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Le verità nascoste dietro mrdeepfakes e la pornografia deepfake

Le verità nascoste dietro mrdeepfakes e la pornografia deepfake

Le verità nascoste dietro mrdeepfakes e la pornografia deepfake
  • Redazione UniD
  • 23 Giugno 2026
  • Criminologia
  • 16 minuti

MrDeepFakes e la nascita di una nuova forma di abuso digitale

Il caso mrdeepfakes ha mostrato il lato più aggressivo dei contenuti sintetici online. Non parliamo solo di tecnologia, ma di consenso, reputazione e danno personale. I deepfake, cioè video o immagini manipolati con intelligenza artificiale, possono sembrare autentici anche quando sono interamente falsi.

Il sito nacque nel 2018 e divenne uno dei principali hub della pornografia deepfake non consensuale. La sua crescita si legò all’uso di apprendimento automatico, una tecnica che addestra sistemi digitali su grandi quantità di dati. Questa tecnologia è stata utilizzata anche per manipolare video di figure pubbliche.
Proprio per questo, mrdeepfakes ha suscitato preoccupazioni sulla capacità dei contenuti sintetici di influenzare la sfera politica e sociale. Capire il caso significa leggere un problema più ampio: la trasformazione dell’immagine personale in materiale manipolabile, replicabile e lesivo.

L’articolo analizza origine, numeri, forum, identificazione del gestore, chiusura e risposte normative. Chiarisce inoltre perché privacy, diritto all’oblio e tutela dei minori sono oggi centrali nel dibattito sui deepfake.
La consapevolezza pubblica resta decisiva. Educare ai rischi dei deepfake non significa demonizzare ogni innovazione, ma distinguere tra uso creativo, sperimentazione legittima e abuso. Nel caso mrdeepfakes, questa distinzione è diventata indispensabile per comprendere il danno.

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Come nasce il fenomeno dei deepfake pornografici

Per comprendere il caso MrDeepFakes è necessario fare un passo indietro e osservare le origini del fenomeno dei deepfake pornografici.
Il termine deepfake è comparso pubblicamente alla fine del 2017, quando un utente di Reddit utilizzò tecniche di apprendimento automatico per sostituire il volto di attrici famose all’interno di video pornografici esistenti.
Il risultato non era perfetto secondo gli standard attuali, ma mostrava già una capacità inquietante: creare contenuti apparentemente autentici senza il consenso delle persone coinvolte.

Nei mesi successivi la tecnologia diventò progressivamente più accessibile. Software open source, tutorial e comunità online consentirono anche a utenti privi di competenze avanzate di produrre contenuti sempre più realistici. La chiusura dei forum dedicati su Reddit non ha eliminato il fenomeno; al contrario, ne ha favorito la migrazione verso piattaforme specializzate.

È in questo contesto che nasce MrDeepFakes.
La piattaforma non ha inventato il fenomeno, ma ha contribuito a strutturarlo, trasformando una pratica sperimentale in un ecosistema organizzato. Ciò che inizialmente è apparso come una curiosità tecnologica diventò rapidamente una forma di pornografia sintetica non consensuale, capace di raggiungere milioni di utenti.

Uno degli aspetti più significativi è che la pornografia rappresenta il primo grande utilizzo di massa della tecnologia deepfake.
Mentre il dibattito pubblico si concentra spesso sulla disinformazione politica o sui falsi video di leader mondiali, la realtà mostra che le applicazioni sessualmente esplicite diventano fin da subito il settore dominante.
La ragione è semplice: la disponibilità di immagini pubbliche, la forte domanda da parte di determinate comunità online e la relativa facilità tecnica hanno reso il corpo e l’identità delle persone il primo terreno di sperimentazione dell’intelligenza artificiale generativa.

MrDeepFakes: da nicchia tecnica a piattaforma di massa

MrDeepFakes è nato nel 2018, poco dopo la chiusura forzata di un forum Reddit dedicato a video sessualmente espliciti realizzati con volti falsificati. Quel passaggio ha mostrato che una comunità già formata cercava nuovi spazi, meno visibili e più specializzati.

