta.
Abbiamo approfondito questo modello nell’articolo dedicato al controllo coercitivo, inteso non come singola condotta ma come struttura composta da isolamento, controllo economico, sorveglianza, minacce e progressiva erosione dell’autonomia.
Perché una persona può denunciare e poi ritirare la denuncia
Alcune fonti riferiscono che segnalazioni relative alla comunità di Almese sarebbero risalite già al 2017 e che alcune denunce sarebbero state successivamente ritirate. L’indagine che ha portato all’operazione Asmodeo è invece iniziata nel marzo 2024.
Il motivo di eventuali ritiri dovrà essere ricostruito caso per caso. Non sarebbe corretto attribuirlo automaticamente alla manipolazione. In generale, però, nei contesti di controllo coercitivo possono verificarsi comportamenti apparentemente contraddittori:
- denuncia;
- ritrattazione;
- ritorno nel gruppo;
- tentativo di allontanamento;
- nuova riconciliazione;
- minimizzazione.
Questi comportamenti non dimostrano da soli né la verità né la falsità delle accuse. Devono essere letti all’interno della relazione di potere e verificati attraverso elementi indipendenti.
Gli altri indagati: il gruppo oltre il leader
Il procedimento contro la setta di Almese non riguarda esclusivamente Malatesta.
Le fonti riportano altre tre persone indagate in stato di libertà: due donne che avrebbero avuto ruoli nella struttura e un uomo indicato come “monaco” e massoterapista. Il ruolo effettivo di ciascuno resta oggetto degli accertamenti.
Questo aspetto è importante perché i sistemi coercitivi non dipendono necessariamente dall’azione diretta del leader in ogni momento. Possono funzionare attraverso una rete di:
- collaboratori;
- intermediari;
- membri anziani;
- controllori informali;
- persone incaricate di far rispettare le regole.
La presenza di una struttura intermedia può rendere l’autorità del leader ancora più pervasiva.
Un esempio estremo di organizzazione gerarchica è rappresentato da NXIVM, dove il sistema di empowerment personale costruito attorno a Keith Raniere comprendeva livelli interni e figure incaricate di reclutare e controllare altri membri.
Dalle persone vulnerabili ai minori
Le fonti indicano tra le persone offese anche soggetti che all’epoca dei fatti erano minorenni. Questo elemento rende il quadro della setta di Almese ancora più delicato.
Quando un minore entra in una comunità spirituale la capacità di riconoscere e contrastare l’autorità di un adulto può essere significativamente inferiore.
La questione diventa ancora più complessa se il leader viene già riconosciuto come figura affidabile dagli adulti di riferimento.
In questo senso, il caso può essere accostato — con tutte le necessarie differenze — alla vicenda di Ruby Franke, nella quale disciplina, autorità e ideologia educativa contribuirono a spostare progressivamente i confini di ciò che veniva considerato accettabile.
Setta, comunità spirituale e controllo coercitivo: non sono sinonimi
È importante evitare un’altra semplificazione. Yoga, meditazione, religione, spiritualità, vita comunitaria, celibato o voto di povertà non sono di per sé elementi criminogeni.
Una comunità può imporre regole rigide e restare perfettamente lecita se:
- l’adesione è realmente volontaria;
- il dissenso è possibile;
- l’uscita è libera;
- non vengono utilizzate violenza o minacce;
- il patrimonio personale non viene sottratto attraverso coercizione o inganno;
- le relazioni sessuali restano consensuali;
- il leader non esercita un controllo totalizzante.
Il problema non è quindi la spiritualità. Il problema è l’eventuale trasformazione della spiritualità in strumento di dominio.
I segnali di un sistema coercitivo
Nessun singolo segnale dimostra automaticamente la presenza di una setta distruttiva. Quando però diversi elementi si combinano, possono indicare una struttura di controllo più ampia:
- leader considerato infallibile;
- attribuzione di poteri straordinari;
- isolamento progressivo;
- controllo delle relazioni;
- dipendenza economica;
- rinuncia ai beni;
- punizioni;
- lavoro imposto;
- minacce;
- controllo della sessualità;
- demonizzazione del dissenso;
- impossibilità concreta di lasciare il gruppo.
