Elizabeth Holmes e la (falsa) promessa di Theranos
Nell’autunno del 2013, Elizabeth Holmes è il volto simbolo dell’innovazione americana: giovane, carismatica, abbigliata come Steve Jobs e a capo di Theranos, una startup della Silicon Valley che promette di rivoluzionare la medicina diagnostica. L’idea è tanto semplice quanto potente: eseguire centinaia di analisi del sangue partendo da una singola goccia, in modo rapido, indolore ed economico. Una promessa che affascina investitori, media e istituzioni, proiettando Theranos verso una valutazione miliardaria.
Nel giro di pochi anni, la società diventa uno dei casi più celebrati del tech sanitario, sostenuta da un consiglio di amministrazione composto da figure di primo piano della politica e dell’economia statunitense. Tuttavia, dietro l’immagine patinata e il linguaggio visionario, iniziano ad emergere crepe profonde: tecnologie mai realmente funzionanti, dati opachi, pressioni interne e una comunicazione costruita più sulla narrazione che sulla realtà scientifica.
La parabola di Theranos si trasforma così in uno dei più clamorosi scandali della storia recente della Silicon Valley, sollevando interrogativi cruciali sul rapporto tra innovazione, etica, controllo scientifico e fiducia cieca nel mito dell’imprenditore-genio. Il caso di Elizabeth Holmes non è solo una frode aziendale, ma un monito su cosa accade quando storytelling, ambizione e mancanza di verifiche superano i confini della responsabilità.
In questo articolo analizziamo l’ascesa e il crollo di Theranos, il ruolo centrale di Elizabeth Holmes, i meccanismi che hanno permesso alla truffa di prosperare e le lezioni che questo caso lascia al mondo della tecnologia, della medicina e degli investimenti.
Chi è Elizabeth Holmes
Cresciuta in un ambiente stimolante, Holmes dimostra sin dall’infanzia determinazione, ambizione e capacità di leadership. Alle superiori, si fa accettare in un corso universitario di cinese riservato agli studenti di Stanford, dimostrando già la sua ostinazione nel perseguire obiettivi complessi.
Il mito di Elizabeth Holmes e le crepe dietro a Theranos
Ad alimentare il mito di Theranos è proprio l’imprenditrice che si presenta con l’immagine pubblica di una giovane donna ossessionata dal lavoro, sobria, vegana, priva di relazioni sentimentali e totalmente dedita al progetto.
In particolare, il consiglio di amministrazione di Theranos è composto quasi esclusivamente da figure politiche di alto profilo – come ad esempio Henry Kissinger e George Shultz (ex segretari di stato americani), Larry Ellison (fondatore di Oracle), la famiglia Walton di Walmart – con pochissimi medici o esperti scientifici. In questo senso, la scelta appare orientata più a garantire prestigio e influenza che competenze tecniche.
La scoperta della frode
- dei 215 esami nel catalogo Theranos, solo 15 vengono eseguiti con le macchine Edison come dichiarato Elizabeth Holmes. Tutti i restanti 190, invece, utilizzano delle normalissime e tradizionali macchine Siemens;
- molti test non rispettano standard di affidabilità e sicurezza e mettono a rischio la salute dei pazienti, evidenziando un enorme mancanza di trasparenza;
- le condizioni interne dei lavoratori sono complicate: i dipendenti lavorano sotto enorme pressione, isolati, e chi tenta di sollevare dubbi viene emarginato.
- FDA: vieta l’uso dei macchinari Edison;
- Centers for Medicare and Medicaid Services, impone sanzioni e divieti a Holmes;
- FBI: apre un’indagine per stabilire cosa e da quando Elizabeth Holmes sapesse dei problemi.
Processo ed arresto
Condannata a 11 anni e 3 mesi di prigione, ha iniziato a scontare la sua pena il 30 maggio 2023 in un penitenziario federale di minima sicurezza a Bryan, in Texas.
Le falle del sistema di controllo nella Silicon Valley
Il caso Theranos ha messo in luce in modo drammatico le criticità strutturali del sistema di controllo della Silicon Valley.
In un ecosistema che premia la velocità, la disruption e la crescita esponenziale, la verifica rigorosa passa spesso in secondo piano rispetto al potenziale narrativo di un’idea. Theranos ha beneficiato di questo contesto: investitori attratti dalla promessa di una rivoluzione sanitaria hanno accettato livelli di opacità che, in altri settori, sarebbero stati inaccettabili.
