Il fenomeno dell’usura: definizione e quadro normativo
L’usura è un fenomeno che può colpire sia le persone che si trovano in una situazione di difficoltà economica sia le imprese che necessitano di liquidità per proseguire la propria attività.
Può manifestarsi attraverso prestiti concessi da privati, richieste di denaro accompagnate da condizioni sproporzionate oppure rapporti di finanziamento nei quali vengono applicati interessi superiori ai limiti stabiliti dalla legge.
Dal punto di vista giuridico, l’usura non coincide semplicemente con un prestito costoso o con un tasso di interesse particolarmente elevato.
Il reato è disciplinato dall’articolo 644 del Codice penale e comprende ipotesi diverse, individuate attraverso criteri oggettivi e, in determinate circostanze, attraverso la valutazione delle condizioni concrete del rapporto.
Per capire quando si configura l’usura è quindi necessario conoscere la normativa antiusura, comprendere come vengono determinati i tassi soglia e distinguere le conseguenze penali da quelle civilistiche.
È altrettanto importante sapere come verificare un finanziamento sospetto, quali documenti conservare e a chi rivolgersi per ottenere assistenza.
Che cos’è l’usura e quale legge la disciplina?
L’usura consiste nel farsi dare o promettere, in cambio di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari. La condotta può riguardare non soltanto il denaro prestato, ma anche compensi e vantaggi collegati all’operazione di credito.
La norma di riferimento è l’articolo 644 del Codice penale, modificato dalla legge 7 marzo 1996, n. 108, che ha introdotto un sistema di determinazione dei tassi soglia per contrastare il fenomeno.
La disciplina si applica anche quando il finanziamento è concesso da una banca o da un intermediario finanziario autorizzato.
L’esistenza di un’autorizzazione all’attività creditizia, infatti, non esclude la possibilità che determinate condizioni contrattuali siano usurarie.
L’usura come delitto contro il patrimonio
Nel sistema del diritto penale italiano, il reato di usura è collocato tra i delitti contro il patrimonio, nel Titolo XIII del Codice penale.
La sua rilevanza, tuttavia, non si esaurisce nel danno economico subito dalla vittima.
Il fenomeno può compromettere la libertà di scelta, la stabilità familiare e la continuità dell’attività imprenditoriale, soprattutto quando il debito diventa difficilmente sostenibile e il debitore è costretto a ricorrere a ulteriori prestiti.
L’usura può quindi inserirsi in un contesto di pressione economica e, in alcuni casi, accompagnarsi a minacce o altre condotte illecite. Questi comportamenti devono essere valutati autonomamente, sulla base delle circostanze concrete.
Il reato può configurarsi anche in presenza di una promessa di pagamento
L’articolo 644 del Codice penale fa riferimento agli interessi e agli altri vantaggi usurari che vengono dati o promessi. Di conseguenza, la verifica giuridica non deve concentrarsi esclusivamente sulle somme già materialmente versate.
Occorre ricostruire le condizioni concordate, gli eventuali accordi successivi, le richieste formulate dal creditore e le somme effettivamente corrisposte.
La qualificazione penale della condotta richiede comunque l’accertamento di tutti gli elementi previsti dalla legge, compreso quello soggettivo.
Quando si configura il reato di usura?
La normativa distingue, in particolare, tra usura presunta e usura in concreto. Le due ipotesi rispondono a criteri differenti e non devono essere confuse.
Usura presunta: quando gli interessi superano il tasso soglia
Si parla comunemente di usura presunta quando gli interessi superano il limite stabilito attraverso il sistema dei tassi soglia previsto dalla legge.
Il superamento deve essere verificato confrontando il costo del credito, determinato secondo i criteri applicabili alla specifica operazione, con la soglia pertinente al periodo e alla categoria di finanziamento considerati.
In questa ipotesi, il superamento del tasso soglia determina la qualificazione oggettiva degli interessi come usurari ai sensi dell’articolo 644 del Codice penale.