La valutazione deve sempre riguardare il sistema complessivo, non una singola pratica.
Manipolazione mentale e diritto penale italiano
Uno dei punti più complessi riguarda il rapporto tra manipolazione psicologica e diritto penale. In Italia non esiste oggi un autonomo reato di “manipolazione mentale”.
Il vecchio reato di plagio, previsto dall’articolo 603 del Codice Penale, fu dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla Corte costituzionale nel 1981.
Questo non significa che condotte di assoggettamento siano prive di rilevanza penale. Il diritto interviene attraverso specifiche fattispecie concrete, quando ne ricorrono i presupposti.
Nel caso della setta di Almese, la Procura contesta tra l’altro la riduzione o il mantenimento in schiavitù o servitù.
Il dibattito sul vuoto lasciato dall’abrogazione del plagio è tornato d’attualità proprio dopo l’operazione Asmodeo, anche alla luce delle testimonianze pubblicate già nel 2018 sulla comunità dei Monaci Durjaya.
Quali reati sono contestati nell’operazione Asmodeo
Le ipotesi accusatorie riportate ufficialmente comprendono:
| Contestazione alla setta di Almese | Significato generale |
|---|---|
| Riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù | Assoggettamento della persona nelle condizioni previste dal Codice Penale |
| Maltrattamenti | Condotte abituali vessatorie nei rapporti tutelati dalla norma |
| Violenza sessuale aggravata | Atti sessuali imposti nelle condizioni previste dalla legge, con circostanze aggravanti |
| Truffa aggravata ai danni dello Stato | Induzione in errore finalizzata a ottenere un profitto causando un danno alla pubblica amministrazione |
La truffa aggravata ai danni dello Stato sarebbe collegata, secondo l’accusa, anche alla percezione indebita di una pensione di invalidità per oltre 80.000 euro. Queste sono contestazioni, non condanne. La qualificazione definitiva dei fatti dipenderà dall’evoluzione del procedimento.
Il caso di Almese e altri gruppi studiati dalla criminologia
Il caso della setta di Almese presenta alcuni elementi che ricordano altre vicende analizzate nel blog di UniD Professional, pur senza essere sovrapponibile a nessuna di esse.
Nel caso Kat Torres, la promessa di benessere e crescita personale sarebbe diventata uno strumento per costruire dipendenza, sfruttamento economico e controllo su giovani donne.
Con OneTaste emerge invece il possibile utilizzo di un linguaggio di guarigione e liberazione sessuale per ridefinire pressioni e comportamenti coercitivi.
Il caso NXIVM mostra come una struttura inizialmente presentata come percorso di empowerment possa sviluppare gerarchie interne sempre più rigide e forme di controllo sessuale.
Con Warren Jeffs e la FLDS il punto di contatto riguarda soprattutto l’autorità spirituale utilizzata per regolare relazioni, sessualità e vita privata dei membri.
Il parallelo più utile, però, non consiste nel dichiarare che “tutte le sette funzionano allo stesso modo”. Consiste nell’osservare alcuni meccanismi ricorrenti: promessa → fiducia → autorità → dipendenza → controllo → escalation.
Il caso Sarma Melngailis e il problema dell’autonomia
Un altro collegamento interessante riguarda Sarma Melngailis, anche se il contesto è molto diverso.
Nel suo caso il problema riguarda la possibilità che una relazione interpersonale caratterizzata da gaslighting, minacce, isolamento e pressione economica possa erodere progressivamente la capacità decisionale di una persona.
La differenza è importante:
- nel caso Melngailis si discute prevalentemente di una relazione individuale;
- nel caso di Almese l’accusa descrive una struttura comunitaria.
Il concetto comune è però quello di autonomia progressivamente ridotta, che non equivale necessariamente alla perdita completa della capacità di decidere.
