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Cyber bullismo: cos’è il cyberbullismo e come contrastarlo

Cyber bullismo: cos’è il cyberbullismo e come contrastarlo

cyber bullismo 1
  • Miriam Bartolomucci
  • 22 Maggio 2019
  • Diritto informatico
  • 11 minuti
  • 21 Ottobre 2026

Cyber bullismo e cyberbullismo: quando la relazione si sposta online

Il cyber bullismo è una forma di aggressione che utilizza strumenti digitali per colpire, isolare, umiliare o mettere in difficoltà una persona. Può manifestarsi attraverso social network, chat, gruppi di messaggistica, videogiochi online, piattaforme scolastiche, forum o altri spazi digitali.
La forma cyberbullismo è quella utilizzata anche dalla normativa italiana, ma nel linguaggio comune è frequente incontrare anche l’espressione cyber bullismo o, più genericamente, bullismo online.

Ridurre il fenomeno a ciò che accade “su Internet”, però, sarebbe fuorviante.
Molti episodi nascono infatti in relazioni già esistenti: tra compagni di classe, amici, ex amici, membri di una squadra sportiva o di un gruppo informale. Il conflitto può iniziare offline e proseguire online, oppure accadere il contrario.

Il contesto, quindi, resta spesso sociale. A cambiare sono gli strumenti, la velocità con cui un contenuto può circolare e la possibilità che l’aggressione continui anche quando la vittima non si trova fisicamente nello stesso luogo del bullo.

Indice
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Cos’è il cyber bullismo

La legge italiana definisce il cyberbullismo attraverso un insieme molto ampio di condotte realizzate per via telematica ai danni di minorenni.
Tra queste rientrano pressioni, aggressioni, molestie, ricatti, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, manipolazione o trattamento illecito di dati personali, oltre alla diffusione di contenuti finalizzati a isolare, danneggiare o mettere in ridicolo un minore.

Non esiste quindi un solo modo di fare cyber bullismo.
Una condotta può consistere nell’invio ripetuto di messaggi offensivi, nella diffusione di una fotografia senza consenso, nella creazione di un profilo falso, nell’esclusione deliberata da un gruppo o nella pubblicazione di contenuti destinati a screditare una persona.

Ciò che accomuna questi comportamenti è l’uso dell’ambiente digitale come strumento di pressione, esposizione o aggressione.

Cyberbullismo e bullismo tradizionale: quali sono le differenze

Bullismo e cyber bullismo sono fenomeni collegati, ma non perfettamente sovrapponibili. Nel bullismo tradizionale la relazione avviene normalmente in uno spazio fisico: una scuola, un quartiere, un luogo di aggregazione o una squadra sportiva.
Nel bullismo online, invece, la condotta utilizza strumenti digitali e può raggiungere la vittima anche al di fuori di quel contesto.

Questo produce alcune differenze rilevanti.

  • Un contenuto può essere condiviso rapidamente con molte persone
  • Una fotografia, un video o un messaggio possono continuare a circolare anche dopo la prima pubblicazione
  • L’aggressione può proseguire fuori dall’orario scolastico
  • Chi partecipa può non trovarsi nello stesso luogo della vittima
  • Un singolo contenuto può essere rilanciato da altri utenti e assumere una visibilità molto maggiore rispetto all’episodio iniziale.

Non bisogna però immaginare online e offline come due mondi separati.
Un ragazzo escluso dal gruppo a scuola può essere escluso anche dalla chat della classe; un conflitto nato in un gruppo di amici può trasformarsi in denigrazione sui social; una presa in giro avvenuta fisicamente può essere filmata e diffusa.

Chi è il cyberbullo e come agisce il bullo online

Il cyberbullo non corrisponde necessariamente a un profilo psicologico preciso. È più corretto parlare di un ruolo assunto all’interno di una determinata dinamica.
Il bullo online può agire da solo, ma molto spesso il comportamento acquista forza attraverso il gruppo. Una persona pubblica un contenuto offensivo, altre lo condividono, qualcuno aggiunge commenti, altri ancora osservano senza intervenire.

Per questo il cyber bullismo non riguarda soltanto il rapporto tra autore e vittima. Attorno all’episodio possono esserci:

  • chi avvia l’aggressione;
  • chi la sostiene apertamente;
  • chi condivide o rilancia il contenuto;
  • chi assiste senza intervenire;
  • chi prende le difese della vittima;
  • chi segnala il comportamento a un adulto o alla piattaforma.

