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KUBARK e le tecniche di interrogatorio della CIA: storia, psicologia e tortura

KUBARK e le tecniche di interrogatorio della CIA: storia, psicologia e tortura

KUBARK e le tecniche di interrogatorio della CIA - storia, psicologia e tortura
  • Redazione UniD
  • 6 Agosto 2026
  • Criminologia
  • 22 minuti

Kubark: quando un documento segreto diventa pubblico

Nel luglio 1963, nel pieno della Guerra fredda, la CIA redasse un manuale classificato come Secret e intitolato KUBARK Counterintelligence Interrogation. Il documento non descriveva un singolo “metodo KUBARK”: il termine KUBARK era uno dei criptonimi con cui l’Agenzia indicava sé stessa.
Il manuale raccoglieva invece principi, classificazioni psicologiche e procedure destinate agli interrogatori di controspionaggio.

Il testo affrontava sia tecniche non coercitive sia procedure rivolte alle cosiddette resistant sources, le fonti considerate ostili o non collaborative.
La sezione più controversa era dedicata all’impiego di paura, minacce, isolamento, alterazione degli stimoli sensoriali, debilitazione e dolore per ridurre la capacità di resistenza della persona interrogata. Non si trattava soltanto di provocare sofferenza fisica: l’obiettivo era controllare l’ambiente, rendere il soggetto dipendente dall’interrogante e creare una condizione di crescente disorientamento.

KUBARK rimase segreto per oltre trent’anni. Una prima versione fu ottenuta nel 1997 dal Baltimore Sun attraverso il Freedom of Information Act, dopo una richiesta presentata nel 1994.
Il 25 febbraio 2014 la CIA diffuse una redazione meno censurata, rendendo possibile un confronto più completo tra le parti originariamente oscurate.

La sua importanza storica non deriva solo dalle tecniche descritte. KUBARK documenta un passaggio più profondo: il tentativo di trasformare conoscenze sulla psicologia, sulla percezione e sul comportamento umano in strumenti operativi di intelligence. Studiare il manuale significa quindi interrogarsi su tre questioni ancora attuali:

  • fino a che punto la scienza può essere separata dall’uso politico che ne viene fatto;
  • se la coercizione produca davvero informazioni attendibili;
  • come il linguaggio tecnico possa conferire un’apparenza di razionalità a pratiche lesive della dignità umana.

Vediamo cos’è e perché fu scritto KUBARK.

Indice
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Che cos’è KUBARK e perché fu scritto

KUBARK fu concepito come guida per gli interrogatori di controspionaggio.
Il suo campo di applicazione non era il normale colloquio investigativo svolto nell’ambito di un procedimento giudiziario, ma la raccolta di informazioni da spie, sospetti agenti stranieri, disertori, informatori e persone ritenute in possesso di dati sensibili.

Il contesto era quello della contrapposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica.
Nei primi anni Cinquanta, le autorità statunitensi temevano che i Paesi comunisti avessero sviluppato tecniche efficaci di indottrinamento, controllo mentale e produzione di confessioni.
Le testimonianze dei prigionieri della guerra di Corea e i processi politici sovietici alimentarono l’idea che fosse possibile modificare radicalmente il comportamento umano attraverso droghe, isolamento, ipnosi o pressione psicologica.

Questa percezione contribuì alla nascita di programmi segreti rivolti allo studio del comportamento. Il più noto fu MKUltra, autorizzato nel 1953 e coordinato, all’interno del Technical Services Staff della CIA, dal chimico Sidney Gottlieb.
Documenti dell’Agenzia mostrano che Gottlieb approvava e amministrava finanziamenti destinati ai sottoprogetti MKUltra già nel giugno 1953.

KUBARK arrivò dieci anni dopo.
Non era la prosecuzione formale di un singolo esperimento MKUltra, ma nacque nello stesso ambiente istituzionale e culturale: un sistema nel quale psicologia, psichiatria, farmacologia e intelligence venivano messe al servizio della sicurezza nazionale.

KUBARK non era una tecnica unica

Presentare KUBARK come “un metodo di interrogatorio” è riduttivo.

Il manuale costituiva un sistema articolato che comprendeva:

  • preparazione dell’interrogatorio;
  • raccolta preventiva di informazioni sul soggetto;
  • caratteristiche richieste all’interrogante;
  • classificazione psicologica delle fonti;
  • scelta dell’ambiente;
  • tecniche di colloquio non coercitive;
  • gestione delle persone considerate resistenti;
  • metodi coercitivi;
  • valutazione delle dichiarazioni raccolte.

L’idea di fondo era che l’interrogatorio dovesse essere personalizzato. Gli autori proponevano di individuare caratteristiche, paure, bisogni e vulnerabilità del soggetto per scegliere l’approccio ritenuto più adatto.

Questa impostazione pone però un problema metodologico.
Una categoria psicologica costruita dall’interrogante può essere scambiata per una verità sulla persona. Il silenzio, per esempio, può essere interpretato come ostilità, anche se deriva da paura, trauma, confusione, mancata comprensione delle domande o assenza delle informazioni richieste.