La normalità esterna e il controllo interno
Uno degli aspetti più significativi del caso è il contrasto tra immagine esterna e presunte dinamiche interne. La Fondazione Fiore della Pace presentava pubblicamente attività di:
- volontariato;
- yoga;
- meditazione;
- benessere;
- sostegno alle persone in difficoltà.
A livello locale alcuni residenti descrivevano la comunità dei Monaci Durjaya come relativamente discreta e apparentemente dedita allo yoga. Questo contrasto non prova di per sé alcun reato.
Mostra però un problema importante:
le strutture coercitive non devono necessariamente apparire minacciose dall’esterno.
Anzi, la rispettabilità percepita può diventare parte della protezione del sistema.
Perché l’operazione Asmodeo è un caso importante
Il valore criminologico del caso in corso sulla setta di Almese non dipende soltanto dalla gravità delle contestazioni. Dipende soprattutto dalla possibile combinazione di più livelli di controllo:
- psicologico;
- simbolico;
- economico;
- relazionale;
- lavorativo;
- sessuale.
Se la ricostruzione accusatoria verrà confermata, non ci troveremmo davanti a una semplice somma di singoli episodi. Emergerebbe piuttosto una struttura di assoggettamento, nella quale ogni forma di controllo avrebbe rafforzato le altre.
La rinuncia economica avrebbe ridotto la possibilità di lasciare il gruppo. L’autorità spirituale avrebbe reso credibili le minacce. L’isolamento avrebbe ridotto i punti di confronto esterni.
La disciplina avrebbe normalizzato l’obbedienza. Il controllo delle relazioni avrebbe aumentato la dipendenza dal leader e dalla comunità.
È questa architettura complessiva, più dei singoli rituali, a spiegare perché il concetto di controllo coercitivo sia così utile per leggere fenomeni di questo tipo.
Cosa sappiamo e cosa deve ancora essere accertato
Al 2 ottobre 2026, alcuni elementi sono documentati:
- esistenza dell’operazione Asmodeo;
- arresto di Bruno Antonio Malatesta;
- indagine avviata nel marzo 2024;
- contestazioni formulate dalla Procura;
- presenza di altri tre indagati;
- sequestro della comunità;
- esistenza di precedenti denunce e testimonianze pubbliche.
Restano invece da accertare processualmente:
- responsabilità penale definitiva degli indagati;
- ricostruzione completa delle singole condotte;
- ruolo effettivo di ciascun collaboratore;
- numero definitivo delle persone offese;
- durata delle eventuali condotte;
- rapporti patrimoniali;
- dinamiche interne del gruppo;
- eventuali ulteriori vittime.
Questa distinzione è indispensabile soprattutto in un caso appena emerso e ancora in piena evoluzione.
Setta di Almese: dal benessere al controllo
Il caso della setta di Almese non è interessante soltanto perché coinvolge accuse estremamente gravi. La sua importanza criminologica sta nella traiettoria descritta dagli investigatori.
Il punto di partenza sarebbe stato un ambiente associato a: benessere, meditazione, spiritualità e ricerca personale.
Il punto di arrivo sarebbe stato, secondo l’accusa: dipendenza, obbedienza, controllo economico, coercizione lavorativa, controllo della sessualità e abuso.
Tra i due estremi non ci sarebbe stato necessariamente un unico momento di rottura. Ci sarebbe stata una progressione. Ed è proprio questo l’aspetto più importante da comprendere.
I sistemi coercitivi sono spesso più efficaci quando non chiedono tutto subito.
Costruiscono prima fiducia. Poi autorità. Poi dipendenza. Solo dopo possono diventare visibili le forme di controllo più gravi.
Nel caso di Almese sarà il procedimento giudiziario a stabilire quali fatti siano realmente avvenuti e quali responsabilità possano essere attribuite ai singoli indagati.
La criminologia può però già formulare una domanda più generale e destinata a restare attuale anche quando l’attenzione mediatica sul caso diminuirà:
quando una relazione di fiducia smette di essere una scelta e diventa progressivamente una struttura di assoggettamento?
È su questo confine — tra appartenenza e dipendenza, autorità e dominio, spiritualità e coercizione — che il caso della setta di Almese assume il suo significato più profondo.
