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Charles Sobhraj: storia vera, crimini e cattura del killer noto come “Il serpente”

Charles Sobhraj: storia vera, crimini e cattura del killer noto come “Il serpente”

Charles Sobhraj - storia vera, crimini e cattura del killer noto come “Il serpente”
  • Sara Elia
  • 10 Gennaio 2026
  • Criminologia
  • 8 minuti

Charles Sobhraj: la storia del killer noto come “Il serpente”

Dietro il volto carismatico e ambiguo raccontato dalla serie televisiva The Serpent si cela una delle figure criminali più sfuggenti, manipolative e inquietanti del Novecento: Charles Sobhraj. Attivo tra gli anni Settanta e Ottanta lungo la cosiddetta Hippie Trail, Sobhraj seppe sfruttare il clima di libertà, ingenuità e mobilità internazionale dell’epoca per costruire una rete di truffe, raggiri e omicidi che attraversò Asia ed Europa.

Soprannominato “Il Serpente” per la sua capacità di insinuarsi nella vita delle vittime, mutare identità e sfuggire ripetutamente alla giustizia, Charles Sobhraj incarnò un nuovo tipo di criminale transnazionale: colto, poliglotta, estremamente persuasivo e dotato di un’intelligenza manipolativa fuori dal comune. La sua storia non è solo una sequenza di crimini, ma un caso emblematico di fallimenti investigativi, lacune nei sistemi giudiziari internazionali e dinamiche psicologiche profonde legate al narcisismo patologico e alla psicopatia.

Analizzare la vicenda di Charles Sobhraj significa entrare in un territorio complesso dove identità multiple, seduzione, violenza e fuga si intrecciano costantemente. È un racconto che va oltre la cronaca nera e diventa una riflessione sul potere della manipolazione, sul fascino esercitato dal male e sui limiti della cooperazione internazionale nella lotta al crimine.

In questo articolo ripercorriamo la storia vera di Charles Sobhraj, i suoi crimini più noti, le strategie utilizzate per ingannare le vittime e le autorità, fino alla lunga e controversa cattura di uno dei killer più elusivi della storia contemporanea.

Indice
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Chi è Charles Sobhraj

Charles Sobhraj nasce a Saigon nel 1944, in un contesto instabile ai margini della legalità segnato da continui spostamenti e separazioni familiari. In particolare, la figura paterna assente e un profondo senso di esclusione lo portano a sviluppare ben presto una personalità egocentrica, fredda e opportunista.
Dopo la fine della guerra d’Indocina, si trasferisce con la madre in Francia e, negli anni Sessanta inizia a compiere i primi reati quali furti, truffe e frodi e a manifestare una notevole capacità di manipolazione, di controllo delle proprie emozioni e una totale mancanza di empatia.
 
Dopo aver trascorso un breve periodo in carcere, viene rilasciato ed entra in contatto con gli ambienti criminali di Parigi. Nei primi anni Settanta, di fronte a un nuovo mandato di cattura francese, decide di fuggire verso l’Asia insieme ad alcune donne che riesce a sedurre e convincere a seguirlo.
È in questo periodo che Charles Sobhraj, tra Thailandia, India, Nepal, Afghanistan, Iran e Pakistan, dà inizio alla sua carriera di truffatore internazionale.
 
L’uomo che è elegante, colto ed affascinante, si costruisce l’immagine di ricco mercante di gemme. In breve tempo, Charles Sobhraj guadagna il soprannome “Il Serpente”, per la capacità di cambiare pelle e scivolare via da ogni situazione.

Il contesto storico della Hippie Trail

Tra la fine degli anni Sessanta e la seconda metà degli anni Settanta, la Hippie Trail rappresentò uno dei fenomeni socio-culturali più emblematici della controcultura occidentale.
Non si trattava di una singola strada, ma di un itinerario informale che collegava l’Europa occidentale all’Asia meridionale e sud-orientale, attraversando Paesi come Turchia, Iran, Afghanistan, Pakistan, India, Nepal e Thailandia.

Migliaia di giovani europei, americani e australiani intraprendevano questo viaggio mossi da ideali di libertà, spiritualità, rifiuto del consumismo e ricerca identitaria. Si viaggiava con pochi soldi, spesso in autostop o con mezzi locali, soggiornando in ostelli economici, guesthouse improvvisate e comunità informali di viaggiatori.

Questo stile di vita, volutamente anticonvenzionale, favoriva:

  • fiducia spontanea negli sconosciuti
  • condivisione di spazi, sostanze, informazioni e risorse
  • scarsa attenzione alla sicurezza personale
  • documenti spesso poco controllati o facilmente falsificabili

Un terreno ideale, dunque, per chi sapeva osservare, imitare e manipolare.