Quando l’interrogante parte dalla convinzione che il soggetto sappia qualcosa e stia deliberatamente resistendo, qualsiasi comportamento rischia di essere letto come prova della sua colpevolezza o reticenza.

Come era strutturato il manuale

KUBARK era un documento di 128 pagine.
Le sue sezioni affrontavano l’interrogatorio come un processo completo, dalla pianificazione alla gestione coercitiva delle fonti resistenti.

Parte del manualeContenuto principale
Definizioni e finalitàFunzione dell’interrogatorio di controspionaggio
PreparazioneRaccolta di informazioni e definizione degli obiettivi
L’interroganteCaratteristiche personali e professionali richieste
La fonteClassificazione dei soggetti e valutazione della resistenza
Tecniche non coercitiveApprocci basati su conversazione, pressione psicologica e costruzione del rapporto
Tecniche coercitiveControllo ambientale, minacce, paura, debilitazione, dolore e privazione sensoriale
ValutazioneInterpretazione delle risposte e verifica delle informazioni
BibliografiaStudi psicologici, psichiatrici e comportamentali utilizzati come riferimento

Il contesto politico della Guerra fredda

KUBARK non può essere compreso senza considerare il clima politico in cui nacque.
Dopo la Seconda guerra mondiale, Stati Uniti e Unione Sovietica iniziarono una competizione che non riguardava soltanto armamenti e territori.
Il controllo delle informazioni, la propaganda, la disinformazione e la capacità di ottenere confessioni divennero componenti centrali del conflitto.

Negli Stati Uniti si diffuse il timore del cosiddetto brainwashing (lavaggio del cervello).
Il termine divenne popolare dopo la guerra di Corea, soprattutto per descrivere il comportamento di militari occidentali che avevano confessato crimini, collaborato con i carcerieri o manifestato atteggiamenti favorevoli al comunismo.

La spiegazione pubblica tendeva ad attribuire questi comportamenti a tecniche sofisticate di controllo mentale.
Le ricerche successive hanno mostrato un quadro più complesso, nel quale intervenivano isolamento, pressione sociale, paura, privazioni, ripetizione, minacce e dipendenza, senza che fosse necessario immaginare un metodo capace di cancellare e riscrivere completamente la personalità.

Dal punto di vista politico, tuttavia, la possibilità che l’avversario possedesse una simile arma psicologica giustificò investimenti segreti e una maggiore libertà d’azione per gli apparati di intelligence.

Allen Dulles, Sidney Gottlieb e la nascita di MKUltra

Il progetto MKUltra fu autorizzato nell’aprile 1953 durante la direzione della CIA di Allen Welsh Dulles.
Il programma venne gestito dal Technical Services Staff e associato soprattutto a Sidney Gottlieb, chimico e responsabile della Chemical Division.

L’obiettivo generale era studiare strumenti capaci di influenzare il comportamento umano.
I sottoprogetti riguardarono sostanze psicoattive, ipnosi, privazione sensoriale, memoria, suggestione, interrogatorio e modificazione della personalità. La documentazione sopravvissuta mostra che il progetto venne articolato in numerose linee di ricerca, finanziate talvolta attraverso enti intermediari che nascondevano il coinvolgimento della CIA.

Nel 1973, su disposizione dell’allora direttore della CIA Richard Helms, una parte consistente dei documenti MKUltra venne distrutta.
Ulteriori registri finanziari furono scoperti successivamente e portarono alle audizioni del Senato statunitense del 3 agosto 1977 sul programma di ricerca della CIA nella modificazione del comportamento.

La distruzione dei fascicoli impedisce ancora oggi di ricostruire integralmente attività, responsabilità e soggetti coinvolti. Proprio per questo è necessario distinguere sempre tra:

  • fatti documentati;
  • collegamenti storicamente plausibili;
  • ricostruzioni non dimostrate;
  • narrazioni sensazionalistiche nate successivamente.

KUBARK e MKUltra: quale rapporto esiste?

KUBARK e MKUltra non erano lo stesso progetto.
MKUltra era un programma di ricerca e sperimentazione sul comportamento umano, avviato nel 1953 e articolato in numerosi sottoprogetti.
KUBARK, invece, era un manuale operativo di controspionaggio completato nel luglio 1963.

Il collegamento tra i due non va cercato in un’identità amministrativa, ma nella circolazione delle conoscenze. Gli studi finanziati oppure osservati dalla CIA contribuirono a creare un patrimonio di idee su:

  • privazione sensoriale;
  • isolamento;
  • suggestione;
  • droghe psicoattive;
  • ipnosi;
  • dipendenza;
  • regressione;
  • alterazione della percezione;
  • capacità di resistere alla pressione.

KUBARK tradusse parte di questo ambiente scientifico in una guida per interrogatori. MKUltra cercava di esplorare le possibilità di modificare il comportamento; KUBARK organizzava alcune conoscenze disponibili in funzione della raccolta di intelligence.

