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Dal carcere alla villa di lusso: l’evasione del ‘Facebook rapist’ Thabo Bester

Dal carcere alla villa di lusso: l’evasione del ‘Facebook rapist’ Thabo Bester

Dal carcere alla villa di lusso - l’evasione del "Facebook rapist" Thabo Bester
  • Sara Elia
  • 26 Gennaio 2026
  • Criminologia
  • 5 minuti

Thabo Bester, dal carcere alla villa di lusso

Il caso di Thabo Bester rappresenta uno dei più gravi e inquietanti scandali criminali del Sudafrica contemporaneo, non solo per la brutalità dei reati commessi, ma per ciò che ha rivelato sulle fragilità del sistema statale. Condannato all’ergastolo per omicidio e stupri seriali, Bester è riuscito a mettere in scena una fuga che ha coinvolto false identità, complicità interne e un clamoroso fallimento dei controlli carcerari.

La sua evasione, scoperta solo mesi dopo, ha scosso l’opinione pubblica sudafricana e internazionale, sollevando interrogativi profondi sulla sicurezza delle strutture penitenziarie, sulla corruzione istituzionale e sulla capacità dello Stato di proteggere i cittadini. Ancora più sconcertante è il fatto che, mentre risultava ufficialmente morto, Thabo Bester conduceva una vita agiata, lontano dal carcere, in contesti di lusso e sotto falsa identità.

Questo caso va oltre la cronaca nera: è una storia che intreccia criminalità violenta, manipolazione, falle sistemiche e responsabilità politiche. Analizzare l’evasione del cosiddetto “Facebook rapist” significa comprendere come sia stato possibile ingannare per mesi l’apparato statale e perché questo episodio abbia segnato un punto di rottura nella fiducia pubblica.

In questo articolo ripercorriamo nel dettaglio la vicenda di Thabo Bester, dalla condanna all’ergastolo fino alla fuga dal carcere e alla successiva cattura, ricostruendo i fatti con rigore e offrendo una lettura critica di uno dei casi più emblematici di fallimento istituzionale degli ultimi anni.

Indice
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Chi è Thabo Bester

Thabo Bester nasce il 13 giugno 1986 a Soweto, in Africa, dove però non viene mai registrato ufficialmente in quanto la madre non risulta a sua volta iscritta nei registri civili per assenza di documentazione. Questa mancanza di identità legale diventerà uno degli elementi chiave della futura capacità dell’uomo muoversi tra alias, profili falsi e identità costruite.
 
L’ingresso nel mondo criminale di Thabo è precoce.
Da adolescente viene condannato per alcuni reati minori e a diciannove anni trascorre due anni in carcere per frode. Una volta rilasciato, passa a crimini ben più gravi, per il quale verrà chiamato “Facebook rapist”.
L’uomo, infatti, utilizza la piattaforma social come strumento di adescamento per fingersi talent scout nel mondo della moda e promettere opportunità professionali inesistenti a giovani donne. Dopodiché organizza degli incontri in cui fa uso di violenza fisica e armi da taglio, abusa delle donne e le rapina.
 
A questi reati si aggiunge l’omicidio della sua compagna, Nomfundo Tiyhulu, per cui l’uomo si dichiara colpevole e nel 2012 viene condannato all’ergastolo. 
Già in questa fase emergono i tratti principali di Thabo Bester:
  • capacità manipolatoria;
  • freddezza strategica;
  • abilità nel presentarsi come persona affidabile e brillante.
L’immagine del criminale rozzo lascia spazio a quella, più inquietante, del truffatore carismatico capace di muoversi con disinvoltura.

La presunta morte di Thabo Bester

Dopo la condanna, Thabo Bester viene trasferito ed isolato in una cella singola al Mangaung Correctional Centre di Bloemfontein, un carcere privato di massima sicurezza celebre per essere un modello di efficienza e controllo. 
 
Il 3 maggio 2022 arriva la notizia della sua morte.
Secondo la versione ufficiale, nella sua cella era scoppiato un incendio, un materasso aveva preso fuoco e sotto i resti carbonizzati era stato trovato un corpo irriconoscibile. Si parla di suicidio.
 
