Donato Bilancia: chi era il serial killer dei 17 omicidi
Donato Bilancia è stato uno dei più noti serial killer italiani.
Tra l’ottobre 1997 e l’aprile 1998 uccise 17 persone, nove uomini e otto donne, soprattutto in Liguria e nel basso Piemonte. La serie omicidiaria durò poco più di sei mesi e colpì vittime molto diverse tra loro: persone legate al gioco d’azzardo, commercianti, cambiavalute, guardie giurate, lavoratrici del sesso e due donne incontrate sui treni.
Proprio l’eterogeneità delle vittime contribuì a rendere difficile collegare inizialmente i diversi delitti a un unico autore.
Bilancia non colpiva infatti sempre nello stesso luogo, non sceglieva una sola categoria di vittime e non sembrava seguire un movente costante.
I soprannomi con cui è passato alla cronaca — “serial killer delle prostitute”, “serial killer dei treni” o “mostro dei treni” — raccontano quindi soltanto alcune fasi della sua attività criminale. La sua serie fu molto più articolata.
| Dato | Informazione |
|---|---|
| Nome completo | Donato Walter Bilancia |
| Nato | 10 luglio 1951, Potenza |
| Area principale dei delitti | Liguria e basso Piemonte |
| Periodo degli omicidi | Ottobre 1997 – aprile 1998 |
| Vittime | 17 |
| Uomini uccisi | 9 |
| Donne uccise | 8 |
| Arresto | 6 maggio 1998 |
| Condanna | 13 ergastoli |
| Detenzione | Genova Marassi, poi Due Palazzi di Padova |
| Morte | 17 dicembre 2020, Padova |
Per capire come Donato Bilancia arrivò a diventare uno dei serial killer più noti della cronaca italiana, è utile partire dalla sua storia personale e dagli anni che precedettero l’inizio della serie omicidiaria.
Infanzia e vita di Donato Bilancia prima degli omicidi
Donato Walter Bilancia nacque a Potenza il 10 luglio 1951 ma la sua famiglia si trasferì successivamente in Liguria e fu soprattutto a Genova che trascorse gran parte della propria vita.
La sua biografia precedente agli omicidi è caratterizzata da difficoltà familiari, instabilità e diversi problemi con la giustizia. Nel tempo accumulò precedenti soprattutto per reati contro il patrimonio e frequentò ambienti collegati alle bische e al gioco d’azzardo.
Questo passato è importante per ricostruire la persona e gli ambienti nei quali si muoveva, ma non permette di stabilire automaticamente una relazione causale con gli omicidi successivi.
Uno degli errori più comuni quando si raccontano casi criminali complessi consiste infatti nel cercare nell’infanzia o nelle difficoltà personali una spiegazione lineare della violenza futura.
Nel caso di Donato Bilancia, le fonti disponibili restituiscono una storia problematica, ma non autorizzano a sostenere che determinate esperienze abbiano inevitabilmente prodotto il serial killer degli anni Novanta.
Il gioco d’azzardo e gli ambienti frequentati
Prima che gli investigatori scoprissero la serie di omicidi, Bilancia era conosciuto soprattutto come giocatore d’azzardo e autore di reati contro il patrimonio.
Frequentava bische clandestine, casinò, cambiavalute e ambienti nei quali circolavano quantità significative di denaro. Alcune delle prime vittime appartenevano proprio a questo mondo.
È anche per questa ragione che la prima fase della serie appare molto diversa da quella successiva. All’inizio troviamo persone:
- conosciute direttamente;
- collegate al gioco;
- legate ad attività commerciali o alla disponibilità di denaro.
Solo successivamente la selezione delle vittime diventerà molto più eterogenea e, in alcuni casi, apparentemente casuale.
L’inizio della serie di omicidi
La serie di omicidi attribuita a Donato Bilancia comincia nell’ottobre 1997.
La prima vittima fu Giorgio Centanaro, trovato morto nella propria abitazione. Inizialmente la morte non venne riconosciuta come omicidio; sarebbe stato lo stesso Bilancia, dopo l’arresto, a includerla nella propria confessione.
Da quel momento gli omicidi aumentarono rapidamente.
Il 24 ottobre furono uccisi Maurizio Parenti e Carla Scotto. Tre giorni dopo toccò agli orefici Bruno Solari e Maria Luigia Pitto.
A novembre venne ucciso il cambiavalute Luciano Marro. Dopo una pausa, nel gennaio 1998 la serie riprese con l’omicidio della guardia giurata Giangiorgio Canu.