L’eventuale responsabilità penale richiede, tuttavia, anche l’accertamento degli ulteriori elementi costitutivi del reato.
Non è quindi sufficiente osservare che un prestito presenta un tasso nominale elevato: occorre svolgere una verifica corretta, considerando le caratteristiche del contratto e gli oneri rilevanti.
Usura in concreto: quando il tasso è inferiore alla soglia
L’articolo 644 del Codice penale contempla anche interessi e altri vantaggi che, pur essendo inferiori al limite legale, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità.
In questo caso devono essere considerate le concrete modalità del fatto e il tasso medio praticato per operazioni similari.
È inoltre necessario che la persona che ha dato o promesso gli interessi o gli altri vantaggi si trovi in condizioni di difficoltà economica o finanziaria.
L’accertamento richiede quindi una valutazione complessiva delle circostanze: l’entità del vantaggio richiesto, le caratteristiche dell’operazione, la situazione economica del debitore e gli altri elementi rilevanti.
Questa distinzione è importante perché l’assenza di un superamento del tasso soglia non esclude automaticamente ogni possibile ipotesi di usura.
Le aggravanti e le pene previste per il reato di usura
L’articolo 644 del Codice penale prevede, per il delitto di usura, la reclusione da due a dieci anni e la multa da 5.000 a 30.000 euro.
La norma contempla inoltre circostanze aggravanti specifiche, tra cui:
- la commissione del fatto nell’esercizio di un’attività professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare;
- la richiesta, come garanzia, di partecipazioni o quote societarie o aziendali oppure di proprietà immobiliari;
- la commissione del reato in danno di una persona che si trova in stato di bisogno;
- la commissione del fatto in danno di chi svolge un’attività imprenditoriale, professionale o artigianale;
- alcune ulteriori condizioni espressamente previste dalla legge.
Quando ricorre una delle circostanze indicate dall’articolo 644, le pene sono aumentate da un terzo alla metà, secondo quanto stabilito dalla disposizione.
Come si calcola il tasso soglia dell’usura?
Il tasso soglia è il limite utilizzato per individuare le operazioni di credito nelle quali gli interessi sono considerati usurari secondo il criterio oggettivo previsto dalla legge.
Non esiste un’unica percentuale valida per tutti i prestiti. I valori variano in funzione della categoria di operazione e vengono aggiornati trimestralmente.
Il riferimento ufficiale è costituito dai tassi effettivi globali medi (TEGM), rilevati dalla Banca d’Italia su delega del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). I relativi valori e i tassi soglia sono pubblicati attraverso i decreti ministeriali.
Come funziona il calcolo della soglia
Dal 14 maggio 2011, il sistema ordinario di determinazione del tasso soglia prevede che al TEGM venga aggiunto un quarto del suo valore e un margine di quattro punti percentuali.
La differenza tra il tasso soglia così determinato e il TEGM non può comunque superare otto punti percentuali.
In termini schematici, il calcolo ordinario è il seguente:
Tasso soglia = TEGM × 1,25 + 4 punti percentuali
Il meccanismo si applica tenendo conto del limite massimo di differenza previsto dalla legge. Per i periodi anteriori al 14 maggio 2011, il criterio di calcolo era diverso. Per individuare la soglia corretta occorre quindi verificare:
- la categoria di finanziamento alla quale appartiene l’operazione;
- l’eventuale classe di importo prevista dalle tabelle;
- il trimestre di riferimento;
- il metodo di calcolo applicabile al periodo esaminato.
Le tabelle aggiornate e le serie storiche sono consultabili nella sezione dedicata ai Tassi Effettivi Globali Medi (TEGM) della Banca d’Italia.
Quali costi devono essere considerati?
La verifica dell’usura non riguarda esclusivamente il tasso nominale indicato nel contratto.