Il sito si presentava come una piattaforma facile da usare, con caricamenti, commenti e categorie progettate per trattenere gli utenti. La sua crescita rese evidente quanto un crimine informatico possa svilupparsi anche senza strumenti sofisticati nelle mani di ogni utente.
Bastavano immagini pubbliche, software accessibili e una comunità pronta a normalizzare l’abuso.
Il caso MrDeepFakes ha trasformato il deepfake pornografico da fenomeno di nicchia a mercato informale, dove reputazione, consenso e identità diventavano materiale manipolabile.

L’evoluzione di MrDeepFakes ha sollevato preoccupazioni profonde sull’uso non consensuale delle immagini e sulla violazione della privacy.
Gli strumenti per creare deepfake sono diventati più avanzati, con software come DeepFaceLab e FaceSwap capaci di generare contenuti realistici.
Questi programmi erano nati anche per scopi legittimi, come l’industria cinematografica, ma sono stati adottati per usi meno etici. Il caso di celebrità e figure pubbliche, inserite senza permesso in contenuti falsi, mostra la portata del problema.

Perché la maggior parte dei deepfake online è pornografia

Quando si parla di deepfake, l’immaginario collettivo tende a concentrarsi su scenari legati alla politica, alle fake news o alla sicurezza nazionale.
Tuttavia, le principali ricerche accademiche mostrano una realtà diversa: per anni la stragrande maggioranza dei deepfake pubblicamente disponibili online ha avuto contenuto pornografico.

Questo dato non è casuale.
La pornografia deepfake si sviluppa all’incrocio tra tre fattori: la disponibilità di immagini pubbliche, la possibilità di automatizzare la manipolazione dei volti e la presenza di comunità online interessate a questo tipo di contenuti.
Le celebrità diventano i primi bersagli perché esistono migliaia di fotografie e video facilmente reperibili che possono essere utilizzati per addestrare i modelli di intelligenza artificiale.

Un altro elemento rilevante riguarda il genere delle vittime.
Numerose analisi evidenziano come la quasi totalità delle persone rappresentate nei deepfake pornografici siano donne. Questo aspetto ha portato molti studiosi a interpretare il fenomeno non soltanto come una questione tecnologica, ma anche come una forma di violenza digitale e di controllo dell’immagine femminile.

Con il miglioramento degli strumenti, il fenomeno si espande rapidamente oltre il mondo delle celebrità. La pornografia sintetica non consensuale diventa progressivamente accessibile a chiunque disponga di fotografie reperite online, rendendo il rischio potenzialmente esteso a milioni di persone comuni.

Traffico e danni su MrDeepFakes: numeri e scala

I numeri attribuiti a MrDeepFakes spiegano la portata del fenomeno meglio di molte definizioni. A novembre 2023 risultavano circa 43.000 video sessualmente espliciti, riferiti a 3.800 persone, con oltre 1,5 miliardi di visualizzazioni.
Un altro resoconto parla di quasi 70.000 video e di oltre 2,2 miliardi di visualizzazioni complessive. Le visite mensili venivano stimate tra 6 e 12 milioni. Queste cifre indicano un ecosistema, non un semplice archivio.

Un singolo volto poteva comparire in decine di contenuti, essere commentato e poi riutilizzato.
Nel caso di una celebrità, l’esposizione pubblica aumentava la disponibilità di immagini. Anche persone comuni potevano diventare bersagli, se foto private o profili social finivano nelle mani sbagliate.

MrDeepFakes mostra così la fragilità della privacy immagini, perché un contenuto lecito può essere ricombinato in modo lesivo. La tecnologia alla base dei deepfake si è evoluta rapidamente, permettendo a molti utenti di creare video realistici con strumenti online.
Questo ha favorito un aumento dei contenuti generati e ha alimentato un mercato nero in cui immagini e video circolavano senza consenso. L’impatto psicologico sulle vittime è spesso devastante: perdita di reputazione, isolamento sociale e deterioramento delle relazioni personali.

