Vai al contenuto
  • Master e post laurea
  • Formazione continua
  • Personale della scuola
  • Corsi di laurea
  • Concorsi
  • Servizi aziendali
  • Blog

  • Su UniD Professional
  • Chi siamo
  • Lavora con noi
  • Assistenza clienti

  • Contattaci
logo prof2019
logo prof2019
numero servizio clienti
logo prof2019logo arancio mobile
Sotto l'header
  • Master e post laurea
  • Formazione continua
  • Personale della scuola
  • Corsi di laurea
  • Concorsi
  • Servizi aziendali
  • Blog

Sharenting e identità digitale: come proteggere i minori

Sharenting e identità digitale: come proteggere i minori

Sharenting e identità digitale - come proteggere i minori
  • Redazione UniD
  • 24 Giugno 2026
  • Notizie giuridiche
  • 6 minuti

Sharenting: quando la memoria familiare diventa pubblica

Ogni foto pubblicata da un adulto può diventare una traccia permanente. Lo sharenting descrive proprio questa pratica, sempre più comune, di condividere online immagini e informazioni sui figli minori.
La parola nasce dall’unione di share e parenting. Dietro un gesto affettivo, però, può nascondersi un effetto giuridico concreto. Una foto con nome, scuola o luogo sportivo può alimentare una identità digitale prima ancora che il minore possa scegliere.

Il Garante Privacy segnala rischi di geolocalizzazione, uso improprio delle immagini, profilazione e tensioni nella relazione familiare. Per esempio, una foto innocente scattata durante una festa di compleanno potrebbe contribuire a creare un profilo dettagliato del minore.
Quella stessa immagine può influenzare la sua reputazione futura, soprattutto se viene condivisa fuori contesto. Inoltre, la diffusione incontrollata può esporre i bambini a pericoli come il furto d’identità o il cyberbullismo.

Per questo lo sharenting non riguarda solo i social network.
Tocca il diritto alla privacy, il trattamento dei dati personali e la reputazione futura. In questo articolo analizziamo definizione, rischi, norme applicabili e criteri pratici.
L’obiettivo è proteggere i minori senza trasformare la vita familiare in un divieto assoluto di memoria. È cruciale che i genitori valutino ogni condivisione, considerando anche restrizioni sulla privacy e pubblico realmente raggiungibile.

La vera questione è capire quando la condivisione diventa esposizione. Il desiderio di raccontare momenti preziosi va bilanciato con la necessità di salvaguardare sicurezza, riservatezza e libertà futura dei figli.

Indice
Autostima e Autoefficacia nel lavoro
Supera uno dei blocchi più comuni nel contesto professionale
Scopri di più

Il vero significato dello sharenting online

Lo sharenting nasce dall’incontro tra vita familiare e piattaforme social.
Il termine combina share, condividere, e parenting, genitorialità. Indica la pubblicazione di fotografie, video, frasi, pagelle, ecografie o informazioni sanitarie riferite ai figli.
Non conta soltanto l’immagine in sé. Conta anche il contesto che la accompagna, perché una didascalia può rivelare scuola, città, abitudini quotidiane e legami familiari.
A volte bastano pochi dettagli per rendere riconoscibile un minore.

La parola è stata coniata nel 2010, ma il fenomeno era già evidente negli anni Duemila. Nel 2016 il Collins Dictionary l’ha inserita tra le parole dell’anno. Oggi lo sharenting riguarda profili privati, gruppi chiusi e canali pubblici.

In qualunque spazio venga diffusa, l’immagine del figlio resta un dato personale. Questo significa che la condivisione produce effetti giuridici, oltre che sociali. Una foto della festa scolastica, pubblicata con nome e luogo, genera una traccia ricercabile.
Anche dopo la rimozione, quel contenuto può essere stato salvato, inoltrato o copiato. Per questo la valutazione deve arrivare prima del caricamento, non dopo una reazione negativa. La prudenza, nello sharenting, è parte della responsabilità adulta.

Rischi dello sharenting sulla reputazione futura

Il rischio principale dello sharenting è costruire una biografia digitale non scelta dal minore. Questa biografia può seguirlo per anni, anche quando il contesto originario è ormai dimenticato dagli adulti.
Uno studio britannico su 1.000 adolescenti tra 12 e 16 anni ha mostrato un disagio significativo. Il 71,3% ha percepito una mancanza di rispetto verso la propria identità online. Il 39,8% si è sentito imbarazzato per foto pubblicate dai genitori.

Lo sharenting espone anche a usi secondari delle immagini.
Una foto nata come gesto affettuoso può diventare materiale per profili falsi, meme o archivi non autorizzati. La profilazione indica l’analisi dei dati per ricavare abitudini, interessi e relazioni.

