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Viaggio, van life e violenza: il caso Gabby Petito oltre l’immagine social

Viaggio, van life e violenza: il caso Gabby Petito oltre l’immagine social

il caso Gabby Petito - viaggio, van life e violenza oltre l’immagine social
  • Sara Elia
  • 24 Gennaio 2026
  • Criminologia
  • 6 minuti

Viaggio, van life e violenza: il caso Gabby Petito oltre l’immagine social

La storia di Gabby Petito ha segnato uno spartiacque nel modo in cui l’opinione pubblica osserva la rappresentazione della coppia, della felicità e della cosiddetta van life sui social network. Quella che appariva come un’avventura romantica documentata su Instagram e YouTube si è progressivamente rivelata, alla luce delle indagini ufficiali, il drammatico epilogo di una relazione segnata da dinamiche di controllo, conflitto e violenza psicologica.

La scomparsa di Gabby nell’estate del 2021, seguita dal ritrovamento del suo corpo nel Wyoming e dalla successiva ricostruzione degli eventi da parte delle autorità federali, ha acceso un dibattito globale su temi cruciali e spesso sottovalutati: la violenza domestica, i segnali di abuso nelle relazioni intime, il ruolo dei media e l’impatto delle narrazioni social nel mascherare situazioni di profondo disagio.

Il caso Gabby Petito non è solo una vicenda di cronaca nera, ma un esempio emblematico di come l’immagine pubblica possa entrare in conflitto con la realtà privata, rendendo più difficile riconoscere e intervenire su comportamenti pericolosi. Le body cam della polizia, le testimonianze raccolte, i movimenti tracciati e i referti ufficiali hanno contribuito a delineare un quadro complesso, che va ben oltre la semplificazione mediatica iniziale.

In questo articolo analizziamo il caso Gabby Petito oltre l’immagine social, ricostruendo i fatti accertati, il contesto relazionale e le responsabilità emerse dalle indagini, con l’obiettivo di comprendere come e perché questa storia sia diventata un simbolo internazionale della violenza domestica invisibile — quella che spesso si consuma lontano dagli sguardi, ma sotto gli occhi di tutti.

Indice
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Chi è Gabby Petito

Gabrielle “Gabby” Petito nasce nel 1999 a Blue Point, New York, e cresce in un contesto familiare che le garantisce supporto e affetto. È una ragazza ambiziosa, con il sogno di diventare travel blogger e vivere viaggiando. Nel 2019 incontra Brian Laundrie e da quell’incontro nasce una relazione che appare normale e promettente.
 
Gabby si trasferisce in Florida per vivere con lui e la sua famiglia, ma l’esperienza, si rivela difficile in quanto il rapporto con la madre Roberta, risulta teso e fonte di disagio. A questo si aggiungono alcuni comportamenti molto controllanti di Brian, come emergerà in seguito.
Nonostante i segnali di allarme, la coppia si fidanza ufficialmente e compra un furgone Ford Transit Connect, trasformandolo in un piccolo spazio vivibile che diventerà la base della loro avventura di quattro mesi attraverso i parchi nazionali degli Stati Uniti.
Il 2 luglio 2021 partono da New York, animati dall’idea di documentare la loro esperienza tramite Instagram e YouTube, tramite l’account “Nomadic Statik”.
 
L’idea di un road trip tra luoghi iconici come il Monument Rocks in Kansas e il Bryce Canyon in Utah rappresenta per Gabby Petito la realizzazione di un sogno, ma dietro le immagini sorridenti e i post perfetti sui social media, la realtà della relazione con Brian nasconde ben altro.

La scomparsa di Gabby Petito

Il primo episodio che segnala tensioni tra i due si verifica il 12 agosto 2021 a Moab, nello Utah.
La polizia riceve una chiamata al 911 la quale comunica che un uomo avrebbe aggredito una donna all’interno di un furgone
. Giunti sul posto, si trovano davanti a Gabby Petito in preda al panico e Brian, calmo e sorridente.
Basandosi sui racconti della coppia,
gli agenti concludono che la vittima dell’aggressione domestica sia l’uomo e, senza sporgere denuncia, separano la coppia per la notte portando Brian in hotel. 
 
Dopo questo episodio, però, emergono altri segnali inquietanti.
Tra il 27 e il 30 agosto, Gabby invia due messaggi alla madre: uno, apparentemente confuso, che dice “Can you help Stan?”, facendo riferimento al nonno in un modo insolito, e l’altro che menziona la mancanza di copertura telefonica in Yosemite. 
 