Dalle celebrità alle persone comuni

Nei primi anni della pornografia deepfake, le vittime più frequenti sono attrici, cantanti, influencer e personaggi pubblici.
La scelta è dettata principalmente da ragioni tecniche: maggiore è la quantità di immagini disponibili online, migliore sarà il risultato finale ottenuto dall’intelligenza artificiale.

Con il tempo, però, la situazione cambia radicalmente.
L’evoluzione dei software riduce la quantità di materiale necessaria per generare contenuti credibili. Non servono più centinaia di fotografie ad alta definizione; in alcuni casi bastano pochi scatti pubblicati sui social network. Questo passaggio segna una trasformazione fondamentale del fenomeno.
Le vittime non sono più soltanto figure pubbliche abituate all’esposizione mediatica, ma persone comuni: ex partner, compagne di scuola, colleghe di lavoro, vicine di casa o semplici utenti dei social media.

La pornografia deepfake diventa così uno strumento che può essere utilizzato per vendetta, intimidazione, umiliazione o controllo. La distanza tra autore e vittima si riduce, mentre aumenta la percezione di vulnerabilità. Chiunque condivida immagini online può teoricamente diventare bersaglio di manipolazioni non consensuali.
Questo processo contribuisce a trasformare il fenomeno da curiosità tecnologica a problema sociale diffuso. Non riguarda più soltanto la tutela delle celebrità, ma il diritto di ogni individuo a mantenere il controllo della propria immagine e della propria identità digitale.

Le vittime: il danno oltre il video

Quando si parla di pornografia deepfake, l’attenzione tende spesso a concentrarsi sulla tecnologia utilizzata per creare i contenuti.
In realtà, il cuore del problema riguarda le persone coinvolte. Per le vittime, infatti, il danno non deriva soltanto dall’esistenza di un video falso, ma dalla perdita di controllo sulla propria identità e sulla propria immagine pubblica.

Perdita del controllo della propria immagine

Uno degli effetti più devastanti consiste nella sensazione di non essere più proprietari della propria rappresentazione digitale.
Una fotografia pubblicata sui social, un’intervista televisiva o una semplice immagine condivisa online possono diventare materia prima per contenuti sessualmente espliciti mai autorizzati.

La vittima si trova così associata a situazioni che non sono mai avvenute, ma che appaiono credibili agli occhi di chi osserva. La tecnologia altera il contenuto, ma il volto resta autentico. È proprio questa combinazione a rendere il fenomeno particolarmente invasivo.

Conseguenze psicologiche

Le testimonianze raccolte negli ultimi anni mostrano effetti ricorrenti: ansia, vergogna, rabbia, isolamento sociale e perdita di fiducia negli ambienti digitali.

Molte vittime riferiscono una costante paura di essere riconosciute, giudicate o associate ai contenuti falsificati. Anche quando il video viene dimostrato falso, il danno emotivo non scompare automaticamente. La semplice esistenza del materiale può generare uno stato di stress persistente.

Reputazione e carriera

Per figure pubbliche, professionisti e lavoratori, la diffusione di pornografia deepfake può avere conseguenze concrete sulla reputazione.

Un contenuto falso può comparire nei risultati dei motori di ricerca, essere condiviso sui social o circolare in gruppi privati. In alcuni casi le vittime hanno dovuto spiegare a datori di lavoro, colleghi o familiari che i contenuti visualizzati online erano completamente artificiali.

Il problema della diffusione permanente

Anche quando una piattaforma rimuove il materiale, il problema raramente si conclude. Copie, screenshot, download e repost rendono estremamente difficile eliminare completamente i contenuti dalla rete.

Questa persistenza crea una forma di vulnerabilità continua. Molte vittime vivono con l’incertezza di non sapere dove e quando quei contenuti possano riapparire.

