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Henry Lee Lucas: storia, vittime e leggende del “serial killer bugiardo”

Henry Lee Lucas: storia, vittime e leggende del “serial killer bugiardo”

Henry Lee Lucas - storia, vittime e leggende del serial killer bugiardo
  • Sara Elia
  • 31 Dicembre 2025
  • Criminologia
  • 5 minuti

La storia di Henry Lee Lucas, il “serial killer bugiardo”

Henry Lee Lucas è uno dei nomi più discussi nella storia della criminologia americana. Per anni è stato presentato come uno dei serial killer più prolifici degli Stati Uniti, arrivando a confessare centinaia di omicidi commessi in diversi Stati. Col tempo, però, il suo caso si è rivelato molto più complesso: un intreccio di false confessioni, pressioni investigative, sensazionalismo mediatico e clamorosi errori giudiziari.

La vicenda di Henry Lee Lucas non racconta soltanto la storia di un uomo violento e disturbato, ma diventa il simbolo di un sistema investigativo che, negli anni Settanta e Ottanta, preferì la rapidità delle chiusure dei casi alla verifica rigorosa delle prove. Le sue confessioni, spesso contraddittorie e fisicamente impossibili, furono accettate senza adeguati riscontri, contribuendo a costruire il mito del “mostro onnipresente” capace di colpire ovunque.

Analizzare oggi il caso di Henry Lee Lucas significa andare oltre la leggenda del serial killer e interrogarsi su temi fondamentali: la suggestibilità dei sospettati, il ruolo dei media nella costruzione dell’opinione pubblica, i limiti delle tecniche di interrogatorio e le conseguenze devastanti delle false confessioni. In questo articolo ricostruiremo la sua storia, le presunte vittime e il motivo per cui Lucas è passato alla storia come il “serial killer bugiardo”, più che come il criminale più prolifico di sempre.

Indice
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Chi è Henry Lee Lucas

Henry Lee Lucas nasce nel 1936 a Blacksburg, in Virginia, in una famiglia estremamente povera e disfunzionale, segnata da abusi, degrado e crudeltà.
Il padre, mutilato a seguito di un incidente ferroviario, è alcolizzato, mentre la madre è una prostituta che costringe il figlio a guardarla con i clienti e lo umilia costantemente, vestendolo da bambina e picchiandolo con ferocia.
 
Da bambino, Henry subisce un trauma cranico che lascia un segno indelebile sul suo sviluppo psichico. Successivamente, quando ha sei anni perde un occhio a causa di un’infezione mai curata, evento che lo rende sempre più isolato e deriso dai coetanei. Nell’adolescenza inizia a mostrare segni di disturbi gravi quali abuso di animali, frequenti bugie e momenti di apatia alternati scoppi di violenza incontrollata.
 
Dopo una serie di fughe da casa e piccoli furti, finisce in riformatorio per poi, uscire, spostarsi continuamente e vivere di espedienti e lavori saltuari.
Nel 1960, la tensione familiare esplode definitivamente: durante una lite, Henry Lee Lucas uccide la madre colpendola al collo. Arrestato poco dopo,  confessa senza mostrare alcun pentimento e viene condannato a 40 anni di prigione, di cui ne sconta solo dieci per buona condotta. 
Appena uscito, torna subito alla vita criminale e negli anni Settanta attraversa gli Stati Uniti in auto, rubando, truffando e frequentando persone ai margini della società. 

Gli omicidi di Henry Lee Lucas

Nel 1976 in Florida, Henry Lee Lucas conosce Ottis Toole, un uomo con un passato altrettanto oscuro, segnato da abusi familiari e da un disturbo mentale evidente. 
Tra i due nasce un legame morboso, alimentato da dipendenze, perversione e violenza. I due rappresentano l’incarnazione del caos: vivono in motel e roulotte, sopravvivono con piccoli furti e truffe, si vantano di omicidi efferati ed atti di cannibalismo.
 