L’articolo 644 del Codice penale stabilisce che, per determinare il tasso di interesse usurario, si tiene conto delle commissioni, delle remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese collegate all’erogazione del credito, con esclusione delle imposte e delle tasse.
La corretta individuazione degli oneri rilevanti deve però rispettare le regole tecniche applicabili alla specifica operazione e al periodo considerato.
Per questo motivo, una verifica attendibile può richiedere l’esame del contratto, del piano di ammortamento, degli estratti conto, delle commissioni addebitate e della documentazione relativa agli eventuali costi accessori.
Il TAN e il TAEG sono sufficienti per verificare l’usura?
No. Il TAN, che esprime il tasso annuo nominale, e il TAEG, utilizzato per rappresentare il costo complessivo del credito secondo la disciplina applicabile al prodotto, non devono essere automaticamente confusi con il TEG impiegato per la verifica antiusura.
Il TAEG è uno strumento importante per confrontare le offerte di finanziamento, ma la verifica del superamento della soglia richiede il calcolo effettuato secondo i criteri previsti dalla normativa antiusura e dalle istruzioni tecniche pertinenti.
Un confronto tra percentuali costruite con criteri differenti può portare a conclusioni errate. In caso di dubbio, è quindi opportuno richiedere un’analisi tecnica del rapporto.
Usura bancaria: quando un mutuo o un finanziamento può essere usurario
L’espressione usura bancaria viene utilizzata per descrivere le ipotesi nelle quali il problema riguarda un rapporto di credito con una banca o un intermediario finanziario.
Possono essere oggetto di verifica mutui, prestiti personali, finanziamenti alle imprese, aperture di credito e altre operazioni riconducibili alle categorie previste dalla disciplina antiusura.
La valutazione deve essere svolta sul singolo rapporto: la presenza di commissioni elevate, di un piano di ammortamento oneroso o di un tasso superiore a quello di altre offerte non dimostra, da sola, che il contratto sia usurario.
Interessi corrispettivi e interessi moratori
Gli interessi corrispettivi sono il compenso previsto per la disponibilità del denaro. Gli interessi moratori, invece, sono collegati al ritardo nell’adempimento di un’obbligazione pecuniaria.
La distinzione è importante perché le due tipologie di interessi rispondono a funzioni differenti, ma entrambe possono assumere rilevanza nella verifica antiusura.
Le Sezioni Unite della Corte di cassazione, con la sentenza 18 settembre 2020, n. 19597, hanno chiarito che la disciplina antiusura si applica anche agli interessi moratori. La verifica deve essere effettuata seguendo i criteri di confronto pertinenti e considerando le condizioni contrattuali e gli elementi rilevanti nel caso concreto.
Per approfondire il funzionamento degli interessi di mora, consulta anche la guida UniD Professional Interessi moratori: cosa sono, quando si applicano e come si calcolano.
Commissioni e altri oneri nei rapporti bancari
Nei rapporti bancari, la ricostruzione del costo del credito può richiedere di esaminare anche le commissioni e gli altri oneri collegati all’operazione.
Un riferimento importante è rappresentato dalla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di cassazione 20 giugno 2018, n. 16303, relativa alla rilevanza della commissione di massimo scoperto nella verifica dell’usura per i rapporti interessati dalla disciplina precedente all’entrata in vigore delle disposizioni introdotte nel 2008 e nel 2009.
La pronuncia ha affrontato, in particolare, il metodo di confronto tra il tasso effettivo globale, la relativa soglia e la commissione di massimo scoperto rilevata separatamente nei decreti ministeriali del periodo.
Il principio va letto nel suo specifico contesto storico e non può essere applicato indistintamente a qualsiasi rapporto bancario attuale. Per una verifica corretta è necessario individuare la disciplina applicabile nel periodo esaminato.
Le sentenze della Cassazione sull’usura da conoscere
La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito diversi aspetti della disciplina antiusura, soprattutto in materia di interessi moratori, usura sopravvenuta e commissioni bancarie.