Cultura dell’abuso nei forum di MrDeepFakes

L’aspetto forse più inquietante del caso MrDeepFakes non riguarda soltanto i video pubblicati, ma il contesto sociale che si sviluppa attorno alla piattaforma.
Il sito non funzionava come un semplice archivio di contenuti.
Era una comunità attiva, con forum, classifiche, discussioni tecniche e richieste personalizzate. In questo ambiente, la produzione di pornografia sintetica diventava un’attività collettiva e progressivamente normalizzata.

La normalizzazione dell’abuso

Uno degli elementi più significativi osservati da ricercatori e giornalisti è la tendenza degli utenti a trattare le vittime come oggetti digitali piuttosto che come persone reali.

Le discussioni si concentravano spesso sulla qualità tecnica dei video, sull’efficacia degli algoritmi o sulle richieste future. Il consenso delle persone coinvolte veniva raramente considerato parte della conversazione.
Quando una pratica viene discussa principalmente in termini tecnici, il rischio è che il danno umano diventi invisibile.

Le custom request e la gamification della vittimizzazione

Le cosiddette custom request rappresentavano una delle funzionalità più controverse del sito.
Gli utenti potevano commissionare contenuti specifici basati sul volto di una determinata persona. In molti casi si trattava di celebrità, ma non mancavano richieste riferite a persone comuni.

Il processo assumeva dinamiche simili a quelle di un mercato digitale. La vittima diventava il prodotto, mentre il forum forniva l’infrastruttura necessaria per organizzare domanda e offerta.

Deepfake e DeepNude: due tecnologie diverse, un problema comune

Nel dibattito pubblico i termini deepfake e deepnude vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma indicano tecnologie differenti.
Un deepfake consiste nella manipolazione di immagini, video o audio mediante sistemi di intelligenza artificiale capaci di sostituire volti, voci o movimenti, creando contenuti che appaiono autentici pur non essendolo.

Il termine DeepNude, invece, nasce per indicare software progettati specificamente per generare immagini di nudità artificiale a partire da fotografie reali di persone vestite.
In questo caso l’obiettivo non è sostituire un volto all’interno di un video esistente, ma simulare un corpo nudo che nella realtà non è mai stato fotografato.

Dal punto di vista tecnico si tratta di processi diversi, ma dal punto di vista delle vittime le conseguenze possono essere molto simili. Entrambi i sistemi consentono infatti di creare contenuti sessualmente espliciti senza il consenso della persona rappresentata, compromettendone reputazione, privacy e controllo della propria immagine.

Nel caso di MrDeepFakes, la distinzione tra le due tecnologie tende spesso a sfumare.
La piattaforma era principalmente associata ai video deepfake, ma la logica sottostante rimaneva la stessa: utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per produrre contenuti sessuali sintetici basati sull’identità di persone reali. Per questo motivo molti studiosi preferiscono oggi parlare più genericamente di pornografia sintetica non consensuale, una definizione che comprende sia i deepfake sia le immagini generate tramite applicazioni di tipo DeepNude.
È proprio questa normalizzazione dell’appropriazione dell’immagine altrui che contribuisce a spiegare il successo e la diffusione di comunità come quella sviluppatasi attorno a MrDeepFakes.

Il ruolo della comunità

La crescita di MrDeepFakes non può essere spiegata esclusivamente attraverso la tecnologia. Forum, commenti, tutorial e collaborazioni tra utenti hanno contribuito a costruire una cultura condivisa nella quale la creazione di contenuti non consensuali veniva considerata normale, divertente o addirittura innovativa.

L’approvazione reciproca riduceva la percezione del danno e rafforzava il senso di appartenenza al gruppo.

Perché molti utenti non si percepivano come criminali

Uno degli aspetti più complessi riguarda il modo in cui molti partecipanti interpretavano le proprie azioni.
Diversi utenti si descrivevano come appassionati di intelligenza artificiale, artisti digitali o semplici sperimentatori tecnologici. L’attenzione era rivolta all’aspetto tecnico della manipolazione, mentre le conseguenze sulle vittime venivano minimizzate o ignorate.

