Cyberbullismo e dati Moige: cosa emerge dall’indagine 2022
Nel 2022 il cyberbullismo continua a rappresentare una criticità significativa tra i minori italiani. Secondo l’indagine realizzata dal Moige – Movimento Italiano Genitori insieme all’Istituto Piepoli, il 31% dei minori intervistati dichiara di essere stato vittima di cyberbullismo almeno una volta.
Nel 2020 la percentuale era del 23%: il dato del 2022 evidenzia quindi un aumento di 8 punti percentuali.
La stessa ricerca mostra una crescita anche delle prepotenze vissute nella vita reale: il 54% dei minori riferisce di averne subite, contro il 44% del 2020.
I numeri vanno letti nel contesto successivo alla pandemia, durante il quale ragazzi e adolescenti hanno trascorso molto più tempo connessi e hanno consolidato l’utilizzo quotidiano di smartphone, social network e piattaforme digitali.
Per una panoramica generale su definizione, forme, dinamiche e prevenzione puoi consultare la guida dedicata a cyber bullismo, cyberbullismo e bullismo online.
I dati Moige sul cyberbullismo nel 2022
L’indagine “Tra digitale e cyber risk: rischi e opportunità del web” è stata realizzata dal Moige in collaborazione con l’Istituto Piepoli e ha coinvolto 1.316 minori tra i 6 e i 18 anni. I risultati presentati nel febbraio 2023 mostrano alcuni dati particolarmente rilevanti:
- il 31% dei minori dichiara di essere stato vittima di cyberbullismo almeno una volta;
- nel 2020 la percentuale era del 23%;
- il 54% dichiara di aver subito prepotenze nella vita reale;
- nel 2020 il dato relativo alle prepotenze era del 44%;
- il 63% si collega a Internet senza supervisione adulta;
- nel 2021 la percentuale era del 59%;
- il 22% supera le cinque ore al giorno connesso.
Questi numeri non descrivono soltanto la diffusione del cyberbullismo. Mostrano anche quanto l’esperienza digitale sia diventata centrale nella quotidianità dei minori.
Bullismo e cyberbullismo: il confronto con il 2020
Uno degli aspetti più evidenti dell’indagine è la crescita parallela di bullismo e cyberbullismo. Le prepotenze subite nella vita reale passano dal 44% del 2020 al 54% del 2022, mentre il cyberbullismo cresce dal 23% al 31%.
Questo dato suggerisce che non è utile considerare i due fenomeni come mondi separati.
Le dinamiche di gruppo, i conflitti scolastici e le relazioni tra pari possono infatti proseguire online, così come un episodio nato sui social può avere conseguenze nella vita scolastica e nei rapporti quotidiani.
La crescita registrata dopo il periodo pandemico va quindi interpretata anche alla luce del maggior tempo trascorso online e della crescente integrazione tra relazioni fisiche e digitali.
Minori online senza supervisione adulta
Un altro dato significativo riguarda la supervisione.
Secondo la ricerca Moige-Piepoli, nel 2022 il 63% dei minori si collegava a Internet senza alcuna supervisione adulta, contro il 59% rilevato nel 2021.
Questo non significa che l’assenza di controllo produca automaticamente episodi di cyberbullismo. Indica però una condizione nella quale ragazzi molto giovani possono trovarsi a gestire autonomamente:
- richieste di contatto;
- messaggi offensivi;
- contenuti inappropriati;
- pressioni da parte del gruppo;
- diffusione di immagini e video;
- interazioni con sconosciuti.
Il dato evidenzia quindi l’importanza dell’educazione digitale e del dialogo tra adulti e minori, più che di una semplice sorveglianza tecnica.
Tempo online e cyber risk
L’indagine sul cyberbullismo Moige evidenzia inoltre che il 22% dei minori supera le cinque ore al giorno connesso.
Il tempo trascorso online non rappresenta di per sé un indicatore di cyberbullismo, ma aumenta inevitabilmente il numero di interazioni digitali e l’esposizione a possibili rischi.