Da marzo in poi l’escalation diventò ancora più rapida: in poche settimane Bilancia colpì prostitute, cambiavalute, guardie giurate, passeggere dei treni e infine un benzinaio.
Complessivamente furono 17 omicidi in circa sei mesi.
Le 17 vittime di Donato Bilancia
Ricostruire i nomi delle vittime è importante anche per evitare che un caso di cronaca così noto venga ridotto alla sola figura dell’autore. Le persone che Bilancia confessò di aver ucciso furono:
| Vittima | Periodo | Contesto |
|---|---|---|
| Giorgio Centanaro | 16 ottobre 1997 | Prima vittima della serie |
| Maurizio Parenti | 24 ottobre 1997 | Ucciso con la moglie |
| Carla Scotto | 24 ottobre 1997 | Uccisa con il marito |
| Bruno Solari | 27 ottobre 1997 | Orafo |
| Maria Luigia Pitto | 27 ottobre 1997 | Uccisa insieme a Solari |
| Luciano Marro | 13 novembre 1997 | Cambiavalute |
| Giangiorgio Canu | 25 gennaio 1998 | Guardia giurata |
| Stela Truya | 9 marzo 1998 | Lavoratrice del sesso |
| Ljudmyla Zubskova | 18 marzo 1998 | Lavoratrice del sesso |
| Enzo Gorni | 20 marzo 1998 | Cambiavalute |
| Massimiliano Gualillo | 24 marzo 1998 | Guardia giurata |
| Candido Randò | 24 marzo 1998 | Guardia giurata |
| Tessy Adobo | 29 marzo 1998 | Lavoratrice del sesso |
| Elisabetta Zoppetti | 12 aprile 1998 | Uccisa su un treno |
| Kristina Valla | 14 aprile 1998 | Lavoratrice del sesso |
| Maria Angela Rubino | 18 aprile 1998 | Uccisa su un treno |
| Giuseppe Mileto | 20 aprile 1998 | Benzinaio |
La sequenza ricostruita indica queste 17 persone come le vittime degli omicidi dei quali Bilancia si autoaccusò. L’elenco mostra immediatamente un elemento fondamentale: non esiste una vittimologia unica.
Solo una parte delle vittime erano donne che esercitavano la prostituzione. Altre erano commercianti, guardie giurate, persone legate al gioco o semplici viaggiatrici.
Il “serial killer delle prostitute”
Una fase della serie riguarda l’uccisione di diverse lavoratrici del sesso. Tra marzo e aprile 1998 Bilancia colpì, tra le altre, Stela Truya, Ljudmyla Zubskova, Tessy Adobo e Kristina Valla.
È da questi omicidi che deriva uno dei soprannomi più frequentemente associati al suo nome: “serial killer delle prostitute”. Ma definirlo esclusivamente in questo modo è fuorviante.
Le donne che esercitavano la prostituzione rappresentano una parte delle vittime, non l’intera serie.
Inoltre, durante il duplice omicidio del 24 marzo 1998 a Novi Ligure, nel quale furono uccisi Massimiliano Gualillo e Candido Randò, una persona che si trovava con Donato Bilancia sopravvisse fingendosi morta. La testimonianza contribuì alla realizzazione di uno dei primi identikit utili agli investigatori.
Quella sopravvivenza sarebbe diventata uno dei tasselli dell’indagine.
Il serial killer dei treni
Gli omicidi che provocarono probabilmente il maggiore allarme collettivo furono però quelli commessi sui treni.
Non si trattava più di vittime appartenenti a particolari ambienti o incontrate in contesti marginali: chiunque utilizzasse un treno poteva percepirsi come potenziale bersaglio.
Donato Bilancia uccise due donne a bordo di convogli ferroviari nell’aprile 1998.
Elisabetta Zoppetti
Il 12 aprile 1998, giorno di Pasqua, Elisabetta Zoppetti viaggiava sull’Intercity La Spezia-Venezia. Era un’infermiera e stava tornando verso Milano.
Bilancia la seguì nella toilette del treno e la uccise mentre il convoglio attraversava il territorio tra Serravalle Scrivia e Tortona.
La scelta di una sconosciuta incontrata su un mezzo pubblico rendeva ancora più difficile ricondurre il delitto alle precedenti vittime.