Non risulta però corretto affermare che ogni tecnica descritta in KUBARK provenisse direttamente da MKUltra o che il manuale fosse semplicemente il risultato finale del progetto.
I rapporti erano più diffusi e coinvolgevano università, strutture militari, centri di ricerca e studi già pubblicati.

Midnight Climax: LSD, prostituzione e sperimentazioni senza consenso

Tra le operazioni più controverse collegate a MKUltra vi fu quella conosciuta come Midnight Climax.
A partire dagli anni Cinquanta, la CIA predispose appartamenti sorvegliati a New York e San Francisco per studiare gli effetti di sostanze psicoattive su persone inconsapevoli.

Una delle figure centrali fu George Hunter White, agente del Federal Bureau of Narcotics ed ex collaboratore dell’Office of Strategic Services.
White operava per conto della struttura tecnica della CIA diretta da Sidney Gottlieb. Nel 1955 fu allestita a San Francisco una safe house nel quartiere di Telegraph Hill, attrezzata con dispositivi di ascolto e osservazione nascosti.

Donne che esercitavano la prostituzione venivano incaricate di condurre nell’appartamento uomini conosciuti nei bar o tra i propri clienti. Ad alcuni venivano somministrati, senza che ne fossero informati, LSD e altre sostanze.
Gli agenti osservavano quindi le alterazioni del comportamento dall’esterno della stanza.

L’impiego delle prostitute rispondeva a più ragioni.
Permetteva di attirare i soggetti in un ambiente controllato, favoriva l’abbassamento delle difese e offriva alla CIA la possibilità di studiare persone che difficilmente avrebbero denunciato quanto accaduto. Il contesto sessuale poteva inoltre creare imbarazzo, ricattabilità e vulnerabilità.

Non è però corretto descrivere l’operazione come un sistema nel quale le donne interrogavano direttamente i clienti per sottrarre loro informazioni.
Le finalità documentate riguardavano soprattutto la somministrazione clandestina delle droghe, l’osservazione delle reazioni e lo studio delle possibili applicazioni nel controllo del comportamento e negli interrogatori.

Una comunicazione della CIA del 1979 mostra che l’Agenzia cercava ancora di ricostruire quali sostanze fossero state utilizzate, in quali quantità e con quale finalità. Tra le ipotesi esaminate figuravano la possibilità di alterare segretamente il comportamento di una persona e quella di ricavare indicazioni applicabili agli interrogatori.
La documentazione superstite, tuttavia, non consente di ricostruire integralmente numero, identità ed effetti a lungo termine sui soggetti coinvolti.

Midnight Climax mostra un aspetto diverso ma complementare rispetto a KUBARK.
Nel primo caso la vulnerabilità veniva prodotta attraverso droghe, sessualità, inganno e sorveglianza clandestina; nel secondo veniva organizzata attraverso isolamento, paura, disorientamento e dipendenza dall’interrogante.

Entrambe le esperienze appartenevano allo stesso problema politico e istituzionale: la ricerca di mezzi capaci di ridurre l’autonomia individuale in nome della sicurezza nazionale.

Donald Hebb e gli esperimenti sulla privazione sensoriale

Uno dei filoni scientifici più rilevanti fu quello della privazione percettiva condotto alla McGill University, in Canada, sotto la direzione dello psicologo Donald Olding Hebb.

Nei primi anni Cinquanta, i ricercatori Woodburn Heron, William H. Bexton e Thomas H. Scott studiarono gli effetti della drastica riduzione degli stimoli su volontari.
I partecipanti rimanevano per periodi prolungati in ambienti monotoni, con visione, tatto e udito fortemente limitati. L’articolo di Bexton, Heron e Scott sugli effetti della riduzione degli stimoli ambientali venne pubblicato nel 1954.
Gli esperimenti mostrarono difficoltà di concentrazione, alterazione della percezione, riduzione delle capacità cognitive e, in alcuni casi, esperienze simili ad allucinazioni.

La ricerca nacque in un contesto accademico e venne sostenuta dal Canadian Defence Research Board.
I suoi risultati, però, interessarono gli apparati militari e di intelligence perché suggerivano che la riduzione degli stimoli potesse compromettere rapidamente l’organizzazione mentale.
Il problema storico non consiste quindi soltanto nell’esperimento scientifico in sé, ma nel passaggio dall’osservazione alla possibile applicazione coercitiva. Dimostrare che l’isolamento altera il funzionamento cognitivo non equivale a dimostrare che sia lecito o affidabile utilizzarlo durante un interrogatorio.

Harold Wolff e Lawrence Hinkle

Un altro riferimento importante fu il lavoro dei medici Harold G. Wolff e Lawrence E. Hinkle Jr., legati alla Cornell University.

Negli anni Cinquanta analizzarono le tecniche di interrogatorio e indottrinamento attribuite ai regimi comunisti.
Il loro lavoro descriveva sistemi fondati su isolamento, stanchezza, controllo dell’ambiente, pressione continua e dipendenza. Queste ricerche contribuirono a sostituire l’immagine quasi fantascientifica del “lavaggio del cervello” con un modello più concreto: non era necessario disporre di una tecnologia capace di controllare direttamente la mente.