L’ultimo avvistamento confermato risale il 27 agosto a Jackson, Wyoming.
Quel giorno la coppia viene ripresa dalle telecamere di sicurezza di un supermercato, durante una discussione, per poi dirigersi verso Spread Creek.
Il 29 agosto Brian Laundrie contatta i genitori dicendo che “Gabby è andata via” e menziona l’eventualità di aver bisogno di un avvocato. Il 1° settembre, torna a casa con il furgone, ma senza Gabby, e trascorre due giorni in campeggio con loro il 6 e 7 settembre. 

Il ritrovamento del corpo

Il 13 settembre 2021 Brian Laundrie scompare misteriosamente, annunciando di andare in escursione, ma senza mai far ritorno.
Nel frattempo, dopo settimane di ricerche, il 19 settembre 2021 le autorità ritrovano i resti di Gabby Petito nella Bridger-Teton National Forest, Wyoming.
L’autopsia rivela che la giovane è morta per strangolamento.
 
In base alle ricostruzioni degli inquirenti, raccolte attraverso testimonianze di amici, messaggi e filmati delle body cam della polizia, Gabby è stata uccisa il 27 agosto a Spread Creek da Brian Laundrie.
Dopodiché, l’uomo aveva tentato di crearsi un alibi complesso:
  • effettuando telefonate per simulare la presenza di Gabby;
  • inviando messaggi falsi;
  • compiendo una transazione da $700 dal conto della vittima al suo, con la scritta “Goodbye Brian, I’ll never ask you for anything again” (addio Brian, non ti chiederò mai più niente).
Le autorità iniziano così una caccia all’uomo che assume un’eco mediatico senza precedenti grazie all’attenzione dei cittadini che si impegnano a tracciare ogni spostamento della coppia, analizzando post su Instagram, video su YouTube.
Il 20 ottobre 2021, viene ritrovato il corpo di Brian nel Myakkahatchee Creek Environmental Park, Florida.
Accanto al cadavere è presente un
diario con la confessione in cui sostiene di aver ucciso Gabby per alleviarle la sofferenza di una presunta caduta, versione però incompatibile con i risultati dell’autopsia (violenza intenzionale).  

Impatto mediatico e sociale

Il caso di Gabby Petito non ha rappresentato solo un’indagine criminale ma un fenomeno mediatico e culturale.
In particolare, la docuserie Netflix “American Murder: Il caso Gabby Petito” ha mostrato come la storia sia stata seguita intensamente sui social: da TikTok ai forum di true crime, migliaia di persone hanno analizzato post, video e messaggi per contribuire alle ricerche. 
 
Allo stesso tempo, non sono mancate le critiche.
Alcuni hanno infatti denunciato un doppio standard razziale nella copertura mediatica dei casi di omicidio, notando come i media tendano a prestare maggiore attenzione a una giovane bianca rispetto a vittime di colore, molto più spesso ignorate.

Uno degli aspetti centrali del caso Gabby Petito è il forte contrasto tra rappresentazione pubblica e realtà privata.
Sui social, Gabby e il suo compagno incarnavano l’ideale contemporaneo della
van life: libertà, amore, viaggi, autenticità. Questa narrazione positiva ha funzionato come una copertura simbolica, rendendo difficile — per chi osservava dall’esterno — riconoscere segnali di disagio, tensione e controllo.

La violenza domestica, soprattutto nelle sue forme psicologiche ed emotive, raramente si manifesta in modo plateale.
Spesso si esprime attraverso isolamento, svalutazione, colpevolizzazione e paura costante di “fare qualcosa di sbagliato”. Nel caso Petito, questi elementi emergono chiaramente a posteriori, grazie a testimonianze, messaggi, video e documenti ufficiali.

Ad oggi, per onorare la memoria di Gabby, i genitori hanno fondato la Gabby Petito Foundation, un’organizzazione no-profit che si occupa di:

  • sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza domestica;
  • sostenere leggi più severe;
  • incoraggiare una risposta più efficace delle autorità alle segnalazioni di persone scomparse o vittime di abusi.
Infine, occorre precisare che casi come quest’omicidio offrano alle vittime di violenza domestica un mezzo per identificarsi, capire dinamiche simili a quelle vissute e trovare strumenti per affrontare la propria situazione. In questo senso, la fascinazione collettiva per i casi di true crime non è quindi solo morbosa curiosità, ma diventa anche uno strumento di riflessione e consapevolezza.
 
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