Cassazione, Sezioni Unite civili, sentenza n. 19597 del 18 settembre 2020
La sentenza n. 19597/2020 ha stabilito che la disciplina antiusura si applica anche agli interessi moratori.
La Corte ha inoltre affrontato i criteri da utilizzare per il confronto con il tasso soglia quando i decreti ministeriali non riportano una rilevazione specifica degli interessi di mora. Ha precisato, tra l’altro, che, quando viene accertata l’usurarietà degli interessi moratori pattuiti, questi non sono dovuti, mentre possono restare dovuti gli interessi corrispettivi lecitamente convenuti.
La pronuncia è particolarmente rilevante per chi sospetta che un contratto di finanziamento preveda interessi eccessivi in caso di ritardo nei pagamenti.
Consulta il testo della sentenza n. 19597/2020.
Cassazione, Sezioni Unite civili, sentenza n. 24675 del 19 ottobre 2017
La sentenza n. 24675/2017 ha affrontato il tema della cosiddetta usura sopravvenuta.
Le Sezioni Unite hanno escluso che il semplice superamento del tasso soglia durante lo svolgimento del rapporto renda automaticamente nulla o inefficace una clausola che prevedeva interessi non usurari al momento della pattuizione, secondo i criteri stabiliti dalla legge.
In altri termini, il fatto che una soglia diminuisca nel corso del tempo non determina, da solo, la trasformazione retroattiva di un tasso originariamente lecito in un tasso usurario.
La valutazione deve comunque considerare eventuali nuovi accordi, modifiche contrattuali e le altre circostanze rilevanti.
Consulta il testo della sentenza n. 24675/2017.
Cassazione, Sezioni Unite civili, sentenza n. 16303 del 20 giugno 2018
La sentenza n. 16303/2018 ha esaminato il ruolo della commissione di massimo scoperto nella verifica del superamento del tasso soglia, con riferimento ai rapporti bancari interessati dalla disciplina storica oggetto del giudizio.
La Corte ha chiarito che, per il periodo considerato, la commissione di massimo scoperto doveva essere confrontata separatamente con la relativa soglia, coordinando poi il risultato con il margine disponibile sugli interessi.
La pronuncia è utile per comprendere perché l’analisi di un conto corrente o di un’apertura di credito non possa essere ridotta al semplice confronto del tasso nominale con una percentuale generica.
Consulta il testo della sentenza n. 16303/2018.
Quali sono le conseguenze dell’usura sul contratto?
La disciplina antiusura produce conseguenze che devono essere distinte sul piano penale e su quello civile.
Sul piano penale, l’accertamento del delitto può comportare l’applicazione delle pene previste dall’articolo 644 del Codice penale, nel rispetto delle regole del procedimento e dei principi in materia di responsabilità penale.
Sul piano civile, occorre invece individuare la disposizione applicabile al rapporto e la specifica clausola interessata.
La nullità della clausola sugli interessi usurari
L’articolo 1815, secondo comma, del Codice civile stabilisce che, se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi.
La disposizione è particolarmente importante nei contratti di mutuo. La sua applicazione deve tuttavia essere coordinata con la specifica fattispecie accertata e con gli orientamenti giurisprudenziali pertinenti.
Come chiarito dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 19597/2020, quando l’usurarietà riguarda gli interessi moratori, la conseguenza non è automaticamente l’eliminazione di ogni interesse previsto dal contratto: occorre distinguere gli interessi moratori da quelli corrispettivi lecitamente convenuti.
Il debito viene automaticamente cancellato?
No. L’accertamento dell’usurarietà non comporta necessariamente la cancellazione dell’intero debito.
Le conseguenze dipendono dalla natura del rapporto, dagli interessi interessati, dagli eventuali pagamenti effettuati e dalle disposizioni applicabili.