Maria Angela Rubino
Sei giorni dopo, il 18 aprile, Donato Bilancia colpì nuovamente a bordo di un treno. La vittima fu Maria Angela Rubino, uccisa sul collegamento Genova-Ventimiglia.
Anche in questo caso la donna non apparteneva agli ambienti frequentati abitualmente dall’assassino.
Proprio sul corpo di Maria Angela Rubino vennero però recuperate tracce biologiche che avrebbero assunto un’importanza fondamentale nell’indagine. Il DNA fu successivamente confrontato con quello ottenuto dagli investigatori da oggetti utilizzati da Bilancia.
Gli omicidi ferroviari contribuirono a creare il soprannome di “serial killer dei treni” e alimentarono un forte allarme in Liguria.
L’ultimo omicidio: Giuseppe Mileto
L’ultima vittima fu Giuseppe Mileto, benzinaio di un’area di servizio dell’Autostrada dei Fiori. L’omicidio è collocato al 20 aprile 1998, appena sedici giorni prima dell’arresto di Bilancia.
A quel punto gli investigatori stavano già cercando di ricostruire collegamenti tra delitti apparentemente differenti. Il tempo a disposizione dell’assassino stava per terminare.
Perché Donato Bilancia uccideva?
Una delle domande inevitabili è: perché Donato Bilancia ha ucciso 17 persone?
Non esiste una risposta unica in grado di spiegare l’intera serie. Questo è uno degli aspetti che rendono il caso particolarmente complesso.
Alcuni omicidi sembrano legati:
- al denaro;
- al gioco;
- a vendette personali;
- a persone conosciute dall’autore.
Altri coinvolgono prostitute. Altri ancora riguardano vittime apparentemente casuali, come le due donne assassinate sui treni. Anche le dichiarazioni rese successivamente da Donato Bilancia non consentono di individuare un movente generale valido per tutti gli episodi.
È quindi più corretto parlare di motivazioni differenti all’interno della stessa serie criminale, invece di attribuire i 17 omicidi a un’unica causa psicologica.
Questa pluralità emerge anche dall’eterogeneità delle vittime: nove uomini e otto donne, appartenenti a contesti sociali e professionali diversi.
Il modus operandi di Donato Bilancia
Anche il modus operandi non rimase perfettamente costante.
Donato Bilancia utilizzò principalmente una Smith & Wesson calibro .38, ma contesti, modalità di avvicinamento e tipologia delle vittime variarono nel corso della serie. Colpì:
- all’interno di abitazioni;
- lungo le strade;
- in luoghi legati alla prostituzione;
- durante rapine;
- sui treni;
- in un’area di servizio autostradale.
Questa variabilità complicava la possibilità di costruire immediatamente un collegamento tra tutti gli episodi. Non significa però che gli omicidi fossero privi di elementi comuni.
L’arma, alcuni comportamenti, gli spostamenti geografici e progressivamente le tracce investigative permisero di restringere il campo.
Come fu identificato Donato Bilancia
La cattura di Donato Bilancio non derivò da un singolo indizio spettacolare. Fu il risultato dell’incrocio di testimonianze, spostamenti, automobile, accertamenti tradizionali e analisi scientifiche.
Il caso è quindi interessante soprattutto perché mostra come un’indagine complessa possa avanzare attraverso la convergenza di elementi diversi.
L’auto, le multe e gli spostamenti
L’automobile utilizzata da Donato Bilancia diventò uno degli elementi importanti dell’indagine.
Una persona sopravvissuta all’aggressione del 24 marzo contribuì alla descrizione del responsabile e dell’auto. Le verifiche sugli spostamenti e sulle contravvenzioni permisero inoltre agli investigatori di confrontare la presenza del veicolo con alcune delle aree nelle quali erano stati commessi i delitti.
Il sospetto cominciava così ad assumere un’identità concreta. Ma per trasformare il sospetto in un collegamento scientificamente verificabile serviva altro.
Il DNA sulla tazzina e sui mozziconi
Gli investigatori sottoposero Donato Bilancia a sorveglianza.
Durante questa fase riuscirono a recuperare materiale biologico lasciato su mozziconi di sigaretta e una tazzina di caffè.
Il DNA ottenuto venne confrontato con le tracce biologiche associate all’omicidio di Maria Angela Rubino. La corrispondenza rappresentò un elemento decisivo dell’indagine.
Il caso Donato Bilancia è ancora oggi ricordato tra le vicende italiane nelle quali l’analisi genetica ebbe un ruolo particolarmente rilevante nell’identificazione dell’autore.