Bastava modificare radicalmente il contesto nel quale la persona pensava, dormiva, comunicava e prendeva decisioni.
KUBARK riprese questa logica ambientale.
Il potere dell’interrogante non derivava soltanto dalle domande poste, ma dalla possibilità di controllare:

  • spazio;
  • tempo;
  • luce;
  • sonno;
  • contatti umani;
  • accesso alle informazioni;
  • aspettative;
  • alternanza tra pressione e sollievo.

Donald Ewen Cameron e il limite estremo della sperimentazione

Tra i nomi più controversi collegati a MKUltra compare lo psichiatra Donald Ewen Cameron, direttore dell’Allan Memorial Institute della McGill University e presidente, in differenti momenti, di importanti associazioni psichiatriche.

Il suo lavoro fu finanziato indirettamente nell’ambito del sottoprogetto 68 di MKUltra.
Cameron sperimentò procedure che definiva depatterning e psychic driving: trattamenti nei quali pazienti psichiatrici venivano sottoposti a sonno farmacologico, elettroshock intensivi e ripetizione prolungata di messaggi registrati.

Un documento della CIA identifica Cameron come principal researcher del sottoprogetto 68 presso l’Allan Memorial Institute e indica come oggetto della ricerca gli effetti della ripetizione di segnali verbali sul comportamento umano.
Il rapporto tra gli esperimenti di Cameron e KUBARK non deve essere presentato come una derivazione lineare.
Il caso mostra però fino a quale punto, nello stesso contesto politico e istituzionale, la ricerca sulla modificazione del comportamento potesse oltrepassare i confini della normale pratica terapeutica e del consenso informato.

Le tecniche coercitive descritte in KUBARK

La parte più controversa del manuale è la sezione IX, dedicata all’interrogatorio coercitivo delle fonti resistenti.

Il documento affrontava esplicitamente:

  • minacce e paura;
  • dolore;
  • debilitazione;
  • isolamento;
  • alterazione degli stimoli;
  • perdita dei riferimenti temporali;
  • dipendenza dall’interrogante;
  • uso della scossa elettrica.

Il manuale non si limitava a elencare mezzi di pressione. Cercava di spiegare come la coercizione potesse modificare il comportamento e quando potesse rivelarsi controproducente.
Questa apparente cautela non rende il documento innocuo. Al contrario, mostra come la sofferenza venisse trasformata in un problema tecnico: non se applicarla, ma come controllarne gli effetti.

Controllo dell’ambiente

La prima forma di dominio consisteva nel controllo totale dell’ambiente.
Una persona privata della libertà non dispone normalmente di informazioni certe su:

  • luogo di detenzione;
  • durata della permanenza;
  • identità degli interroganti;
  • sorte di altre persone;
  • possibilità di assistenza;
  • momento del prossimo colloquio;
  • conseguenze delle proprie risposte.

KUBARK riconosceva il valore di questa asimmetria. L’ambiente doveva impedire alla fonte di conservare iniziativa e riferimenti autonomi.
Il soggetto diventava così dipendente dall’interrogante non solo per evitare il dolore, ma anche per ricevere informazioni, prevedere gli eventi o accedere ai bisogni più elementari.

Isolamento e privazione sensoriale

L’isolamento interrompe la possibilità di confrontare la propria percezione con quella di altre persone.
La privazione degli stimoli riduce invece luce, suoni, variazioni ambientali e riferimenti temporali.

Il National Security Archive evidenzia che KUBARK descriveva ambienti senza luce e forme ancora più controllate di riduzione degli stimoli.

Gli effetti possono includere:

  • disorientamento;
  • ansia;
  • difficoltà di concentrazione;
  • alterazione della percezione del tempo;
  • riduzione della capacità di valutare le alternative;
  • maggiore dipendenza dalle informazioni fornite dall’interrogante.

La persona può diventare più disponibile a parlare, ma questo non dimostra che le sue dichiarazioni siano corrette.
La stessa disorganizzazione cognitiva che riduce la resistenza può compromettere memoria, precisione e capacità di distinguere ciò che è realmente accaduto da ciò che viene suggerito.

Minacce e paura

KUBARK attribuiva un ruolo centrale alla minaccia, osservando che l’attesa di un evento doloroso poteva produrre una paura persino maggiore dell’evento stesso.

L’incertezza amplifica il potere dell’interrogante.
Una minaccia vaga consente alla vittima di immaginare scenari potenzialmente peggiori di quelli effettivamente previsti.

La paura può indurre una persona a:

  • fornire una risposta qualsiasi;
  • confermare l’ipotesi dell’interrogante;
  • accusare altri;
  • costruire una narrazione plausibile;
  • mescolare informazioni vere e false;
  • promettere futura collaborazione.

Dal punto di vista dell’intelligence, il risultato può sembrare produttivo perché aumenta il numero delle informazioni ottenute. Il problema è stabilire quali siano affidabili.