Possono rendersi necessarie una ricostruzione contabile e una valutazione giuridica per determinare quali somme siano effettivamente dovute e se sussistano i presupposti per chiedere la restituzione di importi già pagati.
È quindi opportuno evitare decisioni autonome basate esclusivamente su un calcolo preliminare.
Come difendersi dall’usura: cosa fare e a chi rivolgersi
Chi sospetta di essere vittima di usura, oppure ritiene che un contratto di finanziamento presenti interessi usurari, dovrebbe raccogliere le prove disponibili e ricostruire con precisione i fatti prima di intraprendere iniziative.
Le modalità di tutela variano a seconda che si tratti di un prestito tra privati, di un rapporto bancario o di una situazione nella quale siano presenti minacce, pressioni o richieste di pagamento illegittime.
1. Raccogliere tutta la documentazione disponibile
Il primo passo consiste nel conservare i documenti utili a ricostruire l’operazione e le condizioni concordate.
In particolare, possono essere importanti:
- il contratto di finanziamento e le eventuali modifiche successive;
- il piano di ammortamento e i documenti che riportano tassi, commissioni e spese;
- gli estratti conto e le ricevute dei pagamenti effettuati;
- le comunicazioni scritte, comprese email e messaggi;
- le richieste di pagamento, gli eventuali riconoscimenti di debito e i documenti relativi alle garanzie;
- una ricostruzione cronologica delle somme ricevute, dei pagamenti effettuati e delle ulteriori richieste del creditore.
Nel caso di prestiti tra privati, è importante conservare anche gli elementi che documentano gli accordi verbali, le richieste di restituzione e le eventuali pressioni esercitate.
2. Verificare il tasso applicato e le condizioni del rapporto
Quando il sospetto riguarda un finanziamento bancario, è opportuno individuare il tasso soglia pertinente e confrontarlo con il costo del credito calcolato secondo le regole applicabili.
Per le operazioni più complesse, come le aperture di credito in conto corrente, può essere necessario esaminare gli estratti conto e ricostruire le condizioni economiche trimestre per trimestre.
Un professionista con competenze giuridiche e contabili può aiutare a verificare i dati, individuare eventuali criticità e valutare quali contestazioni siano sostenibili sulla base della documentazione.
3. Rivolgersi alle autorità competenti
Se emergono elementi che fanno sospettare un reato di usura, è possibile rivolgersi alle forze dell’ordine o alla Procura della Repubblica per esporre i fatti e fornire la documentazione disponibile.
Tra gli interlocutori possibili vi sono Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza.
Non è necessario limitarsi a una sola autorità: l’importante è rappresentare in modo preciso le circostanze e conservare gli elementi utili alle verifiche.
In presenza di minacce o di un pericolo immediato per la propria sicurezza, è opportuno chiedere tempestivamente aiuto alle forze dell’ordine, chiamando il numero di emergenza 112 quando necessario.
4. Non ignorare le richieste di pagamento e gli atti giudiziari
Se la vicenda riguarda un finanziamento bancario o un debito contestato, è importante non ignorare le comunicazioni ricevute e verificare con attenzione eventuali scadenze.
Una contestazione relativa all’usura non sospende automaticamente ogni obbligo di pagamento né rende inefficaci, da sola, gli atti eventualmente notificati.
Se è stato ricevuto un atto di precetto o un altro atto relativo al recupero del credito, occorre farlo esaminare tempestivamente da un professionista, perché i rimedi esperibili e i termini possono variare in funzione della situazione.
Per approfondire questo aspetto, leggi anche la guida UniD Professional Atto di precetto: cos’è, termini e opposizione.
5. Informarsi sugli strumenti di sostegno alle vittime
Per chi subisce un danno a causa dell’usura possono essere disponibili strumenti pubblici di sostegno, subordinati ai requisiti e alle procedure previsti dalla legge.