In questo contesto si unisce a loro la giovane Becky Powell, una ragazza scappata da casa che diventa la compagna di Henry, che dopo poco tempo nell’agosto 1982 viene uccisa.
Henry Lee Lucas la porta in un’area isolata a Denton, Texas, e la accoltella al petto, uccidendola, per poi compiere atti di necrofilia sul corpo e smembrarne i resti, disperdendoli.
L’uomo viene arrestato l’anno seguente per violazione della libertà vigilata e, durante gli interrogatori, ammette fino a cento omicidi, la maggior parte dei quali risultano essere casi irrisolti.
 
In breve tempo, Henry e Ottis diventano celebrità osannati da giornalisti, registi e persino agenti di altri Stati che vogliono chiudere i propri casi grazie alle loro confessioni e gli portano da mangiare e danno sigarette pur di ottenere nuove confessioni. 
L’orrore, così, diventa spettacolo.

Il “Confession Killer”: la verità dietro gli inganni

Nel 1983, Henry Lee Lucas è ormai una star delle carceri che riceve visite televisive e rilascia interviste in cui racconta i suoi delitti in ogni Stato americano.
La stampa lo definisce “The Confession Killer”, il killer delle confessioni, e il numero dei presunti omicidi sale a 600, poi a 1.000. Le autorità chiudono più di 200 casi sulla base delle sue parole, spesso senza prove evidenti.
 
Ma ben presto, si rendono conto che qualcosa non torna.
Alcuni giornalisti, tra cui Hugh Aynesworth del Dallas Times-Herald, iniziano a verificare gli alibi di Lucas e scoprono che, in molti dei giorni in cui dice di aver ucciso, si trovava in un altro Stato o addirittura in prigione. 
 
La verità comincia a emergere: Henry Lee Lucas riceve informazioni direttamente dagli investigatori, che gli mostrano fascicoli e fotografie delle vittime prima degli interrogatori. In cambio, ottiene attenzioni, comfort e senso di potere. Si tratta quindi un rapporto di reciproca convenienza in cui la polizia chiude i casi, l’uomo riceve notorietà e vantaggi.
 
Nel frattempo, le famiglie delle vere vittime restano nel limbo in quanto molto i casi vengono chiusi ingiustamente, impedendo di scoprire i veri assassini. Solo decenni dopo, grazie al DNA, alcune indagini vengono riaperte, dimostrando che Lucas non è il colpevole.

Processo, condanna e profilo psicologico

Henry Lee Lucas viene condannato a morte nel 1984 per l’omicidio di Debra Jackson. Tuttavia, anche in questo caso le prove sono deboli e, nel 1998, il governatore del Texas George W. Bush commuta la pena in ergastolo, per dubbi sulla sua colpevolezza.
 
Lucas muore nel 2001, per arresto cardiaco, nel carcere di Huntsville a 64 anni. A fine indagini, solo 11 omicidi vengono attribuibili con certezza a lui mentre tutti gli altri risultano inventati.
 
Dal punto di vista psicologico, Henry Lee Lucas rappresenta di certo un caso complesso. Gli esperti che lo analizzano parlano di:
  • disturbo antisociale di personalità;
  • tratti narcisistici;
  • forte mitomania compensatoria;
  • bisogno patologico di riconoscimento e controllo.
La sua infanzia violenta, unita ai traumi cranici e all’alienazione sociale, ha generato un individuo incapace di distinguere realtà e fantasia. In questo senso, l’assassino mente per sentirsi importante e colmare un vuoto identitario. Ogni confessione è un atto di autoaffermazione: attraverso la menzogna diventa qualcuno che il mondo finalmente guarda.
 
L’eredità culturale del caso è una riflessione collettiva sulla fallibilità del sistema giudiziario, sull’ossessione americana per i mostri mediatici e il paradosso di un serial killer che trova potere nella finzione, cancellando verità, confondendo indagini e travolgendo la vita di centinaia di famiglie.
 
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