Questa distanza psicologica tra azione e danno rappresenta uno degli elementi più importanti per comprendere il successo della piattaforma e la difficoltà di contrastare fenomeni simili.

Il caso MrDeepFakes e la crisi del consenso nell’era dell’IA

Al di là delle vicende giudiziarie e della chiusura della piattaforma, il caso MrDeepFakes solleva una questione più ampia: che cosa significa consenso quando l’intelligenza artificiale può generare contenuti realistici partendo da materiale pubblico?

Quando una fotografia diventa materia prima

Per gran parte della storia di Internet, pubblicare una fotografia significava accettare determinati rischi legati alla diffusione dell’immagine.
L’avvento dell’IA generativa cambia radicalmente questo scenario. Oggi una semplice fotografia può essere utilizzata per produrre contenuti completamente nuovi, inclusi video sessualmente espliciti che non sono mai esistiti nella realtà.

La distanza tra immagine originale e utilizzo finale si è ridotta drasticamente.

Il consenso nell’era dell’intelligenza artificiale generativa

Tradizionalmente il consenso riguarda la partecipazione diretta a un’attività o la diffusione di un contenuto. I deepfake introducono un problema nuovo: una persona può non aver mai partecipato alla creazione del materiale e tuttavia diventarne protagonista.

Questo scenario mette in discussione categorie giuridiche e culturali costruite in un’epoca precedente all’IA generativa.

Celebrità e persone comuni

Le celebrità sono state le prime vittime visibili del fenomeno, ma la tecnologia ha progressivamente eliminato questa distinzione.

Oggi la disponibilità di immagini sui social network rende potenzialmente vulnerabile chiunque. La differenza tra notorietà e anonimato conta molto meno di quanto contasse pochi anni fa.

Chi possiede davvero la nostra identità digitale?

Il caso MrDeepFakes pone una domanda destinata a diventare sempre più centrale negli anni a venire.
Se il nostro volto, la nostra voce e le nostre immagini possono essere replicate artificialmente, chi controlla realmente la nostra identità digitale?

La questione non riguarda soltanto la pornografia deepfake. Coinvolge il rapporto tra individuo e tecnologia, la fiducia nelle immagini e il diritto di ogni persona a non vedere la propria identità trasformata in qualcosa che non ha mai scelto di essere.

L’indagine sul gestore e le tracce digitali

Nel marzo 2024, un’indagine OSINT, cioè basata su fonti aperte, ha collegato mrdeepfakes a un cittadino canadese di 36 anni.
Successive verifiche giornalistiche indicarono David Do, farmacista residente nell’area di Toronto, come figura centrale nella gestione del sito.
Le informazioni disponibili parlano di un reddito annuo da farmacista di circa 121.000 dollari canadesi, pari a circa 77.211 euro.

L’aspetto rilevante non è soltanto l’identità indicata dalle indagini.
È il contrasto tra una vita apparentemente ordinaria e la gestione di un’infrastruttura dannosa.
L’OSINT mostra come tracce tecniche, domini, account e pagamenti possano ricostruire responsabilità digitali anche dove l’anonimato sembra proteggere ogni passaggio.

Nel caso mrdeepfakes, migliaia di utenti, caricamenti e richieste avevano già prodotto un archivio difficilmente controllabile, con effetti durevoli sul diritto all’oblio. L’individuazione di un amministratore non cancellava l’architettura del danno, né garantiva la rimozione effettiva delle copie.
Gli strumenti di OSINT utilizzano tecniche come l’analisi dei metadati e il monitoraggio delle transazioni finanziarie online.

Nel caso indicato, servizi di hosting e pagamenti online avrebbero lasciato una scia di dati utile a risalire a David Do.
Tuttavia il problema persiste: la rimozione dei contenuti resta complessa, perché le copie possono migrare rapidamente su altre piattaforme. Le vittime affrontano difficoltà significative nel tentativo di ripristinare privacy e reputazione, mentre la responsabilità online resta difficile da perseguire.