Il comportamento del gruppo può quindi amplificare oppure interrompere il bullismo online.

Cyber bullismo a scuola

La scuola è uno dei contesti nei quali il cyber bullismo può emergere con maggiore evidenza, perché coincide con una rete di relazioni quotidiane che prosegue anche attraverso strumenti digitali.
Le chat di classe, i gruppi privati, i social e le piattaforme di messaggistica possono diventare la prosecuzione digitale delle dinamiche già presenti tra studenti.

Un episodio può iniziare con una presa in giro in aula e continuare con messaggi, meme, fotografie o commenti. Oppure una situazione nata online può produrre il giorno successivo isolamento, tensione o conflitto all’interno della classe.
Per questo il fenomeno non dovrebbe essere affrontato soltanto come problema tecnologico. È anche una questione educativa, relazionale e organizzativa.

La normativa italiana assegna alle istituzioni scolastiche un ruolo specifico nella prevenzione e nel contrasto di bullismo e cyberbullismo.
Dopo le modifiche introdotte nel 2024, ogni istituto deve anche adottare un codice interno e istituire un tavolo permanente di monitoraggio con rappresentanti di studenti, docenti, famiglie ed esperti.

Per approfondire questo aspetto puoi consultare anche l’articolo dedicato al bullismo a scuola e agli strumenti di intervento.

Cyberbullismo nei gruppi di amicizia

Il cyberbullismo non riguarda soltanto il rapporto tra sconosciuti o utenti incontrati in rete. Può svilupparsi anche all’interno di un gruppo di amici, soprattutto quando cambiano gli equilibri relazionali.

Una rottura, una gelosia, un’esclusione o un litigio possono trasformarsi in:

  • diffusione di conversazioni private;
  • condivisione di fotografie o video;
  • creazione di gruppi dai quali una persona viene deliberatamente esclusa;
  • commenti denigratori;
  • utilizzo di informazioni personali per ridicolizzare qualcuno;
  • pressioni esercitate attraverso chat di gruppo.

Il gruppo di amicizia può quindi diventare un fattore di rischio, ma anche una delle principali risorse di protezione. Un amico che interrompe la condivisione, segnala un contenuto o informa un adulto può spezzare il meccanismo attraverso cui l’aggressione acquista visibilità.

Le principali forme di cyberbullismo

Il cyber bullismo può assumere forme diverse.
Alcune definizioni nascono dalla letteratura internazionale e vengono utilizzate soprattutto per descrivere modalità ricorrenti del fenomeno.

Flaming

Il flaming consiste in scambi aggressivi caratterizzati da insulti, provocazioni o messaggi offensivi, spesso all’interno di chat, forum o commenti pubblici.

Un singolo litigio online non coincide automaticamente con il cyberbullismo, ma può diventare parte di una dinamica più ampia quando l’aggressione si inserisce in un comportamento vessatorio o persecutorio.

Harassment

Con harassment si indica l’invio ripetuto di messaggi offensivi, minacciosi o umilianti nei confronti della stessa persona. La ripetizione della condotta contribuisce a creare una pressione costante sulla vittima.

Denigration

La denigration consiste nella diffusione di informazioni, commenti, fotografie o contenuti destinati a screditare una persona davanti agli altri. Il contenuto può essere vero, falso oppure manipolato: ciò che caratterizza la dinamica è la finalità denigratoria.

Impersonation

L’impersonation si verifica quando qualcuno utilizza l’identità digitale di un’altra persona, ad esempio accedendo a un account o creando un profilo falso, per pubblicare contenuti, inviare messaggi o provocare conseguenze negative a suo nome.

Outing e diffusione di contenuti privati

Conversazioni, fotografie, video o informazioni condivise in un contesto privato possono essere diffuse senza consenso per esporre o umiliare la persona coinvolta. La facilità con cui i contenuti possono essere duplicati rende particolarmente importante evitare ulteriori condivisioni.

Exclusion

L’esclusione intenzionale da chat, gruppi online o altre comunità digitali può diventare uno strumento di isolamento sociale, soprattutto quando riguarda ragazzi che appartengono allo stesso gruppo scolastico o amicale.

