Charles Sobhraj: la storia del killer noto come “Il serpente”
Dietro il volto carismatico e ambiguo raccontato dalla serie televisiva The Serpent si cela una delle figure criminali più sfuggenti, manipolative e inquietanti del Novecento: Charles Sobhraj. Attivo tra gli anni Settanta e Ottanta lungo la cosiddetta Hippie Trail, Sobhraj seppe sfruttare il clima di libertà, ingenuità e mobilità internazionale dell’epoca per costruire una rete di truffe, raggiri e omicidi che attraversò Asia ed Europa.
Soprannominato “Il Serpente” per la sua capacità di insinuarsi nella vita delle vittime, mutare identità e sfuggire ripetutamente alla giustizia, Charles Sobhraj incarnò un nuovo tipo di criminale transnazionale: colto, poliglotta, estremamente persuasivo e dotato di un’intelligenza manipolativa fuori dal comune. La sua storia non è solo una sequenza di crimini, ma un caso emblematico di fallimenti investigativi, lacune nei sistemi giudiziari internazionali e dinamiche psicologiche profonde legate al narcisismo patologico e alla psicopatia.
Analizzare la vicenda di Charles Sobhraj significa entrare in un territorio complesso dove identità multiple, seduzione, violenza e fuga si intrecciano costantemente. È un racconto che va oltre la cronaca nera e diventa una riflessione sul potere della manipolazione, sul fascino esercitato dal male e sui limiti della cooperazione internazionale nella lotta al crimine.
In questo articolo ripercorriamo la storia vera di Charles Sobhraj, i suoi crimini più noti, le strategie utilizzate per ingannare le vittime e le autorità, fino alla lunga e controversa cattura di uno dei killer più elusivi della storia contemporanea.
Chi è Charles Sobhraj
Il contesto storico della Hippie Trail
Tra la fine degli anni Sessanta e la seconda metà degli anni Settanta, la Hippie Trail rappresentò uno dei fenomeni socio-culturali più emblematici della controcultura occidentale.
Non si trattava di una singola strada, ma di un itinerario informale che collegava l’Europa occidentale all’Asia meridionale e sud-orientale, attraversando Paesi come Turchia, Iran, Afghanistan, Pakistan, India, Nepal e Thailandia.
Migliaia di giovani europei, americani e australiani intraprendevano questo viaggio mossi da ideali di libertà, spiritualità, rifiuto del consumismo e ricerca identitaria. Si viaggiava con pochi soldi, spesso in autostop o con mezzi locali, soggiornando in ostelli economici, guesthouse improvvisate e comunità informali di viaggiatori.
Questo stile di vita, volutamente anticonvenzionale, favoriva:
- fiducia spontanea negli sconosciuti
- condivisione di spazi, sostanze, informazioni e risorse
- scarsa attenzione alla sicurezza personale
- documenti spesso poco controllati o facilmente falsificabili
Un terreno ideale, dunque, per chi sapeva osservare, imitare e manipolare.
Un vuoto di controllo internazionale
Dal punto di vista geopolitico, l’area attraversata dalla Hippie Trail era caratterizzata da:
- confini porosi
- sistemi di polizia poco coordinati tra Stati
- assenza di database condivisi
- comunicazioni lente tra autorità giudiziarie internazionali
In questo contesto, un criminale come Charles Sobhraj poteva
- cambiare identità con facilità
- sfruttare passaporti rubati o falsificati
- spostarsi rapidamente da un Paese all’altro
- approfittare della scarsa cooperazione tra le forze dell’ordine
La globalizzazione della criminalità era ancora lontana dall’essere compresa o contrastata in modo sistematico.
L’incontro tra predatore e contesto favorevole
La Hippie Trail non fu la causa dei crimini, ma l’ecosistema perfetto che ne permise la proliferazione. Giovani occidentali isolati, spesso lontani dalle famiglie, senza reti di supporto e con una visione idealizzata del mondo, rappresentavano vittime ideali per un soggetto come Charles Sobhraj dotato di:
- carisma
- intelligenza sociale
- capacità di assumere ruoli rassicuranti (amico, guida, benefattore)
Sobhraj seppe inserirsi in questo flusso umano come un camaleonte, sfruttando le crepe culturali e istituzionali dell’epoca.
Charles Sobhraj e la Hippie Trail: quando il contesto amplifica il profilo psicologico
Il successo criminale di Charles Sobhraj non può essere spiegato esclusivamente attraverso i tratti individuali.
La Hippie Trail è il catalizzatore ideale che permette al suo profilo psicologico di esprimersi pienamente. In criminologia, questo incontro viene spesso descritto come una convergenza tra predatore e ambiente permissivo.
Sobhraj mostra tratti marcati di narcisismo patologico: bisogno di ammirazione, senso di superiorità intellettuale, convinzione di poter dominare gli altri. La Hippie Trail gli offre un pubblico perfetto: giovani occidentali spesso idealisti, inesperti, lontani da qualsiasi rete di protezione sociale.