Dolore, debilitazione e scossa elettrica

Il manuale affrontava il dolore non soltanto come punizione, ma come strumento per indebolire la capacità di resistere.

Alcuni passaggi suggerivano che il soggetto potesse attribuire la sofferenza alle proprie azioni o posizioni, anziché percepirla come direttamente inflitta dall’interrogante. Il documento conteneva inoltre riferimenti alla disponibilità di corrente elettrica nel luogo scelto per l’interrogatorio.

Questi elementi mostrano perché KUBARK venga studiato nella storia della tortura psicologica.
La violenza non doveva necessariamente assumere la forma di percosse visibili. Poteva essere incorporata nell’ambiente, nella postura, nell’isolamento e nella perdita di controllo.

Per evitare di trasformare il testo in un repertorio applicabile, è sufficiente comprendere la logica generale: la sofferenza veniva organizzata per aumentare dipendenza, paura e acquiescenza.

Psicologia della coercizione: dalla resistenza alla perdita di controllo

L’obiettivo implicito di molte tecniche descritte in KUBARK era interrompere il senso di continuità personale della fonte.
Una persona riesce a resistere quando conserva almeno alcuni elementi:

  • comprensione della situazione;
  • aspettative sul futuro;
  • controllo sulle proprie risposte;
  • fiducia nelle proprie percezioni;
  • capacità di prevedere il comportamento altrui;
  • riferimento a valori e relazioni esterne.

La coercizione agisce progressivamente su questi punti.
Non deve necessariamente cancellare l’identità del soggetto: può essere sufficiente restringere la sua attenzione al pericolo immediato.

Quando tutto dipende dall’interrogante, la domanda non è più soltanto “che cosa è vero?”, ma “che cosa devo dire perché questa situazione finisca?”.

La classificazione delle fonti resistenti

KUBARK proponeva categorie psicologiche per adattare la strategia alla personalità dell’interrogato.
Il principio può sembrare razionale: persone differenti reagiscono in maniera diversa. Il rischio, tuttavia, consiste nel trasformare impressioni soggettive in diagnosi.

Un interrogante può interpretare:

  • prudenza come ostilità;
  • trauma come evasività;
  • confusione come menzogna;
  • silenzio come sfida;
  • incoerenza come strategia;
  • ansia come segnale di colpevolezza.

Questi errori alimentano un circuito di conferma. Più il soggetto nega, più viene considerato resistente; più viene sottoposto a pressione; più le sue risposte diventano confuse; più la confusione viene letta come prova della menzogna.

KUBARK e la learned helplessness

La logica di KUBARK viene talvolta spiegata attraverso il concetto di learned helplessness, traducibile come impotenza appresa.

La teoria fu sviluppata negli anni successivi agli esperimenti condotti a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta da Martin E. P. Seligman, Steven F. Maier e Richard L. Solomon.
Gli studi mostrarono che l’esposizione a eventi negativi incontrollabili poteva ridurre successivamente la capacità di reagire anche quando una via di uscita diventava disponibile.

KUBARK è però del 1963.
Non può quindi essere descritto come un’applicazione diretta di una teoria che non era ancora stata formulata in quei termini.
È più corretto affermare che il manuale perseguiva una condizione di dipendenza, regressione e perdita del controllo che, successivamente, può essere interpretata anche alla luce degli studi sull’impotenza appresa.

La distinzione temporale è importante: evita di proiettare retroattivamente sul documento concetti scientifici sviluppati dopo la sua redazione.

Tortura, memoria e false confessioni

La questione centrale non è soltanto se la tortura sia moralmente e giuridicamente inaccettabile. È anche se produca informazioni attendibili.
La coercizione può indurre una persona a parlare. Parlare, però, non significa dire la verità.

Ottenere una risposta non significa ottenere un’informazione vera

Sotto pressione, il soggetto può cercare di capire quale risposta desideri l’interrogante.

Se percepisce che una determinata versione provoca sollievo, può ripeterla indipendentemente dalla sua veridicità. In questo modo, l’interrogatorio rischia di trasformarsi da ricerca di informazioni a costruzione di una narrazione condivisa.

Le dichiarazioni possono essere contaminate da:

  • domande suggestive;
  • informazioni rivelate involontariamente dall’interrogante;
  • ripetizione della stessa ipotesi;
  • desiderio di interrompere la sofferenza;
  • stanchezza;
  • confusione temporale;
  • perdita di fiducia nella memoria;
  • necessità di fornire una risposta anche quando non si conosce la verità.

Un interrogatorio può quindi produrre molte informazioni e avere scarso valore investigativo.

Confessione vera, falsa confessione e acquiescenza

Non tutte le false dichiarazioni sono uguali.

Una persona può:

  • mentire deliberatamente per proteggere sé stessa o altri;
  • confessare falsamente per ottenere la cessazione della pressione;
  • convincersi progressivamente di poter essere responsabile;
  • accettare una ricostruzione suggerita;
  • mescolare fatti reali e informazioni ricevute durante l’interrogatorio.