Chiusura, norme e responsabilità delle piattaforme

La chiusura di MrDeepFakes avviene tra il 4 e il 5 maggio 2025, dopo la perdita di un fornitore tecnico essenziale. Il messaggio apparso online parla di un’interruzione definitiva del servizio, della perdita di dati e dell’impossibilità di continuare le attività.
Non si tratta quindi di una semplice sospensione temporanea, ma di un collasso infrastrutturale: una piattaforma molto frequentata smette di funzionare perché viene meno uno degli elementi tecnici che ne rendevano possibile l’esistenza.

Questo passaggio mostra un aspetto spesso trascurato: anche le piattaforme dedicate ad attività illecite o abusive dipendono da infrastrutture ordinarie, come hosting, provider, sistemi di pagamento, servizi di sicurezza, domini e canali di supporto. Quando uno di questi intermediari interrompe il rapporto, l’intero ecosistema può diventare improvvisamente fragile.

La vicenda si inserisce però in un quadro normativo in rapido cambiamento.
Negli ultimi anni, diversi Paesi hanno iniziato a trattare la pornografia deepfake non consensuale non come una semplice “distorsione tecnologica”, ma come una forma di abuso sessuale basato su immagini, con conseguenze concrete su reputazione, privacy e dignità personale.

Nel Regno Unito, il tema è entrato nel perimetro dell’Online Safety Act e delle successive iniziative governative sui deepfake sessualmente espliciti. La normativa britannica già considera illecito condividere o minacciare di condividere immagini intime senza consenso, includendo anche contenuti manipolati o generati artificialmente. Il governo ha inoltre annunciato ulteriori interventi per criminalizzare anche la creazione di immagini sessualmente esplicite deepfake senza consenso, rafforzando l’attenzione non solo sulla diffusione, ma anche sulla produzione del contenuto.

Negli Stati Uniti, un passaggio significativo è rappresentato dal Take It Down Act, firmato nel 2025. La legge introduce un quadro federale contro la pubblicazione e la minaccia di pubblicazione di immagini intime non consensuali, comprese quelle generate o manipolate con intelligenza artificiale. Uno degli elementi più importanti riguarda l’obbligo per le piattaforme online di predisporre procedure di segnalazione e rimozione rapida dei contenuti indicati dalle vittime, con tempi stringenti e maggiore responsabilità degli intermediari digitali.

Anche l’Unione Europea si muove nella stessa direzione, pur con strumenti diversi. Il Digital Services Act rafforza gli obblighi delle piattaforme nella gestione dei contenuti illeciti, nella trasparenza dei processi di moderazione e nella valutazione dei rischi sistemici. L’AI Act, invece, introduce regole più ampie sull’uso dell’intelligenza artificiale, inclusi obblighi di trasparenza per contenuti sintetici e deepfake. Il tema della pornografia non consensuale generata da IA resta però particolarmente complesso, perché richiede di coordinare tutela della privacy, diritto all’immagine, contrasto agli abusi sessuali digitali e responsabilità tecnologica.

Gli elementi maggiormente osservati dai legislatori sono oggi quattro: il consenso esplicito alla creazione e diffusione di immagini intime, la rapidità nella rimozione dei contenuti segnalati, la prevenzione della riapparizione delle copie e la responsabilità delle piattaforme che ospitano, facilitano o monetizzano contenuti abusivi.

Il caso MrDeepFakes mostra quindi un passaggio decisivo: la pornografia sintetica non consensuale non può essere trattata come un semplice effetto collaterale dell’innovazione. È un fenomeno che tocca criminalità informatica, violenza digitale, diritto all’immagine e tutela della dignità personale.

La chiusura del sito rappresenta un segnale importante, ma non elimina il problema. Le norme stanno cercando di recuperare terreno rispetto a una tecnologia che si evolve rapidamente e che può spostarsi da una piattaforma all’altra con estrema facilità. Per questo la sfida non riguarda soltanto la rimozione dei singoli contenuti, ma la costruzione di un ecosistema digitale in cui consenso, prevenzione e responsabilità siano elementi centrali fin dalla progettazione dei servizi.