Ecco i principali rischi concreti:

  • Geolocalizzazione tramite luoghi e routine familiari
  • Decontestualizzazione di immagini nate per affetto
  • Furto d’identità con dati anagrafici frammentati
  • Pregiudizi futuri a scuola, lavoro o relazioni

Secondo dati attribuiti all’Università del Michigan, oltre metà dei genitori ha condiviso contenuti imbarazzanti. Inoltre, il 27% ha pubblicato immagini potenzialmente inappropriate.
Il problema non è conservare un ricordo familiare. È perdere il controllo sulla sua circolazione, soprattutto quando il contenuto riguarda una persona che non può ancora valutarne gli effetti.

Responsabilità genitoriali nello sharenting e norme

Lo sharenting non è ancora disciplinato da una legge italiana autonoma.
Tuttavia, il quadro giuridico offre già strumenti importanti. Il Regolamento generale sulla protezione dei dati considera l’immagine identificabile un dato personale.
La diffusione online richiede quindi una base lecita e una valutazione proporzionata. Quando il soggetto è un minore, questa valutazione deve diventare più rigorosa. L’interesse del bambino pesa più della spontaneità del gesto social.

Il regolamento GDPR dialoga con norme già presenti. L’articolo 10 del Codice Civile tutela l’immagine contro esposizioni pregiudizievoli. L’articolo 96 della legge sul diritto d’autore vieta l’esposizione del ritratto senza consenso.

Inoltre, la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo protegge vita privata, onore e reputazione. In Parlamento è stata discussa una proposta sulle disposizioni in materia di diritto all’immagine dei minorenni.
Tra le ipotesi figura una dichiarazione scritta all’AgCom per genitori che mostrano figli sui social. Anche se il percorso legislativo non risulta concluso, il segnale è chiaro.
Lo sharenting viene letto come questione di tutela, non come semplice scelta domestica. La responsabilità nasce prima del danno, nel momento in cui l’adulto decide se rendere pubblico un contenuto.

Consenso, conflitti familiari e immagine personale

Nel diritto di famiglia, la responsabilità genitoriale impone decisioni orientate all’interesse del figlio. Lo sharenting rientra in questo perimetro, perché incide su immagine, riservatezza e reputazione.
Se entrambi i genitori esercitano la responsabilità, la pubblicazione di contenuti significativi dovrebbe essere condivisa. Il dissenso può diventare rilevante, soprattutto quando le immagini espongono il minore o raccontano aspetti delicati della sua vita.

Il consenso del bambino non va trattato come una formalità.
Un minore può non comprendere la permanenza dei contenuti, ma può esprimere disagio. Ignorarlo crea un conflitto educativo e, in alcuni casi, anche giuridico.
La privacy immagini richiede una domanda semplice: il contenuto serve al minore o all’adulto? Una foto del primo giorno di scuola, con logo dell’istituto e geotag, comunica più informazioni del previsto.

Anche coprire il volto non basta sempre. Zaini, uniformi, targhe, orari e sfondi possono identificare una routine. Nello sharenting prudente, la scelta più efficace è ridurre i dettagli.
Meno dati significano meno possibilità di combinare informazioni disperse. La protezione efficace nasce dalla sobrietà, non dalla fiducia assoluta nelle impostazioni dell’account o nella buona fede di chi guarda.

Strumenti pratici per ridurre l’esposizione

La prevenzione dello sharenting richiede criteri chiari, non allarmismo.
Le impostazioni di piattaforma aiutano, ma non sostituiscono una valutazione preventiva. Prima di pubblicare, serve chiedersi chi vedrà il contenuto e quali dati comunica.

Il Garante Privacy ha promosso campagne come “La sua privacy vale più di un like“. Il messaggio è insieme giuridico e culturale: ogni immagine contribuisce alla traccia digitale del minore.
Anche UNICEF Italia ha richiamato l’importanza di coinvolgere i figli nelle scelte di pubblicazione. Parlare con loro non significa attribuire responsabilità premature. Significa educarli gradualmente al valore della riservatezza e dell’immagine personale.

Sul piano pratico, alcuni strumenti riducono i rischi.
L’autenticazione a due fattori limita accessi abusivi agli account. Un password manager evita credenziali deboli, prevedibili o riutilizzate su più servizi.
I controlli parentali servono invece a governare tempi, app e contenuti, senza sostituire il dialogo.
L’interesse per la privacy dei minori mostra una direzione precisa. Lo sharenting non si gestisce cancellando ogni memoria online. Si governa scegliendo cosa non pubblicare, cosa anonimizzare e cosa conservare solo in spazi privati. La protezione migliore resta quella che impedisce al dato di uscire.