In quel contesto:
- può presentarsi come salvatore, guida esperta, amico solidale
- riceve attenzione, fiducia e gratitudine
- rafforza l’immagine grandiosa di sé come individuo “più sveglio” degli altri
Ogni manipolazione riuscita diventa una conferma del proprio potere personale.
Abilità mimetica e intelligenza sociale elevata
Uno degli aspetti più inquietanti del profilo psicologico di Charles Sobhraj era la sua capacità di adattarsi rapidamente ai contesti sociali. Parla più lingue, osserva con attenzione i comportamenti altrui e replica lo stile comunicativo delle sue vittime.
La Hippie Trail funziona come una comunità fluida, priva di identità stabili:
- nessuno verifica davvero chi fosse
- cambiare nome, accento o storia personale è normale
- la diffidenza è vista come un difetto “borghese”
Questo gli ha permesso di:
- cambiare ruolo continuamente
- assumere identità rassicuranti
- inserirsi nei gruppi senza sollevare sospetti
Dal punto di vista psicologico, ciò alimenta il suo senso di onnipotenza.
Manipolazione affettiva e dipendenza psicologica
Charles Sobhraj non agisce solo con la violenza, ma soprattutto con strategie di legame coercitivo. Crea relazioni basate su:
- favori iniziali
- aiuto apparente (cibo, medicine, denaro)
- condivisione emotiva
Molti viaggiatori sono stanchi, malati, spaesati. In questo scenario, Charles Sobhraj instaura dinamiche di dipendenza, tipiche dei manipolatori relazionali: chi riceve aiuto si sente in debito, chi si sente in debito obbedisce.
Questo schema è perfettamente compatibile con la filosofia hippie della fiducia reciproca, che abbassa le difese psicologiche delle vittime.
Assenza di empatia e deumanizzazione dell’altro
Dal punto di vista clinico, Charles Sobhraj mostra una grave carenza empatica. Le vittime non sono persone, ma strumenti: passaporti da usare, soldi da ottenere, ostacoli da eliminare.
La Hippie Trail favorisce questa deumanizzazione perché:
- le vittime sono straniere, spesso sole
- sparizioni e morti vengono normalizzate come “incidenti di viaggio”
- l’identità delle persone è facilmente cancellabile
In termini psicologici, questo riduceva il rischio di colpa o rimorso, rendendo il passaggio all’omicidio più facile e ripetibile.
Il piacere del rischio e la sfida alle autorità
Un ulteriore tratto del profilo di Charles Sobhraj è la ricerca della sfida.
Ingannare la polizia, evadere di prigione, muoversi tra Paesi diversi senza essere fermato: tutto questo costituisce una forma di gratificazione psicologica.
La Hippie Trail, con la sua frammentazione istituzionale, diventa una scacchiera perfetta:
- nessun coordinamento internazionale
- indagini lente e isolate
- errori sistemici che lui sfruttava deliberatamente
Ogni fuga riuscita rafforza la sua identità di predatore intelligente e invincibile. La sua storia dimostra una lezione chiave della criminologia moderna: non esistono crimini isolati dal loro ecosistema sociale.
La lunga scia di omicidi
I suoi crimini si concentrano soprattutto tra Bangkok, Kathmandu e Bombay, dove sfrutta il flusso costante di giovani occidentali in cerca di esperienze spirituali e libertà. Il suo tratto distintivo è la totale assenza di rimorso: l’omicidio, per lui, è parte di un gioco psicologico e di una sfida contro le autorità.
- attira con il fascino le sue vittime e le ospita in casa fingendosi amico;
- offre loro da bere e da mangiare, le droga con potenti sedativi e poi le deruba;
- le uccide per impossessarsi dei loro passaporti e continuare così la fuga.
La fine di Charles Sobhraj: arresto e processo
Qui, nel tentativo di truffare un gruppo di turisti New Delhi, offre loro capsule di sonniferi spacciandole per medicine preventive contro la dissenteria. L’inganno fallisce: alcuni dei turisti si sentono male e chiamano la polizia. Quando gli agenti arrivano nell’albergo, si trovano finalmente davanti al serial killer.
Scarcerazione e mito de “Il Serpente”
Charles Sobhraj incarna infatti il paradosso del criminale che diventa mito e la sua vita, segnata da violenza e menzogne, continua a dividere l’opinione pubblica tra chi lo considera l’archetipo del criminale intelligente e manipolatore, capace di sfuggire alle autorità grazie a un mix di freddezza, seduzione e astuzia, e chi percepisce in lui il volto più oscuro della manipolazione umana.
Dietro il fascino e l’eleganza, resta il ritratto di un uomo che ha trasformato il male in spettacolo, e che anche dopo mezzo secolo continua a serpeggiare nella memoria collettiva.
