Homeschooling, come funziona in Italia
Negli ultimi anni, l’homeschooling – o, per usare il termine italiano, istruzione parentale – è passato da scelta di nicchia a tema di crescente interesse per molte famiglie. Complice l’esperienza della didattica a distanza e un generale ripensamento dei modelli educativi tradizionali, sempre più genitori si interrogano sulla possibilità di istruire i propri figli al di fuori della scuola statale o paritaria.
Ma come funziona davvero l’homeschooling in Italia? È legale? Quali sono i doveri dei genitori e i diritti dei bambini?
In questo approfondimento analizziamo la cornice normativa, le modalità pratiche e gli aspetti pedagogici di una scelta educativa che, se ben gestita, può rivelarsi un percorso formativo completo e stimolante.
Cos’è l’homeschooling
Il termine homeschooling indica la possibilità per i genitori di provvedere direttamente all’istruzione dei propri figli, senza iscriverli a una scuola tradizionale.
In Italia non si tratta di una “scuola a casa” nel senso letterale del termine, ma di un percorso educativo personalizzato, costruito su misura, che può avvalersi di strumenti diversi: materiali didattici, tutor, corsi online, esperienze laboratoriali o attività all’aperto.
È importante chiarire che l’homeschooling non è una “scelta alternativa” al diritto all’istruzione, bensì un modo diverso di garantirlo.
Lo Stato riconosce ai genitori la facoltà – e la responsabilità – di educare i propri figli, purché siano rispettati gli obiettivi generali del sistema educativo nazionale.
La cornice normativa: cosa dice la legge italiana
La base giuridica dell’istruzione parentale si trova nell’articolo 30 della Costituzione Italiana, che afferma:
“È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio”.
Questo principio è poi disciplinato in modo più specifico dal Decreto Legislativo 297/1994 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione) e dal Decreto Legislativo 62/2017, che ha aggiornato la normativa in materia di valutazione e obbligo scolastico.
Secondo la legge, i genitori possono scegliere l’istruzione parentale per i figli in età dell’obbligo (dai 6 ai 16 anni), ma devono:
Presentare una dichiarazione annuale di istruzione parentale al dirigente scolastico del territorio di residenza.
Garantire il possesso delle “competenze tecniche ed economiche” necessarie per istruire i figli in modo adeguato.
Far sostenere ai figli un esame di idoneità al termine di ogni anno scolastico, presso una scuola statale o paritaria, per verificare il raggiungimento degli obiettivi previsti dai programmi ministeriali.
Lo Stato non obbliga alla frequenza scolastica, ma vigila che il diritto all’istruzione sia rispettato.
Come si avvia l’homeschooling
Il primo passo per intraprendere un percorso di homeschooling è la comunicazione formale di istruzione parentale, da presentare ogni anno al dirigente dell’istituto di riferimento o del territorio di residenza.
Questa dichiarazione deve essere accompagnata da una autocertificazione delle competenze (solitamente di uno o entrambi i genitori) e può includere una breve descrizione del progetto educativo.
Una volta inoltrata la comunicazione, la famiglia diventa pienamente responsabile della formazione del minore. Ciò significa che deve pianificare le attività didattiche, organizzare lo studio e scegliere materiali o eventuali supporti esterni.
Molte famiglie si avvalgono di tutor o scuole parentali, strutture private che offrono percorsi educativi ispirati ai principi dell’homeschooling ma organizzati in modo collettivo. Non si tratta di scuole riconosciute dallo Stato, ma possono rappresentare un valido supporto logistico e pedagogico.
L’esame di idoneità: come funziona
L’esame di idoneità è l’elemento che collega l’homeschooling al sistema scolastico statale. Serve a verificare che lo studente abbia acquisito le conoscenze e le competenze previste dalle Indicazioni Nazionali per il suo livello scolastico.
Generalmente, l’esame si svolge a giugno presso una scuola pubblica o paritaria, con prove scritte e orali nelle principali materie.
Se lo studente supera l’esame, viene riconosciuto “idoneo” a frequentare la classe successiva (anche se continuerà con l’istruzione parentale). In caso contrario, può ripetere l’anno di studio o riorganizzare il proprio percorso.
L’esame è obbligatorio solo per gli alunni in età dell’obbligo scolastico, mentre per i cicli successivi (come la scuola superiore) la partecipazione è richiesta solo in caso di rientro nel sistema scolastico tradizionale o per sostenere l’esame di Stato.