Un vuoto di controllo internazionale

Dal punto di vista geopolitico, l’area attraversata dalla Hippie Trail era caratterizzata da:

  • confini porosi
  • sistemi di polizia poco coordinati tra Stati
  • assenza di database condivisi
  • comunicazioni lente tra autorità giudiziarie internazionali

In questo contesto, un criminale come Charles Sobhraj poteva

  • cambiare identità con facilità
  • sfruttare passaporti rubati o falsificati
  • spostarsi rapidamente da un Paese all’altro
  • approfittare della scarsa cooperazione tra le forze dell’ordine

La globalizzazione della criminalità era ancora lontana dall’essere compresa o contrastata in modo sistematico.

L’incontro tra predatore e contesto favorevole

La Hippie Trail non fu la causa dei crimini, ma l’ecosistema perfetto che ne permise la proliferazione. Giovani occidentali isolati, spesso lontani dalle famiglie, senza reti di supporto e con una visione idealizzata del mondo, rappresentavano vittime ideali per un soggetto come Charles Sobhraj dotato di:

  • carisma
  • intelligenza sociale
  • capacità di assumere ruoli rassicuranti (amico, guida, benefattore)

Sobhraj seppe inserirsi in questo flusso umano come un camaleonte, sfruttando le crepe culturali e istituzionali dell’epoca.

Charles Sobhraj e la Hippie Trail: quando il contesto amplifica il profilo psicologico

Il successo criminale di Charles Sobhraj non può essere spiegato esclusivamente attraverso i tratti individuali.
La Hippie Trail è il catalizzatore ideale che permette al suo profilo psicologico di esprimersi pienamente. In criminologia, questo incontro viene spesso descritto come una convergenza tra predatore e ambiente permissivo.

Sobhraj mostra tratti marcati di narcisismo patologico: bisogno di ammirazione, senso di superiorità intellettuale, convinzione di poter dominare gli altri. La Hippie Trail gli offre un pubblico perfetto: giovani occidentali spesso idealisti, inesperti, lontani da qualsiasi rete di protezione sociale.

In quel contesto:

  • può presentarsi come salvatore, guida esperta, amico solidale
  • riceve attenzione, fiducia e gratitudine
  • rafforza l’immagine grandiosa di sé come individuo “più sveglio” degli altri

Ogni manipolazione riuscita diventa una conferma del proprio potere personale.

Abilità mimetica e intelligenza sociale elevata

Uno degli aspetti più inquietanti del profilo psicologico di Charles Sobhraj era la sua capacità di adattarsi rapidamente ai contesti sociali. Parla più lingue, osserva con attenzione i comportamenti altrui e replica lo stile comunicativo delle sue vittime.

La Hippie Trail funziona come una comunità fluida, priva di identità stabili:

  • nessuno verifica davvero chi fosse
  • cambiare nome, accento o storia personale è normale
  • la diffidenza è vista come un difetto “borghese”

Questo gli ha permesso di:

  • cambiare ruolo continuamente
  • assumere identità rassicuranti
  • inserirsi nei gruppi senza sollevare sospetti

Dal punto di vista psicologico, ciò alimenta il suo senso di onnipotenza.

Manipolazione affettiva e dipendenza psicologica

Charles Sobhraj non agisce solo con la violenza, ma soprattutto con strategie di legame coercitivo. Crea relazioni basate su:

  • favori iniziali
  • aiuto apparente (cibo, medicine, denaro)
  • condivisione emotiva

Molti viaggiatori sono stanchi, malati, spaesati. In questo scenario, Charles Sobhraj instaura dinamiche di dipendenza, tipiche dei manipolatori relazionali: chi riceve aiuto si sente in debito, chi si sente in debito obbedisce.

Questo schema è perfettamente compatibile con la filosofia hippie della fiducia reciproca, che abbassa le difese psicologiche delle vittime.

Assenza di empatia e deumanizzazione dell’altro

Dal punto di vista clinico, Charles Sobhraj mostra una grave carenza empatica. Le vittime non sono persone, ma strumenti: passaporti da usare, soldi da ottenere, ostacoli da eliminare.

La Hippie Trail favorisce questa deumanizzazione perché:

  • le vittime sono straniere, spesso sole
  • sparizioni e morti vengono normalizzate come “incidenti di viaggio”
  • l’identità delle persone è facilmente cancellabile

In termini psicologici, questo riduceva il rischio di colpa o rimorso, rendendo il passaggio all’omicidio più facile e ripetibile.

Il piacere del rischio e la sfida alle autorità

Un ulteriore tratto del profilo di Charles Sobhraj è la ricerca della sfida.
Ingannare la polizia, evadere di prigione, muoversi tra Paesi diversi senza essere fermato: tutto questo costituisce una forma di gratificazione psicologica.