L’arresto del 6 maggio 1998
La mattina del 6 maggio 1998 Donato Bilancia venne arrestato a Genova. Aveva 46 anni e stava uscendo dall’ospedale San Martino quando venne fermato dai Carabinieri.
A quel momento gli investigatori lo collegavano già a diversi delitti. Non conoscevano però ancora l’intera estensione della serie. Quella sarebbe emersa soprattutto durante gli interrogatori successivi.
La confessione dei 17 omicidi
Dopo l’arresto, Donato Bilancia inizialmente non ammise l’intera serie.
Successivamente cominciò a raccontare agli investigatori i delitti commessi, ricostruendo una sequenza più ampia di quella che gli inquirenti avevano già individuato.
La confessione portò il numero a 17 omicidi. Tra questi figurava anche la morte di Giorgio Centanaro, che inizialmente non era stata trattata come omicidio.
Bilancia fornì indicazioni sui diversi episodi e sostenne di avere agito da solo. Secondo le ricostruzioni dell’epoca, la confessione completa arrivò pochi giorni dopo l’arresto.
La confessione non rappresentò però l’unico elemento del procedimento. Gli investigatori disponevano anche di:
- testimonianze;
- elementi legati agli spostamenti;
- riscontri balistici;
- tracce biologiche;
- elementi raccolti sui luoghi dei delitti.
Il processo a Donato Bilancia
Il processo ebbe una grande risonanza mediatica.
Donato Bilancia scelse di non partecipare personalmente a gran parte delle udienze; la sua voce entrò nel processo anche attraverso le registrazioni degli interrogatori e delle confessioni.
Uno degli aspetti centrali riguardava naturalmente la responsabilità penale dell’imputato. La presenza di problemi di personalità o di elementi psicopatologici, infatti, non determina automaticamente l’incapacità giuridica.
Donato Bilancia era capace di intendere e di volere?
Nel processo vennero svolte valutazioni psichiatriche sulla personalità di Donato Bilancia.
Il punto giuridicamente decisivo non era stabilire se presentasse tratti problematici, ma verificare se, al momento degli omicidi, fosse capace di intendere e di volere.
È una distinzione fondamentale.
Una persona può presentare disturbi o tratti patologici senza che questo elimini necessariamente la capacità di:
- comprendere il significato delle proprie azioni;
- autodeterminarsi;
- essere considerata penalmente responsabile.
Per comprendere questa distinzione è utile l’approfondimento UniD Professional sull’incapacità di intendere e di volere e la responsabilità penale.
Nel caso Donato Bilancia, le valutazioni svolte non impedirono il riconoscimento della sua responsabilità penale.
La condanna a 13 ergastoli
Nel 2000, Donato Bilancia venne condannato a 13 ergastoli per i 17 omicidi. Alla pena si aggiunsero 16 anni per un tentato omicidio.
La quantità degli ergastoli deriva naturalmente dalla pluralità dei delitti contestati e dalle relative decisioni giudiziarie: non significa che la pena possa materialmente essere eseguita tredici volte, ma rappresenta la risposta sanzionatoria alle diverse condanne accumulate.
Per Donato Bilancia iniziò così una detenzione destinata a durare fino alla morte.
Donato Bilancia e la difficoltà di costruire un unico profilo criminale
Il caso Donato Bilancia è interessante anche perché mette in discussione l’immagine stereotipata del serial killer che seleziona sempre lo stesso tipo di vittima e replica invariabilmente il medesimo rituale. La sua serie comprende:
- uomini e donne;
- persone conosciute e sconosciute;
- vittime scelte in ambienti collegati al denaro;
- lavoratrici del sesso;
- guardie giurate;
- donne incontrate sui treni;
- un benzinaio.
Anche i luoghi cambiano. Questo rende difficile parlare di un’unica vittimologia o di uno schema completamente stabile.
La profilazione criminale non consiste però nel trovare un’etichetta psicologica capace di spiegare automaticamente un autore. È un’attività di supporto alle indagini che mette in relazione comportamento, vittime, scene del crimine e modalità operative.
Nel caso di Donato Bilancia, proprio la variabilità degli episodi mostra perché una ricostruzione investigativa non possa dipendere esclusivamente dal “profilo” di un ipotetico serial killer. A condurre alla sua identificazione furono infatti soprattutto riscontri concreti: testimonianza, automobile, spostamenti e DNA.