Social network, piattaforme video, chat e videogiochi online fanno ormai parte della quotidianità dei ragazzi e possono diventare ambienti nei quali si riproducono dinamiche già presenti nelle relazioni reali.
Per questo il tema centrale non è soltanto “quanto tempo” un minore trascorra online, ma soprattutto come utilizzi la rete, con quali competenze e con quali strumenti di tutela.
Il ruolo dei social network
La ricerca Moige dedica particolare attenzione anche al rapporto dei giovani con i social network e con le piattaforme digitali. Il problema non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene utilizzata.
Condividere fotografie personali, accettare contatti sconosciuti o diffondere informazioni private può aumentare l’esposizione a situazioni problematiche, soprattutto quando manca una piena consapevolezza delle conseguenze.
Il cyberbullismo può inoltre essere amplificato dalla struttura stessa dei social: una fotografia, un video o un commento possono essere replicati, inoltrati e commentati da molte persone in poco tempo.
Il progetto “Giovani Ambasciatori per la cittadinanza digitale”
La presentazione dell’indagine è stata anche l’occasione per lanciare la settima edizione del progetto “Giovani Ambasciatori per la cittadinanza digitale contro cyberbullismo e cyber risk”.
Il progetto del Moige punta a rendere gli studenti parte attiva della prevenzione, attraverso formazione, sensibilizzazione e peer education.
Nel 2023 l’iniziativa ha coinvolto:
- 300 scuole primarie e secondarie;
- 75.123 studenti;
- 1.788 Giovani Ambasciatori;
- 150.246 genitori informati attraverso materiali dedicati.
I Giovani Ambasciatori vengono formati per diventare punti di riferimento all’interno della scuola, capaci di riconoscere situazioni problematiche e favorire la diffusione di comportamenti più consapevoli.
La peer education contro il cyberbullismo
Uno degli elementi più interessanti del progetto è l’utilizzo della peer education.
Il principio è semplice: ragazzi adeguatamente formati possono parlare ai propri coetanei utilizzando linguaggi, esempi e dinamiche più vicine alla loro esperienza quotidiana.
Nel contrasto al cyberbullismo questo approccio può essere particolarmente efficace, perché molti episodi si sviluppano proprio all’interno del gruppo dei pari.
Il compagno che decide di non condividere un contenuto offensivo, di sostenere la vittima o di segnalare la situazione può interrompere la dinamica di amplificazione che spesso caratterizza il bullismo online.
Il Centro mobile di prevenzione e supporto
Il progetto Moige comprende anche il Centro mobile di prevenzione, sostegno e supporto, che porta nelle scuole attività formative e momenti di confronto con professionisti.
Nel 2023 il progetto ha previsto 25 tappe del Centro mobile, insieme a incontri e attività dedicate a studenti, docenti e famiglie.
L’obiettivo non è soltanto fornire informazioni, ma offrire strumenti concreti per riconoscere e gestire situazioni di bullismo, cyberbullismo e altri rischi digitali.
Come leggere oggi i dati Moige del 2022
I dati presentati dal Moige sul cyberbullismo nel 2023 descrivono una situazione riferita al 2022 e devono quindi essere letti come una fotografia storica di quel periodo.
Non rappresentano automaticamente la situazione attuale, ma restano utili per comprendere il cambiamento avvenuto tra il periodo precedente alla pandemia e gli anni immediatamente successivi.
In particolare, l’aumento dal 23% al 31% delle vittime di cyberbullismo e la crescita dei minori connessi senza supervisione mostrano quanto velocemente siano cambiate le abitudini digitali delle nuove generazioni.
La risposta individuata dal Moige punta soprattutto su educazione, coinvolgimento della scuola, formazione dei genitori e responsabilizzazione dei ragazzi stessi.
È un approccio che resta attuale anche nel nuovo quadro normativo italiano. Per approfondire gli aspetti legislativi puoi consultare anche la guida alla Legge 70/2024 contro bullismo e cyberbullismo.