Un elemento centrale è stata la composizione del consiglio di amministrazione, formato prevalentemente da figure politiche e militari di alto profilo, ma prive di competenze scientifiche e mediche. Questo ha contribuito a creare un’aura di credibilità istituzionale senza un reale controllo tecnico. Inoltre, la cultura del segreto, giustificata come tutela della proprietà intellettuale, ha impedito audit indipendenti e confronti scientifici trasparenti.
Il caso Theranos dimostra come l’assenza di meccanismi di accountability, unita alla fiducia quasi ideologica nell’innovazione, possa trasformare una startup in una zona franca, dove le regole della validazione scientifica vengono sospese in nome del potenziale futuro.
Theranos mostra, inoltre, anche il lato oscuro della cultura della Silicon Valley dove l’attrazione per storie di genio e rivoluzione tecnologica arriva persino ad ignorare gravi segnali di allarme.
Lettura criminologica e psicologica del caso
Dal punto di vista criminologico e psicologico, il caso di Elizabeth Holmes e Theranos non può essere ridotto a una semplice truffa finanziaria.
Si tratta piuttosto di un esempio complesso di white-collar crime, caratterizzato da manipolazione cognitiva, auto-inganno e progressiva escalation della menzogna. Elizabeth Holmes sembra aver sviluppato una convinzione profonda nella propria visione, al punto da giustificare falsificazioni e omissioni come “mezzi necessari” per raggiungere un fine ritenuto superiore.
Diversi analisti hanno evidenziato tratti di pensiero grandioso, intolleranza alla critica e una forte propensione al controllo, elementi compatibili con profili di leadership disfunzionale.
Tuttavia, più che una patologia individuale, il caso evidenzia una dinamica relazionale: la combinazione tra una leader carismatica e un ambiente che scoraggia il dissenso ha creato le condizioni ideali per la perpetuazione della frode.
In questa prospettiva, Theranos rappresenta un laboratorio criminologico moderno, in cui narcisismo, pressione sistemica e cultura dell’hype si intrecciano, mostrando come il confine tra innovazione e inganno possa diventare pericolosamente sottile quando mancano controlli, etica e responsabilità condivisa.
Cosa resta del caso Elizabeth Holmes/Theranos (e perché ci riguarda ancora)
La parabola di Theranos e di Elizabeth Holmes è un promemoria culturale su quanto, nella Silicon Valley, narrazione, prestigio e capitale possano diventare più persuasivi dei dati.
Quando la promessa è “rivoluzionaria”, la tentazione è sempre la stessa: accelerare, credere, investire… e rimandare le verifiche “a dopo”. Ma nel mondo della salute e della diagnosi il “dopo” può costare carissimo, perché non esistono scorciatoie che sostituiscano validazione clinica, trasparenza metodologica e responsabilità.
In questo senso, è interessante osservare anche ciò che accade dopo il processo.
Negli ultimi mesi, infatti, è emerso che Billy Evans, compagna di Elizabeth Holmes, ha avviato una nuova realtà chiamata Haemanthus, descritta come un progetto nel campo dei test/diagnostica che – secondo quanto riportato dalla stampa – punta a sviluppare una macchina capace di analizzare campioni biologici, con un approccio che partirebbe dal mercato veterinario per poi, eventualmente, estendersi ad altro.
In questa cornice, la società avrebbe esplicitato un messaggio chiave: lo scetticismo è comprensibile e la soglia di credibilità da superare deve essere più alta, sottolineando anche che Elizabeth Holmes non sarebbe coinvolta nel progetto.
È qui che il caso diventa davvero attuale: non perché “la storia si ripete” ma perché ci costringe a porci le domande giuste prima di innamorarci dell’idea.
Quali prove esistono? Chi le ha verificate? Quali limiti vengono dichiarati apertamente? Quali test indipendenti sono disponibili? E soprattutto: la promessa è accompagnata da rigore scientifico o solo da un nuovo packaging narrativo?
Se Theranos ci ha insegnato qualcosa, è che la fiducia non va demonizzata: va progettata.
Si costruisce con standard, controlli, audit, dati replicabili e un’etica che non dipende dal carisma del fondatore. E questa lezione resta valida oggi, anche quando cambiano i nomi, i loghi e le startup. Perché, nel punto esatto in cui tecnologia e salute si incontrano, l’unica vera innovazione che regge nel tempo è quella che sa dimostrare – con fatti e verifiche – di meritare la fiducia che chiede.