Tra questi rientra il Fondo di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura, al quale è dedicata una sezione del sito del Ministero dell’Interno. La documentazione ufficiale illustra le modalità per presentare le richieste e i riferimenti ai quali rivolgersi.
L’esistenza di tali strumenti non sostituisce la necessità di documentare i fatti e di valutare la situazione concreta con un professionista o con gli interlocutori istituzionali competenti.
Usura e anatocismo: quali sono le differenze?
Usura e anatocismo sono fenomeni distinti, anche se possono essere richiamati entrambi nelle controversie relative ai rapporti bancari.
L’usura riguarda gli interessi o gli altri vantaggi che assumono carattere usurario secondo i criteri previsti dalla legge.
L’anatocismo riguarda invece la produzione di ulteriori interessi su interessi già maturati, nei limiti e alle condizioni stabiliti dall’articolo 1283 del Codice civile e dalle disposizioni speciali applicabili ai rapporti bancari.
Le due questioni richiedono verifiche differenti: un’eventuale irregolarità nella capitalizzazione degli interessi non dimostra automaticamente la presenza di usura, così come l’accertamento dell’usura non coincide con quello dell’anatocismo.
Per approfondire la disciplina della capitalizzazione degli interessi, consulta la guida UniD Professional Anatocismo: guida alla capitalizzazione degli interessi.
Domande frequenti sull’usura
Quando un prestito è considerato usurario?
Un prestito può essere considerato usurario quando gli interessi superano il tasso soglia pertinente, secondo i criteri stabiliti dalla legge.
L’articolo 644 del Codice penale contempla anche l’ipotesi di interessi o altri vantaggi inferiori alla soglia, ma comunque sproporzionati rispetto alla prestazione, quando ricorrono le condizioni previste dalla norma.
Come si verifica se una banca applica interessi usurari?
È necessario esaminare il contratto, individuare la categoria di finanziamento, verificare il tasso soglia applicabile nel periodo pertinente e ricostruire il costo del credito secondo le regole tecniche antiusura.
Il solo TAN o TAEG non è sufficiente a formulare automaticamente una conclusione.
Gli interessi di mora possono essere usurari?
Sì. Le Sezioni Unite della Corte di cassazione, con la sentenza n. 19597 del 18 settembre 2020, hanno chiarito che la disciplina antiusura si applica anche agli interessi moratori. Il confronto deve essere svolto secondo i criteri pertinenti al rapporto esaminato.
Che cosa si intende per usura sopravvenuta?
L’espressione indica la situazione in cui un tasso inizialmente non superiore alla soglia supera quest’ultima durante il rapporto, per esempio a seguito della diminuzione dei tassi medi di mercato. Le Sezioni Unite, con la sentenza n. 24675/2017, hanno escluso che il semplice superamento sopravvenuto determini automaticamente la nullità o l’inefficacia della clausola originariamente lecita.
Come si denuncia un usuraio?
È possibile rivolgersi alle forze dell’ordine o alla Procura della Repubblica, esponendo i fatti e fornendo la documentazione disponibile.
È importante conservare messaggi, richieste di pagamento, ricevute e ogni altro elemento utile a ricostruire gli accordi e le condotte contestate.
Se gli interessi sono usurari, il debito deve essere cancellato?
Non necessariamente.
L’accertamento dell’usurarietà può produrre conseguenze rilevanti sugli interessi e sulle clausole contrattuali, ma non comporta in ogni caso la cancellazione automatica dell’intero debito. Gli effetti devono essere valutati in base alla fattispecie concreta e alle norme applicabili.
Quali sono le prime cose da fare se si sospetta di essere vittima di usura?
È opportuno conservare i documenti, ricostruire le somme ricevute e pagate, raccogliere le comunicazioni e rivolgersi a un professionista o alle autorità competenti. Se sono presenti minacce o situazioni di pericolo immediato, è necessario chiedere tempestivamente aiuto alle forze dell’ordine.