La Hippie Trail, con la sua frammentazione istituzionale, diventa una scacchiera perfetta:

  • nessun coordinamento internazionale
  • indagini lente e isolate
  • errori sistemici che lui sfruttava deliberatamente

Ogni fuga riuscita rafforza la sua identità di predatore intelligente e invincibile. La sua storia dimostra una lezione chiave della criminologia moderna: non esistono crimini isolati dal loro ecosistema sociale.

La lunga scia di omicidi 

Tra il 1972 e il 1976 Charles Sobhraj si trasforma da truffatore a serial killer.
I suoi crimini si concentrano soprattutto tra Bangkok, Kathmandu e Bombay, dove sfrutta il flusso costante di giovani occidentali in cerca di esperienze spirituali e libertà. Il suo tratto distintivo è la totale assenza di rimorso: l’omicidio, per lui, è parte di un gioco psicologico e di una sfida contro le autorità. 
 
Anche il suo modus operandi è sempre lo stesso:
  • attira con il fascino le sue vittime e le ospita in casa fingendosi amico;
  • offre loro da bere e da mangiare, le droga con potenti sedativi e poi le deruba;
  • le uccide per impossessarsi dei loro passaporti e continuare così la fuga.
Alcune vittime vengono avvelenate, altre strangolate, bruciate o carbonizzate spesso con l’aiuto della compagna Marie-Andrée Leclerc, figura fragile e sottomessa al suo carisma, e Ajay Chowdhury, suo complice indiano. Secondo le sue stesse future ammissioni, il numero delle morti potrebbe superare la ventina di persone, tutti turisti, soprattutto provenienti da Europa, Stati Uniti e Australia, che spariscono nel nulla dopo averlo incontrato.
 
Nonostante ciò, l’uomo riesce sempre a sfuggire, cambiando nazionalità e identità con disinvoltura e mantenendo uno stile di vita lussuoso grazie ai soldi e agli oggetti rubati alle sue vittime.

La fine di Charles Sobhraj: arresto e processo 

Nel 1976 Charles Sobhraj si stabilisce in India insieme a un gruppo di seguaci.
Qui, nel tentativo di truffare un gruppo di turisti New Delhi, offre loro capsule di sonniferi spacciandole per medicine preventive contro la dissenteria. L’inganno fallisce: alcuni dei turisti si sentono male e chiamano la polizia. Quando gli agenti arrivano nell’albergo, si trovano finalmente davanti al serial killer.
 
Arrestato e processato in India, nonostante si dichiari non colpevole, viene condannato a 12 anni di prigione per furto e avvelenamento. Questa condanna, paradossalmente, gli consente di evitare l’estradizione in Thailandia, dove lo attende la pena di morte per due omicidi. 
Nel 1986 riesce a fuggire ma viene riarrestato poche ore dopo. Rilasciato nel 1997, viene estradato in Francia, dove vive liberamente per anni. 
 
Tuttavia, nel 2003, commette l’errore che ne segnerà definitivamente la fine: torna in Nepal, uno dei pochi Paesi dove i suoi crimini non sono caduti in prescrizione. Riconosciuto, viene arrestato e processato per l’omicidio di Connie Jo Bronzich, uccisa nel 1975.
 
Nel 2004 il tribunale lo condanna all’ergastolo e, nel 2014, ottiene una seconda condanna all’ergastolo per la morte di Laurent Carrière.
Nel frattempo, “The Serpent” si sposa in carcere con Nihita Biswas, figlia del suo avvocato, suscitando un enorme attenzione mediatica. 

Scarcerazione e mito de “Il Serpente”

La vita di Charles Sobhraj sembra destinata a concludersi dietro le sbarre, ma le sue condizioni di salute iniziano a peggiorare per gravi problemi cardiaci. 
Nel 2017 subisce un’operazione al cuore e negli anni successivi riceve altre cure mediche. La Corte Suprema del Nepal, tenendo conto della sua buona condotta e del deterioramento fisico, decide nel dicembre 2022 di liberarlo anticipatamente.
 
Dopo alcune procedure amministrative, lascia quindi il Nepal e torna in Francia, dove vive ancora oggi sotto sorveglianza mantenendo un profilo basso.
 
Ad oggi, la figura de “Il Serpente” continua ad attrarre curiosità e controversie, restando oggetto di studio e una fascinazione sospesa tra orrore e mistero.
Charles Sobhraj incarna infatti il paradosso del criminale che diventa mito e la sua vita, segnata da violenza e menzogne, continua a dividere l’opinione pubblica tra chi lo considera l’archetipo del criminale intelligente e manipolatore, capace di sfuggire alle autorità grazie a un mix di freddezza, seduzione e astuzia, e chi percepisce in lui il volto più oscuro della manipolazione umana.
Dietro il fascino e l’eleganza, resta il ritratto di un uomo che ha trasformato il male in spettacolo, e che anche dopo mezzo secolo continua a serpeggiare nella memoria collettiva.
 
Nel 2021 la sua storia è stata adattata nella serie televisiva The Serpent.
 
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