Tuttavia, fin dalle prime ore, emergono dubbi difficili da ignorare. In una cella di isolamento, sorvegliata e controllata, resta poco chiaro come possa essersi sviluppato un incendio di tale intensità e perché il corpo non fosse stato identificato con certezza.
Le indagini forensi vengono prese in carico dal Dipartimento dei Servizi Correzionali, la polizia sudafricana e l’Ispettorato giudiziario per i servizi carcerari che ammettono di non poter confermare l’identità del corpo per mancanza di documentazione medico-legale.
 
Nel frattempo, iniziano a circolare indiscrezioni.
Si parla di minacce ricevute da Thabo Bester prima dell’incendio, di un possibile trasferimento forzato in isolamento e di tensioni interne tra detenuti. Nessuna risposta ufficiale chiarisce definitivamente i punti oscuri. Più il tempo passa, più la morte dell’uomo diventa una questione aperta ed irrisolta.

La verità dietro l’apparenza

Per avere una svolta nel caso bisogna aspettare il 2023, quando nuove analisi dimostrano che il corpo trovato nella cella non appartiene a Thabo Bester.
L’uomo carbonizzato, infatti, è Katlego Bereng Mpholo, già morto prima dell’incendio a causa di un trauma cranico. 
A questo punto, lo scenario cambia radicalmente: non si tratta più di una morte sospetta, ma di un’evasione pianificata nei minimi dettagli.
 
Le autorità confermano: Bester ha inscenato la propria morte utilizzando il corpo di un’altra persona, introdotto illegalmente all’interno del carcere.
 
L’operazione rivela una rete di complicità estesa:
  • personale carcerario che consente accessi non autorizzati;
  • veicoli privati ammessi senza controlli adeguati;
  • assenza di registrazioni video a causa di presunti blackout;
  • presenza di telefoni cellulari nella cella di un detenuto condannato all’ergastolo.
In particolare, emergono con forza il ruolo del medico Nandipha Magudumana e di un ex agente penitenziario, che vengono arrestati con accuse di frode, favoreggiamento e omicidio.
 
In questo senso, la vicenda rappresenta un fallimento sistemico che mette in discussione l’intero modello delle carceri private.
L’evasione di Thabo Bester non è infatti il risultato di una singola negligenza, ma la somma di falle strutturali ed omissioni che hanno permesso ad un detenuto di alto profilo di uscire indisturbato da una delle strutture più sorvegliate del paese.

La latitanza e la cattura 

Dopo la fuga, Thabo Bester vive per mesi come uomo libero sotto falso nome utilizzando l’alias TK Nkwana.
Si stabilisce in una villa di lusso a Hyde Park, uno dei quartieri più esclusivi di Johannesburg
e, insieme a Magudumana, avvia nuove attività fraudolente nel settore immobiliare, incassando depositi per progetti mai realizzati.
 
La latitanza termina l’8 aprile 2023 ad Arusha, in Tanzania quando viene arrestato mentre tenta di spostarsi ulteriormente, in possesso di più passaporti e documenti falsi. Deportato in Sudafrica, viene trasferito in strutture ad alta sorveglianza.
 
Attualmente Thabo Bester si trova,detenuto nel Kgosi Mampuru Central Maximum Prison di Pretoria, sotto sorveglianza costante da parte di ufficiali altamente addestrati.
A suo carico, oltre alla condanna originaria, si sono aggiunte le nuove imputazioni legate a evasione, frode e favoreggiamento della fuga, insieme ad altri reati legati alla gestione di attività fraudolente.
 
Ad oggi, il caso ha assunto una dimensione culturale e mediatica globale con l’uscita della serie Netflix “Beauty and the Bester”, che porta l’attenzione su un criminale che, più di altri, incarna le contraddizioni tra spettacolarizzazione del crimine, vulnerabilità istituzionale e fascinazione per il male.
Un uomo che ha dimostrato che, quando i sistemi di controllo falliscono, anche la verità può diventare una messinscena.

 

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