La criminologia distingue quindi tra raccolta di una confessione e verifica della sua attendibilità.

Una dichiarazione affidabile dovrebbe contenere dettagli:

  • non suggeriti dall’interrogante;
  • coerenti con le prove materiali;
  • verificabili indipendentemente;
  • compatibili con tempi e luoghi;
  • difficilmente conoscibili da una persona estranea ai fatti.

Senza riscontri esterni, la confessione rimane un’affermazione, non una prova automatica.

Dalla segretezza alla declassificazione

Per decenni KUBARK rimase sottratto al controllo pubblico.
La prima diffusione significativa avvenne nel 1997, quando il Baltimore Sun ottenne attraverso il Freedom of Information Act il manuale del 1963 e lo Human Resource Exploitation Training Manual del 1983.
La richiesta era stata presentata tre anni prima nell’ambito di un’inchiesta sui rapporti tra addestramento statunitense e violazioni dei diritti umani in America Latina.

La pubblicazione consentì di confrontare:

  • il linguaggio ufficiale;
  • le tecniche descritte;
  • i riferimenti psicologici;
  • le successive modifiche;
  • la circolazione dei materiali tra CIA ed esercito.

La versione meno censurata del 2014

La versione resa disponibile nel 1997 conteneva numerose parti oscurate.
Il 25 febbraio 2014 la CIA diffuse una versione meno censurata dopo una nuova richiesta FOIA presentata da Jeffrey Kaye attraverso il servizio MuckRock.

Il confronto tra le due versioni ha mostrato l’importanza della declassificazione progressiva. Un documento non diventa necessariamente completo al primo rilascio: cancellature, allegati mancanti e diverse decisioni amministrative possono modificare notevolmente ciò che il pubblico riesce a conoscere.
La declassificazione non costituisce, da sola, una sentenza sulle responsabilità individuali. Trasforma però il documento in una fonte accessibile, verificabile e discutibile.

Dal manuale KUBARK al testo del 1983

L’influenza di KUBARK non terminò negli anni Sessanta.

Nel 1983 venne compilato lo Human Resource Exploitation Training Manual, destinato alla formazione di personale impegnato nella raccolta di informazioni.
Il testo riprendeva parti di KUBARK e materiali prodotti dall’intelligence militare statunitense nell’ambito del Project X, un programma nato dalle esperienze di controinsurrezione in Vietnam.

Il manuale del 1983 fu utilizzato da istruttori statunitensi in diversi Paesi latinoamericani tra il 1983 e il 1987.
La sua circolazione divenne oggetto di attenzione politica in seguito alle denunce di violazioni dei diritti umani attribuite a unità addestrate dagli Stati Uniti, con particolare riferimento all’Honduras.

Le modifiche apportate durante le indagini

Uno degli aspetti più rivelatori riguarda le correzioni manoscritte apportate al testo.
La versione originaria dichiarava che il corso avrebbe discusso tecniche coercitive e non coercitive e che, pur senza enfatizzare le prime, era necessario conoscerle.

Dopo l’avvio delle indagini del Congresso sulle violazioni commesse da apparati centroamericani, il passaggio venne modificato per affermare che le tecniche coercitive erano deplorate e illustrate affinché potessero essere evitate.
Il cambiamento non è un dettaglio linguistico. Mostra la distanza tra:

  • contenuto operativo;
  • presentazione ufficiale;
  • consapevolezza politica dei rischi;
  • necessità di limitare il danno reputazionale.

Nel 1992, un rapporto del Dipartimento della Difesa destinato all’allora segretario Richard Cheney definì alcuni contenuti dei manuali in lingua spagnola offensivi, discutibili e contrari a norme e politiche governative. Il rapporto raccomandò il richiamo e la distruzione delle copie problematiche.

La diffusione in America Latina

Il trasferimento di questi materiali avvenne nel quadro della politica statunitense di sostegno a governi e forze di sicurezza anticomuniste.
Durante gli anni Ottanta, l’America Centrale fu uno degli scenari principali della competizione tra Stati Uniti, movimenti rivoluzionari, governi militari e organizzazioni paramilitari.

In questo contesto, la formazione all’interrogatorio non rappresentava una materia neutrale. Le tecniche venivano trasferite a istituzioni operanti in Paesi caratterizzati, in diversi casi, da:

  • conflitti interni;
  • sparizioni forzate;
  • repressione politica;
  • limitate garanzie giudiziarie;
  • controllo militare degli apparati di sicurezza.

Materiali derivati da KUBARK confluirono anche in manuali in lingua spagnola distribuiti tra il 1987 e il 1991 in Paesi come El Salvador, Guatemala, Ecuador e Perù e presso la School of the Americas.
La dimensione politica di KUBARK emerge quindi nella sua capacità di sopravvivere al contesto originario. Un documento prodotto per la CIA nel 1963 divenne parte di una più ampia cultura istituzionale della controinsurrezione e della sicurezza nazionale.