La riservatezza come spazio di libertà

Lo sharenting rivela una trasformazione profonda della genitorialità contemporanea. Il ricordo familiare non resta più chiuso in un album. Diventa informazione circolante, indicizzata, copiata e talvolta manipolata.

Per questo la protezione dei dati dei minori non è un tema tecnico riservato agli specialisti. È una forma concreta di rispetto della loro futura libertà. Le norme esistenti, dal Codice Civile al GDPR, indicano già una direzione.

L’immagine del minore non appartiene alla vanità momentanea degli adulti. Appartiene alla sua storia personale, anche quando gli adulti la raccontano per affetto. Lo sharenting diventa problematico quando anticipa scelte che il figlio dovrebbe poter compiere più avanti.

La dignità del minore impone misura, proporzione e consapevolezza. Il punto non è demonizzare la condivisione. È riconoscere che ogni pubblicazione costruisce un confine.

Ad esempio, condividere foto di un bambino in situazioni imbarazzanti potrebbe influenzare la sua autostima in futuro. Nell’era digitale, proteggere l’infanzia significa anche lasciare zone non raccontate. Così i minori possono costruire la propria identità senza preconcetti imposti.

Scopri altri corsi di Laurea, i nostri Master e corsi di alta formazione
Disability Manager
Scopri il corso online riconosciuto MIM
Scopri di più
Prevenire il burnout
Scopri il corso online riconosciuto MIM
Scopri di più
Condividi su
Facebook
LinkedIn
Email
WhatsApp
Scritto da
Picture of Redazione UniD
Redazione UniD
Il gruppo di esperti interni dedicato all’aggiornamento tecnico e alla formazione specialistica. La redazione analizza costantemente l’evoluzione del sistema scolastico e normativo, nonché le novità sui concorsi pubblici, per offrire approfondimenti nei settori legislativi, della sicurezza informatica e delle professioni tecniche e legali. Attraverso contributi focalizzati sulla conformità, sulla criminologia, sulla gestione della qualità e sull’acquisizione di crediti formativi obbligatori, supporta professionisti, consulenti e aziende nel mantenimento e nello sviluppo delle competenze necessarie per operare in modo professionale.
Categorie
Categorie
  • Concorsi (117)
  • Criminologia (254)
  • Cyber Security – Cybercrime – Frodi online (43)
  • Diritto informatico (103)
  • Guide (297)
  • News (234)
  • Notizie giuridiche (221)
  • Professioni (258)
  • Scuola e università (227)
  • Uncategorized (1)
Iscriviti alla newsletter

Ricevi i nostri migliori articoli, contenuti gratuiti, offerte riservate e tanto altro!

google news

Ricevi le nostre notizie da Google News

Seguici
Master e corsi di alta formazione
UNID PROFESSIONAL
  • Master e post laurea
  • Formazione continua
  • Formazione docenti
  • Corsi di laurea
  • Concorsi
  • Servizi aziendali
  • Termini e Condizioni
CONTATTI

Via degli Aceri, 14
47890 Gualdicciolo (RSM)
0549.980007
info@unidprofessional.com
Chi siamo | Sedi | Contatti
Lavora con noi | Redazione

CONSIGLIA AD UN AMICO

Iscriviti alla Newsletter

Sicurezza negli acquisti online
Paga da 3 fino a 36 rate con: PayPal, Alma, HeyLight. Paga in unica soluzione con: Carta di Credito, Apple Pay, Google Pay o Bonifico Bancario.

pagamenti accettati
© Copyright 2026 - UNID S.r.l. - Codice Operatore Economico: SM22747 - Via degli Aceri, 14 - 47890 Gualdicciolo (RSM)
logo prof2019logo arancio mobile
Gestisci la tua privacy
Utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Lo facciamo per migliorare l'esperienza di navigazione e per mostrare annunci (non) personalizzati. Il consenso a queste tecnologie ci consentirà di elaborare dati quali il comportamento di navigazione o gli ID univoci su questo sito. Il mancato consenso o la revoca del consenso possono influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferences
The technical storage or access is necessary for the legitimate purpose of storing preferences that are not requested by the subscriber or user.
Statistiche
The technical storage or access that is used exclusively for statistical purposes. L'archiviazione tecnica o l'accesso utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, un'adesione volontaria da parte del tuo fornitore di servizi Internet o registrazioni aggiuntive da parte di terzi, le informazioni archiviate o recuperate solo per questo scopo di solito non possono essere utilizzate per identificarti.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Gestisci opzioni
  • {title}
  • {title}
  • {title}
Torna in alto