Perché il caso Bilancia fu difficile da collegare
Guardando la serie a posteriori, può sembrare evidente che dietro tanti omicidi concentrati nello stesso territorio ci fosse un unico responsabile. Per gli investigatori dell’epoca, il quadro era molto meno lineare. I primi delitti potevano apparire collegati a:
- rapine;
- ambienti del gioco;
- regolamenti di conti;
- criminalità comune.
Successivamente entrarono nella serie:
- prostitute;
- guardie giurate;
- passeggere ferroviarie.
Gli omicidi sui treni, soprattutto, sembravano allontanarsi dai contesti precedenti.
Il collegamento dovette quindi emergere progressivamente attraverso la comparazione degli episodi e delle tracce.
È proprio questa trasformazione della serie a spiegare perché Bilancia poté continuare a uccidere per mesi nonostante l’elevatissimo numero di vittime.
Donato Bilancia era un serial killer “tipico”?
L’espressione “serial killer” descrive un autore responsabile di più omicidi separati nel tempo, ma non significa che tutti gli assassini seriali presentino lo stesso comportamento. Donato Bilancia presenta alcune caratteristiche particolari.
La prima è la rapidità dell’escalation: 17 vittime in circa sei mesi. La seconda è l’eterogeneità delle persone colpite.
La terza è la modifica dei contesti: dagli ambienti conosciuti alle vittime occasionali. La quarta è la relativa ampiezza geografica degli spostamenti tra Liguria e Piemonte.
Più che cercare di inserirlo rigidamente in una categoria, il caso Bilancia mostra quindi quanto possano essere differenti tra loro le serie omicidiarie.
Gli anni di Donato Bilancia in carcere
Dopo i primi anni di detenzione nel carcere di Marassi a Genova, Donato Bilancia venne trasferito al Due Palazzi di Padova.
Durante la lunga detenzione intraprese anche un percorso scolastico e universitario. Nel 2018 ANSA riportava che aveva ottenuto il diploma di ragioniere e che stava studiando per una laurea triennale in Progettazione e gestione del turismo culturale.
Aveva inoltre studiato inglese, francese e spagnolo.
Aveva trascorso parte della detenzione in condizioni di isolamento e di maggiore sicurezza, anche per le minacce ricevute da altri detenuti, per essere poi inserito nel circuito detentivo comune.
Negli anni aveva inoltre ottenuto alcuni permessi autorizzati dal Tribunale di sorveglianza, tra cui visite alle tombe dei genitori.
Sono aspetti che appartengono alla fase esecutiva della pena e permettono di completare la biografia senza modificare, naturalmente, la gravità dei fatti per i quali era stato condannato.
Come è morto Donato Bilancia
Donato Bilancia morì il 17 dicembre 2020, a 69 anni. Era detenuto nel carcere Due Palazzi di Padova e la morte fu collegata al Covid-19.
Aveva trascorso circa 22 anni in carcere. Con la sua morte si chiuse la vicenda personale dell’autore, ma non l’interesse storico e investigativo per il caso.
Perché Donato Bilancia resta uno dei casi più noti della cronaca criminale italiana
La notorietà di Donato Bilancia non deriva soltanto dal numero delle vittime. Diversi elementi rendono il caso particolarmente significativo:
- 17 omicidi in poco più di sei mesi;
- vittime estremamente differenti;
- spostamenti tra Liguria e Piemonte;
- mutamento progressivo dei contesti criminali;
- omicidi compiuti sui treni;
- fortissimo allarme pubblico;
- ruolo determinante delle analisi del DNA;
- confessione di delitti che gli investigatori non avevano ancora collegato alla serie.
La vicenda mostra inoltre quanto le etichette possano semplificare eccessivamente una storia criminale. Definire Donato Bilancia il “serial killer delle prostitute” racconta soltanto alcune vittime. Chiamarlo “serial killer dei treni” descrive soltanto due dei 17 omicidi.
La serie completa comprende invece uomini e donne, persone conosciute e sconosciute, rapine, vendette, aggressioni e vittime incontrate casualmente.
Ed è probabilmente proprio questa assenza di un’unica categoria a spiegare perché, ancora oggi, il caso di Donato Bilancia continui a essere studiato e raccontato: non per cercare una formula semplice capace di spiegare 17 omicidi, ma per comprendere come episodi inizialmente separati furono progressivamente collegati fino all’identificazione, all’arresto e alla condanna del loro autore.