Perché la chiusura di MrDeepFakes non risolve il problema

La chiusura di MrDeepFakes nel maggio 2025 è stata accolta da molti osservatori come una vittoria significativa nella lotta contro la pornografia deepfake non consensuale. Per anni il sito ha rappresentato il punto di riferimento più noto per la creazione, la condivisione e la diffusione di contenuti sessualmente espliciti generati tramite intelligenza artificiale. La sua scomparsa ha quindi avuto un forte valore simbolico.

Tuttavia, ridurre il fenomeno alla sola esistenza di una piattaforma rischia di fornire una lettura incompleta della realtà. MrDeepFakes non era la causa del problema, ma una delle sue manifestazioni più visibili.

Gli strumenti utilizzati per creare deepfake non sono scomparsi insieme al sito. Molti software impiegati per la generazione di contenuti sintetici continuano a essere disponibili online, spesso come progetti open source o come servizi accessibili a costi contenuti.
Negli ultimi anni, inoltre, l’intelligenza artificiale generativa è diventata sempre più semplice da utilizzare. Operazioni che nel 2018 richiedevano competenze tecniche avanzate possono oggi essere eseguite da utenti con esperienza limitata.

Le comunità si spostano, non spariscono

La storia di Internet mostra che la chiusura di una piattaforma raramente coincide con la scomparsa della comunità che la utilizzava.

Forum, gruppi privati, server decentralizzati e canali alternativi consentono agli utenti di migrare rapidamente verso nuovi spazi digitali.
In molti casi, la dispersione rende persino più difficile il monitoraggio delle attività rispetto a quando queste erano concentrate in un singolo sito molto visibile.

Un problema globale, non una singola piattaforma

La pornografia deepfake non consensuale coinvolge oggi un ecosistema molto più ampio rispetto a quello rappresentato da MrDeepFakes.

Generatori automatici, servizi commerciali, applicazioni mobili e piattaforme di condivisione consentono la produzione e la distribuzione di contenuti sintetici in numerosi contesti differenti. La chiusura di un sito può interrompere una parte del flusso, ma non elimina le condizioni tecnologiche e culturali che ne hanno favorito la crescita.

La vera sfida riguarda consenso e responsabilità

Per questo motivo, il futuro del contrasto alla pornografia deepfake non dipenderà esclusivamente dalla rimozione delle piattaforme più note.
Le questioni centrali riguardano la responsabilità degli intermediari digitali, la rapidità dei meccanismi di rimozione, la tutela delle vittime e la capacità delle normative di adattarsi a tecnologie in continua evoluzione.

Il caso MrDeepFakes mostra che è possibile chiudere un sito. Molto più complesso è costruire un ecosistema digitale in cui consenso, identità e dignità delle persone siano protetti in modo efficace.

Il confine che l’immagine digitale non può perdere

Nonostante la chiusura di MrDeepFakes nel 2025, le questioni sollevate dalla piattaforma restano aperte. La tecnologia che ha reso possibile la pornografia deepfake continua infatti a evolversi, diventando più potente, accessibile e diffusa.

Per questo motivo, il caso non può essere letto soltanto come la storia di un sito controverso. Rappresenta piuttosto uno dei primi momenti in cui l’intelligenza artificiale generativa ha mostrato con chiarezza il proprio potenziale di impatto sulla dignità, sulla reputazione e sull’identità delle persone.

MrDeepFakes verrà probabilmente ricordato come un punto di svolta nel dibattito sul consenso digitale.
Non perché abbia inventato il problema, ma perché ne ha mostrato la scala, la sostenibilità economica e la capacità di radicarsi all’interno di comunità online apparentemente ordinarie.

La domanda che lascia in eredità è destinata ad accompagnare il futuro dell’intelligenza artificiale: come proteggere identità e consenso in un mondo in cui la tecnologia è sempre più capace di creare versioni credibili di eventi che non sono mai accaduti?

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