KUBARK, politica e responsabilità scientifica

La storia del manuale non riguarda soltanto agenti segreti e interrogatori. Coinvolge anche il rapporto tra istituzioni pubbliche e comunità scientifica.

Durante la Guerra fredda, una parte della ricerca sul comportamento venne finanziata in modo occulto. Alcuni studiosi conoscevano la natura militare o governativa dei finanziamenti; altri ricevevano risorse attraverso fondazioni e organizzazioni intermediarie.

Il problema non consiste nel fatto che la ricerca scientifica possa avere applicazioni pubbliche o militari.
Consiste nell’assenza di trasparenza e nella possibilità che gli studiosi, i soggetti coinvolti e le istituzioni non conoscano:

  • il finanziatore reale;
  • gli obiettivi finali;
  • l’uso dei risultati;
  • i rischi per i partecipanti;
  • le implicazioni politiche.

La vicenda di MKUltra diventò pubblicamente rilevante proprio perché coinvolse sperimentazioni su persone che, in alcuni casi, non erano state informate della natura delle procedure. Le audizioni del Senato del 1977 furono dedicate al programma della CIA sulla modificazione del comportamento e alla rete di istituzioni coinvolte.
KUBARK rappresenta il passaggio successivo: la trasformazione del sapere raccolto in linguaggio operativo.

La scienza non decide da sola la legittimità dell’uso

Un effetto psicologico può essere reale e la sua applicazione rimanere illegittima. La privazione sensoriale può effettivamente produrre disorientamento. Questo non dimostra:

  • che sia lecito usarla su una persona detenuta;
  • che produca dichiarazioni accurate;
  • che il danno sia controllabile;
  • che l’interrogante possa prevederne gli effetti;
  • che la finalità politica giustifichi il mezzo.

La validità descrittiva di una ricerca e la legittimità della sua applicazione sono questioni differenti.

Il divieto di tortura e l’inutilizzabilità delle dichiarazioni estorte

Nel diritto internazionale il divieto di tortura è assoluto.
La Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, adottata nel 1984, stabilisce che nessuna circostanza eccezionale — guerra, instabilità politica, emergenza o ordine superiore — può essere invocata per giustificarla.

L’articolo 15 richiede inoltre che una dichiarazione ottenuta attraverso la tortura non venga utilizzata come prova, salvo che contro la persona accusata di aver praticato la tortura, per dimostrare che la dichiarazione è stata resa.

La regola risponde a due esigenze:

  • proteggere la dignità e l’integrità della persona;
  • impedire che il sistema giudiziario attribuisca valore a informazioni prodotte in condizioni incompatibili con l’affidabilità.

Il Comitato ONU contro la tortura continua a collegare espressamente il divieto di coercizione, l’inutilizzabilità delle confessioni estorte e la formazione degli operatori su tecniche di intervista non coercitive.
In Italia, il delitto di tortura è disciplinato dall’articolo 613-bis del Codice penale. La valutazione giuridica di una condotta concreta richiede però di distinguere tra tortura, trattamenti inumani o degradanti, abuso di autorità e altri reati eventualmente configurabili.

Dai manuali coercitivi all’intervista investigativa

Il confronto più utile non è tra KUBARK e una tecnica “più gentile”. È tra due concezioni differenti dell’indagine.

Nel modello coercitivo:

  • l’interrogante presume che il soggetto conosca la verità;
  • il silenzio viene interpretato come resistenza;
  • l’obiettivo tende a diventare la confessione;
  • la pressione aumenta finché non arriva una risposta;
  • l’acquiescenza rischia di essere confusa con l’attendibilità.

Nel modello investigativo contemporaneo:

  • si formulano ipotesi alternative;
  • si raccolgono resoconti liberi;
  • si controllano le informazioni;
  • si evitano suggerimenti;
  • si confrontano le dichiarazioni con le prove;
  • l’intervista viene valutata anche dopo la sua conclusione.

Il modello PEACE

Il modello PEACE nacque nel Regno Unito all’inizio degli anni Novanta come quadro per la conduzione delle interviste investigative.

L’acronimo indica cinque fasi:

  1. Planning and Preparation – pianificazione e preparazione;
  2. Engage and Explain – instaurazione del rapporto e spiegazione;
  3. Account, Clarification and Challenge – racconto, chiarimento e confronto;
  4. Closure – chiusura;
  5. Evaluation – valutazione.

L’obiettivo non è ottenere necessariamente una confessione, ma raccogliere un resoconto completo e accurato, chiarirne i passaggi e confrontarlo con le altre informazioni investigative.

I Méndez Principles

Nel 2021 sono stati presentati i Principles on Effective Interviewing for Investigations and Information Gathering, conosciuti come Méndez Principles dal nome dell’ex relatore speciale ONU sulla tortura Juan E. Méndez.

I principi promuovono interviste:

  • fondate sul rapporto;
  • non coercitive;
  • rispettose delle garanzie;
  • scientificamente informate;
  • orientate alla verifica;
  • soggette a registrazione e controllo.

L’OHCHR considera questi principi il primo insieme di requisiti internazionali minimi per una pratica lecita ed efficace dell’intervista, destinata sia alle forze di polizia sia agli apparati militari.