I vantaggi dell’homeschooling
Optare per l’homeschooling offre una serie di benefici educativi e relazionali che molte famiglie considerano determinanti.
Il principale è la personalizzazione dell’apprendimento: ogni bambino può seguire i propri ritmi, esplorare le proprie curiosità e approfondire i temi che più lo appassionano.
Questo approccio riduce la pressione della competizione e consente di sviluppare un metodo di studio più naturale, legato all’esperienza concreta e alla motivazione personale.
Inoltre, l’homeschooling favorisce un rapporto familiare più stretto. I genitori diventano parte attiva del processo educativo, accompagnando i figli nella scoperta del sapere e costruendo insieme un percorso di crescita condiviso.
In tempi di rapido cambiamento sociale e tecnologico, questa flessibilità può rappresentare un vantaggio significativo: le famiglie possono aggiornare contenuti e strumenti didattici in base ai propri valori e alle nuove competenze richieste dal mondo contemporaneo.
Le difficoltà e le criticità
Nonostante i suoi punti di forza, l’homeschooling comporta anche delle sfide.
La prima è di natura organizzativa: richiede tempo, costanza e capacità di pianificazione. I genitori devono dedicare molte ore all’insegnamento e alla preparazione del materiale, conciliando questo impegno con il lavoro e la vita familiare.
Un’altra difficoltà riguarda la socializzazione. Pur non essendo vero che i bambini educati a casa vivono isolati, è necessario organizzare momenti di incontro con coetanei, attraverso gruppi di homeschooling, attività sportive, laboratori artistici o associazioni culturali.
Infine, l’homeschooling può rappresentare un onere economico: libri, corsi, strumenti digitali o insegnanti privati possono incidere sul bilancio familiare, soprattutto se il percorso si prolunga per molti anni.
Homeschooling e scuole parentali: differenze e sinergie
In Italia, spesso si fa confusione tra homeschooling e scuola parentale. Nel primo caso, l’istruzione è gestita interamente dalla famiglia, che decide metodi, programmi e tempi.
La scuola parentale, invece, è un progetto collettivo organizzato da più famiglie che condividono la responsabilità educativa, spesso con il supporto di docenti qualificati o educatori.
Le scuole parentali possono essere un punto d’incontro prezioso: offrono una dimensione comunitaria senza rinunciare alla libertà educativa. Tuttavia, anche in questo caso, la responsabilità legale dell’istruzione rimane in capo ai genitori, che devono continuare a presentare la dichiarazione di istruzione parentale e far sostenere ai figli l’esame annuale di idoneità.
Homeschooling e mondo digitale
Con l’avvento delle nuove tecnologie, l’homeschooling ha trovato nel digitale un alleato fondamentale. Piattaforme di e-learning, corsi online, video-lezioni e risorse multimediali consentono oggi di creare percorsi di apprendimento dinamici e accessibili.
Molte famiglie integrano la didattica tradizionale con strumenti digitali per ampliare le possibilità di apprendimento, rendendo lo studio più stimolante e interattivo. Inoltre, la rete ha favorito la nascita di community di homeschooler, dove genitori e studenti condividono esperienze, materiali didattici e consigli pratici. Queste reti informali rappresentano una risorsa preziosa, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta a questo modello educativo.
Una scelta di libertà educativa
Scegliere l’homeschooling non significa “rifiutare la scuola”, ma esercitare in modo consapevole il proprio diritto di educare. È una decisione che nasce spesso dal desiderio di offrire ai figli un percorso più aderente alle loro attitudini, più libero e meno standardizzato.
Non esiste un unico modo di fare homeschooling: ogni famiglia costruisce il proprio equilibrio tra autonomia, responsabilità e confronto con il sistema pubblico. La vera sfida è garantire che questa libertà educativa vada di pari passo con la qualità dell’apprendimento e con la crescita sociale e affettiva dei ragazzi.
In un’epoca in cui il concetto di “scuola” è in continua evoluzione, l’homeschooling rappresenta un laboratorio di sperimentazione che invita a ripensare il modo in cui impariamo, comunichiamo e ci prepariamo al futuro.
In Italia l’homeschooling è una realtà pienamente riconosciuta dalla legge, ma richiede impegno, organizzazione e senso di responsabilità. È una strada che offre grande libertà educativa, a patto che sia affrontata con consapevolezza e rispetto per i principi dell’istruzione pubblica.
