Cyberbullismo nei bambini: perché i casi compaiono sempre prima
Il cyberbullismo tra i bambini non riguarda più soltanto adolescenti e ragazzi delle scuole superiori. Già nel 2023 la Polizia Postale della Liguria segnalava episodi che coinvolgevano vittime e autori di appena 9 o 10 anni.
Il dato era emerso durante la decima edizione di “Una Vita da Social”, la campagna educativa della Polizia di Stato dedicata alla sicurezza online e alla prevenzione dei rischi della rete.
Secondo quanto riferito dagli operatori liguri, i casi coinvolgevano sempre più spesso bambini delle quarte e quinte elementari, molti dei quali utilizzavano quotidianamente smartphone e social senza avere ancora strumenti adeguati per gestire conflitti, esposizione pubblica e conseguenze delle proprie azioni online.
Per una panoramica generale su definizione, forme e prevenzione puoi consultare la guida dedicata a cyber bullismo, cyberbullismo e bullismo online.
I dati della Polizia Postale sui casi tra i giovanissimi
Nel febbraio 2023 la Polizia Postale della Liguria segnalava una crescente attenzione verso episodi che coinvolgevano bambini molto piccoli.
Gli operatori riferivano di circa un caso al mese e sottolineavano che vittime e autori erano sempre più spesso alunni delle quarte e quinte elementari. Nello stesso contesto venivano riportati, per il 2022:
- 12 casi nella fascia tra 14 e 17 anni;
- 2 casi nella fascia tra 10 e 13 anni.
I dati non rappresentano l’intera diffusione del fenomeno, ma soltanto i casi arrivati all’attenzione della Polizia Postale. Sono quindi utili soprattutto per evidenziare un cambiamento: l’età dei minori coinvolti può essere molto bassa.
Cyberbullismo già a 9 e 10 anni
Il coinvolgimento di bambini di 9 o 10 anni pone un problema particolare. A questa età molti iniziano a utilizzare smartphone, chat, videogiochi online e piattaforme social, ma non sempre possiedono la maturità necessaria per comprendere pienamente:
- quanto può diffondersi un contenuto;
- quanto può ferire un commento pubblico;
- che cosa significa condividere una fotografia senza consenso;
- quanto rapidamente una presa in giro può coinvolgere un intero gruppo;
- che un comportamento online può avere conseguenze anche fuori dalla rete.
Un gesto percepito come uno scherzo può quindi trasformarsi in esclusione, umiliazione o pressione nei confronti di un compagno.
Il ruolo del primo smartphone
La Polizia Postale collegava parte del fenomeno anche alla crescente disponibilità di smartphone tra i più piccoli, aumentata durante il periodo della pandemia.
Il dispositivo non rappresenta di per sé un rischio.
Il problema nasce quando l’accesso alla tecnologia precede l’acquisizione delle competenze necessarie per utilizzarla in modo consapevole.
Un bambino può essere perfettamente capace di usare un’applicazione e, allo stesso tempo, non comprendere fino in fondo le conseguenze sociali e giuridiche di ciò che pubblica.
Per questo competenza tecnica e maturità digitale non coincidono.
TikTok, Instagram e chat tra compagni
Secondo le indicazioni fornite nel 2023 dalla Polizia Postale ligure, TikTok risultava particolarmente utilizzato nei casi osservati, seguito da Instagram.
Anche chat private e gruppi di messaggistica possono però diventare il luogo nel quale emergono dinamiche di esclusione o aggressione.
Tra bambini molto giovani il confine tra ambiente scolastico e digitale è spesso sottile: gli stessi compagni incontrati a scuola continuano a interagire online nel pomeriggio e durante il fine settimana.
Una presa in giro iniziata in classe può proseguire nella chat del gruppo, mentre un contenuto pubblicato online può modificare i rapporti il giorno successivo a scuola.
Quando il gruppo amplifica l’episodio
Il cyberbullismo non coinvolge necessariamente soltanto autore e vittima. Nei gruppi di bambini e preadolescenti possono assumere un ruolo anche coloro che:
- condividono il contenuto;
- aggiungono commenti;
- ridono o incoraggiano;
- escludono un compagno dalla chat;
- assistono senza intervenire;
- decidono invece di segnalare ciò che sta accadendo.
È proprio per questo che educare il gruppo è spesso altrettanto importante che intervenire sul singolo autore.
Perché l’educazione digitale deve iniziare presto
Se l’accesso alla rete avviene già durante la scuola primaria, anche l’educazione digitale deve iniziare prima dell’adolescenza.
Non basta spiegare ai bambini quali siti evitare. Occorre insegnare anche:
- come comunicare senza umiliare gli altri;
- quando una fotografia non deve essere condivisa;
- come reagire a un messaggio offensivo;
- quando chiedere aiuto a un adulto;
- perché non bisogna partecipare alla diffusione di contenuti contro un compagno.
Queste competenze riguardano quindi non soltanto la sicurezza informatica, ma anche le relazioni.
Il progetto “Una Vita da Social”
“Una Vita da Social” è la campagna educativa itinerante della Polizia di Stato dedicata alla sicurezza online, ai social network e alla prevenzione del cyberbullismo. Gli operatori della Polizia Postale incontrano studenti, docenti e famiglie attraverso attività formative e momenti di confronto dedicati ai principali rischi della rete.
La campagna è proseguita negli anni successivi. Nel 2026 ha raggiunto la tredicesima edizione, confermando l’attenzione della Polizia di Stato verso l’educazione digitale dei minori.
Scuola e famiglia davanti al cyberbullismo precoce
Quando i bambini coinvolti hanno 9 o 10 anni, scuola e famiglia assumono un ruolo ancora più importante.
Il controllo tecnico del dispositivo può essere utile, ma non sostituisce il dialogo.
Un adulto dovrebbe sapere quali piattaforme utilizza il minore, con chi comunica e come reagisce quando riceve contenuti che lo mettono a disagio. Allo stesso tempo, la scuola può osservare dinamiche di esclusione e conflitto che spesso precedono o accompagnano gli episodi online.
Il quadro normativo scolastico è stato rafforzato negli ultimi anni. Per gli aspetti specifici puoi consultare l’approfondimento sulla Legge 70/2024 contro bullismo e cyberbullismo.
Cosa fare se emerge un episodio
Quando un bambino racconta o mostra un episodio di cyberbullismo, è utile evitare sia di minimizzare sia di reagire in modo impulsivo.
Può essere opportuno:
- ascoltare il minore e ricostruire ciò che è accaduto;
- conservare messaggi, screenshot e altri elementi utili;
- evitare ulteriori condivisioni del contenuto;
- utilizzare gli strumenti di blocco e segnalazione della piattaforma;
- coinvolgere la scuola quando sono interessati compagni o gruppi scolastici;
- nei casi più seri, rivolgersi alle autorità competenti.
I contenuti digitali possono essere cancellati o modificati, per questo documentare tempestivamente ciò che è accaduto può essere importante.
Come leggere oggi il dato sui casi già a 9 anni
Le indicazioni della Polizia Postale ligure risalgono al 2023 e non devono essere interpretate come una statistica nazionale aggiornata al 2026. Restano però significative perché mostrano un fenomeno ormai evidente: l’educazione al comportamento online deve iniziare quando inizia l’accesso autonomo alla rete, non quando il ragazzo ha già raggiunto l’adolescenza.
I primi smartphone, le chat tra compagni e l’ingresso nei social rendono necessario accompagnare i bambini non soltanto nell’uso tecnico degli strumenti, ma anche nella comprensione delle responsabilità che derivano dalle relazioni digitali.
