Il potere carismatico del maestro di hot yoga, Bikram Choudhury
Per oltre quarant’anni, Bikram Choudhury costruisce attorno al suo metodo di hot yoga un vero ecosistema globale: una sequenza codificata di posture, praticata in sale riscaldate, diventa un marchio riconoscibile, un “format” replicabile e – per molti – una promessa di disciplina, benessere e trasformazione personale. Proprio questa combinazione tra routine strutturata, autorità carismatica e community internazionale rende il caso Bikram interessante anche oltre lo yoga: è un esempio di come, nel wellness contemporaneo, la reputazione possa crescere velocemente e crollare con la stessa rapidità.
Negli anni, infatti, la figura del fondatore finisce al centro di numerose accuse e cause civili legate a presunti abusi e comportamenti coercitivi; la vicenda riceve ulteriore attenzione mediatica anche grazie al documentario Bikram: Yogi, Guru, Predator (2019), che raccoglie testimonianze e ricostruzioni giornalistiche.
In questo articolo analizziamo il caso Bikram Choudhury senza sensazionalismi: dal successo del “metodo” e del brand alle dinamiche di potere tipiche di alcuni ambienti ad alta devozione, fino alle conseguenze legali e reputazionali. Perché capire cosa accade quando il confine tra guida, influenza e controllo si assottiglia è utile non solo per chi pratica yoga, ma per chiunque osservi da vicino il mondo del benessere e della formazione “trasformativa”.
Chi è Bikram Choudhury
Questi programmi, intensivi e costosi, diventano il cuore del suo modello di business e i workshop ed assumono caratteristiche che vanno oltre il semplice allenamento. In essi si respira infatti un’atmosfera di rigore, fatica fisica e dipendenza emotiva dal maestro, capace di influenzare profondamente gli studenti.
Il modello di devozione
Gli studenti vivono per settimane a contatto costante con il metodo, seguendo ritmi duri e partecipando a lunghe sessioni con il maestro. Le lezioni sono accompagnate da commenti provocatori, linguaggio esplicito e talvolta umiliazioni pubbliche.
Passa poi ad invitare le allieve a vedere dei film nella sua suite, invito percepito come obbligatorio, dove richiede massaggi, attenzioni fisiche e altre forme di intimità. Le donne accettano anche perché dopo aver sperimentato benefici fisici o psicologici grazie allo yoga, si sentono in debito nei confronti del maestro, come se fossero state salvate da una sofferenza profonda.
Accuse ed indagini
In particolare, quattro donne denunciano comportamenti sessuali non consensuali. Si tratta di:
- Sarah Baughn: avvicinatasi allo yoga per alleviare la depressione, durante le lezioni si sente a disagio perché il maestro la fissa, si avvicina in modo non consono, le sussurra dei commenti, dichiara di conoscerla da una vita precedente e di voler stare insieme a lei. La vicenda culmina quando, durante un seminario ad Acapulco, viene aggredita sessualmente;
- Larissa Anderson: dopo anni segnati da traumi e dipendenze, trova nello hot yoga una forma una rinascita e decide di aprire un suo studio a Seattle. Una notte, mentre sta guardano un film con il maestro, l’uomo la immobilizza e violenta. Successivamente, quando rifiuta nuove avances, Bikram smette di promuovere il suo studio, compromettendone lo sviluppo professionale;
- Dana McClellan: durante le lezioni, all’inizio percepisce le correzioni delle posizioni e i complimenti in pubblico come attenzione didattica. Ma presto i commenti diventano esplicitamente sessuali e Bikram sostiene di essere innamorato di lei, chiedendole di trasferirsi a Los Angeles per lavorare per lui. Una notte, mentre discutono della proposta di lavoro, Choudhury la violenta.
La fine dell’impero di Bikram Choudhury
Le udienze in tribunale gettano luce su comportamenti discutibili all’interno dei corsi, abusi di potere ed una cultura interna che invita le allieve a giustificare o minimizzare atteggiamenti inappropriati in nome della crescita spirituale o della carriera.
La narrazione del guaritore carismatico, dell’uomo che promette disciplina e benessere, viene sostituita da quella di un leader manipolativo che usa il proprio potere spirituale e professionale per ottenere vantaggi personali sfruttando le vulnerabilità emotive dei suoi adepti.
In particolare, le accuse di molestie sessuali e comportamenti predatori rivelano le vulnerabilità insite in strutture gerarchiche rigidamente centralizzate, mostrando il divario tra immagine pubblica e realtà delle azioni e rappresentando un monito sull’importanza della responsabilità e della trasparenza in ogni contesto educativo spirituale.