Impostazione coercitivaIntervista investigativa
Mira a superare la resistenzaMira a comprendere e verificare
Presume spesso la reticenzaConsidera ipotesi alternative
Controlla ambiente e vulnerabilitàCostruisce comunicazione e rapporto
Cerca acquiescenza o confessioneCerca informazioni controllabili
Può contaminare il ricordoRiduce suggestione e contaminazione
Misura il successo attraverso la rispostaMisura il successo attraverso l’attendibilità

Perché studiare KUBARK oggi?

KUBARK non viene studiato perché rappresenti un modello valido da recuperare.
Viene studiato perché permette di osservare il processo con cui la coercizione fu trasformata in una tecnica apparentemente scientifica.

Il manuale mostra che la tortura moderna non coincide necessariamente con una violenza spettacolare. Può fondarsi su:

  • isolamento;
  • disorientamento;
  • perdita del sonno;
  • dipendenza;
  • controllo delle informazioni;
  • paura;
  • imprevedibilità;
  • manipolazione dell’ambiente.

Questa trasformazione ha anche una dimensione politica.
La Guerra fredda creò un contesto nel quale la segretezza e la sicurezza nazionale ampliarono il margine d’azione delle istituzioni. Tecniche nate o sistematizzate in quell’ambiente vennero poi trasferite ad altri apparati e ad altri Paesi, ben oltre il periodo originario.

La storia di KUBARK mostra inoltre che etica e attendibilità investigativa non sono due problemi separati.

La coercizione non solo è incompatibile con la dignità della persona, ma compromette anche la qualità delle informazioni.
Una vittima può parlare per interrompere la sofferenza, confermare ciò che le viene suggerito o costruire una versione che sembri soddisfare l’interrogante. Per questo la lezione più importante del manuale può essere espressa in una formula semplice:

ottenere una risposta non significa ottenere la verità

Il passaggio dai manuali coercitivi ai modelli contemporanei di intervista investigativa nasce proprio da questa consapevolezza. Un sistema affidabile non misura il successo dal numero di confessioni, ma dalla capacità di raccogliere informazioni verificabili nel rispetto dei diritti fondamentali.

Domande frequenti su KUBARK

Che cos’è KUBARK?

KUBARK è il nome con cui è conosciuto un manuale segreto della CIA sugli interrogatori di controspionaggio, redatto nel luglio 1963. Il termine era un criptonimo interno utilizzato dall’Agenzia per riferirsi a sé stessa.

KUBARK era una singola tecnica di interrogatorio?

No. Il manuale raccoglieva principi di pianificazione, classificazioni psicologiche, tecniche non coercitive e procedure coercitive.
Non esiste quindi un unico “metodo KUBARK”.

Qual è il rapporto tra KUBARK e MKUltra?

MKUltra era un programma di ricerca sulla modificazione del comportamento iniziato nel 1953. KUBARK era un manuale operativo del 1963.
I due appartenevano allo stesso contesto storico e condividevano l’interesse per vulnerabilità, isolamento, suggestione e controllo del comportamento, ma non erano lo stesso progetto.

Chi era Sidney Gottlieb?

Sidney Gottlieb era un chimico della CIA e dirigente del Technical Services Staff. È considerato la figura centrale nella gestione di MKUltra e compare nei documenti relativi all’approvazione e al finanziamento dei suoi sottoprogetti.

Quali scienziati sono collegati alle ricerche richiamate da KUBARK?

Tra i nomi rilevanti nel contesto scientifico figurano Donald Hebb, Woodburn Heron, William Bexton e Thomas Scott per gli studi sulla privazione sensoriale; Harold Wolff e Lawrence Hinkle per le ricerche sull’interrogatorio e l’indottrinamento; Donald Ewen Cameron per gli esperimenti sulla modificazione del comportamento finanziati nell’ambito di MKUltra.

Quando fu declassificato il manuale?

Una prima versione venne ottenuta attraverso il Freedom of Information Act nel 1997. Una redazione meno censurata fu rilasciata il 25 febbraio 2014.

La tortura permette di ottenere informazioni attendibili?

La tortura può costringere una persona a parlare, ma non garantisce che ciò che dice sia vero. Paura, suggestione, stanchezza e desiderio di interrompere la sofferenza possono produrre dichiarazioni false o contaminate.

Che cos’è lo Human Resource Exploitation Training Manual?

È un manuale della CIA del 1983 che riprese parti di KUBARK e materiali provenienti dall’intelligence militare statunitense. Fu impiegato in corsi rivolti a personale latinoamericano e successivamente modificato durante le indagini sulle violazioni dei diritti umani.

Che differenza c’è tra KUBARK e il metodo PEACE?

KUBARK comprendeva procedure finalizzate a superare la resistenza anche attraverso coercizione e controllo ambientale.
PEACE è un modello di intervista investigativa non coercitivo, orientato a ottenere resoconti accurati e verificabili, non confessioni a ogni costo.

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