La storia di Henry Lee Lucas, il “serial killer bugiardo”
Henry Lee Lucas è uno dei nomi più discussi nella storia della criminologia americana. Per anni è stato presentato come uno dei serial killer più prolifici degli Stati Uniti, arrivando a confessare centinaia di omicidi commessi in diversi Stati. Col tempo, però, il suo caso si è rivelato molto più complesso: un intreccio di false confessioni, pressioni investigative, sensazionalismo mediatico e clamorosi errori giudiziari.
La vicenda di Henry Lee Lucas non racconta soltanto la storia di un uomo violento e disturbato, ma diventa il simbolo di un sistema investigativo che, negli anni Settanta e Ottanta, preferì la rapidità delle chiusure dei casi alla verifica rigorosa delle prove. Le sue confessioni, spesso contraddittorie e fisicamente impossibili, furono accettate senza adeguati riscontri, contribuendo a costruire il mito del “mostro onnipresente” capace di colpire ovunque.
Analizzare oggi il caso di Henry Lee Lucas significa andare oltre la leggenda del serial killer e interrogarsi su temi fondamentali: la suggestibilità dei sospettati, il ruolo dei media nella costruzione dell’opinione pubblica, i limiti delle tecniche di interrogatorio e le conseguenze devastanti delle false confessioni. In questo articolo ricostruiremo la sua storia, le presunte vittime e il motivo per cui Lucas è passato alla storia come il “serial killer bugiardo”, più che come il criminale più prolifico di sempre.
Chi è Henry Lee Lucas
Il padre, mutilato a seguito di un incidente ferroviario, è alcolizzato, mentre la madre è una prostituta che costringe il figlio a guardarla con i clienti e lo umilia costantemente, vestendolo da bambina e picchiandolo con ferocia.
Gli omicidi di Henry Lee Lucas
Henry Lee Lucas la porta in un’area isolata a Denton, Texas, e la accoltella al petto, uccidendola, per poi compiere atti di necrofilia sul corpo e smembrarne i resti, disperdendoli.
Il “Confession Killer”: la verità dietro gli inganni
La stampa lo definisce “The Confession Killer”, il killer delle confessioni, e il numero dei presunti omicidi sale a 600, poi a 1.000. Le autorità chiudono più di 200 casi sulla base delle sue parole, spesso senza prove evidenti.
Processo, condanna e profilo psicologico
- disturbo antisociale di personalità;
- tratti narcisistici;
- forte mitomania compensatoria;
- bisogno patologico di riconoscimento e controllo.