Cyberstalking

Il termine viene utilizzato per descrivere condotte digitali insistenti e invasive che possono comprendere minacce, controllo, contatti ripetuti o comportamenti persecutori. Nei casi più gravi la condotta può assumere anche autonoma rilevanza giuridica.

Cyberbashing

Nel cyberbashing un’aggressione fisica viene ripresa attraverso uno smartphone o un altro dispositivo e successivamente diffusa online. La violenza non termina quindi con l’episodio fisico: la pubblicazione può moltiplicarne l’effetto attraverso visualizzazioni, commenti e condivisioni.

Il fenomeno è approfondito nella guida dedicata al cyberbashing.

Perché il gruppo può amplificare il bullismo online

Uno degli elementi caratteristici del bullismo online è la possibilità che l’episodio venga amplificato da persone che non hanno avviato direttamente l’aggressione.
Mettere un like, condividere un video, inoltrare uno screenshot o aggiungere un commento può contribuire alla diffusione del contenuto. La responsabilità della dinamica non è quindi necessariamente concentrata in una sola persona.

Il gruppo può funzionare come cassa di risonanza, soprattutto quando il comportamento aggressivo viene percepito come divertente, normale o socialmente premiato.
Lo stesso meccanismo, però, può essere invertito. La disapprovazione del gruppo, la mancata condivisione e la segnalazione dell’episodio possono ridurre rapidamente lo spazio sociale del cyberbullo.

Quali conseguenze può avere il cyber bullismo

Le conseguenze del cyber bullismo possono variare molto da una persona all’altra. Essere esposti pubblicamente, esclusi da un gruppo o continuamente raggiunti da contenuti aggressivi può produrre:

  • ansia e paura;
  • isolamento;
  • difficoltà nelle relazioni;
  • calo della partecipazione scolastica;
  • rifiuto di frequentare determinati ambienti;
  • perdita di fiducia nel gruppo;
  • disagio collegato all’utilizzo dello smartphone o dei social.

Non è possibile dedurre automaticamente la gravità delle conseguenze dal numero di messaggi o di condivisioni. Lo stesso episodio può essere vissuto in modo molto diverso in base all’età, al contesto, alla durata e al supporto disponibile.

Come riconoscere i segnali

Non esiste un comportamento che dimostri da solo la presenza di cyberbullismo. Alcuni cambiamenti possono tuttavia suggerire che sia opportuno approfondire la situazione:

  • improvviso rifiuto di utilizzare il telefono o, al contrario, controllo continuo delle notifiche;
  • uscita improvvisa da chat e gruppi;
  • cambiamento nei rapporti con compagni o amici;
  • ritiro sociale;
  • preoccupazione dopo la ricezione di messaggi;
  • assenze o resistenza ad andare a scuola;
  • eliminazione improvvisa di profili social.

Questi segnali non provano l’esistenza di un episodio di bullismo online, ma possono indicare la necessità di parlare con la persona coinvolta senza partire da accuse o conclusioni precostituite.

Come prevenire il cyberbullismo

Prevenire il cyber bullismo non significa semplicemente vietare l’utilizzo dei social. La prevenzione richiede soprattutto competenze digitali, educazione alle relazioni e consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.

Alcune misure possono ridurre il rischio:

  • proteggere gli account con credenziali sicure;
  • non condividere password;
  • limitare la diffusione di informazioni personali;
  • conoscere gli strumenti di privacy e segnalazione;
  • riflettere prima di inoltrare immagini o messaggi;
  • evitare di partecipare alla diffusione di contenuti umilianti;
  • parlare degli episodi prima che diventino sistematici;
  • costruire regole condivise nei gruppi scolastici e familiari.

La prevenzione più efficace riguarda però anche gli spettatori. Chi assiste a un episodio può decidere di non alimentarlo.

Cosa fare in caso di bullismo online

Quando si verifica un episodio di bullismo online, la prima reazione non dovrebbe essere quella di rispondere con un’altra aggressione. Può essere utile:

  • conservare screenshot, URL, messaggi e altri elementi utili a documentare l’accaduto;
  • evitare di rilanciare ulteriormente il contenuto;
  • utilizzare gli strumenti di segnalazione messi a disposizione dalla piattaforma;
  • bloccare gli account quando necessario;
  • informare una persona adulta di fiducia;
  • se l’episodio riguarda l’ambiente scolastico, rivolgersi alla scuola;
  • nei casi più seri, valutare il coinvolgimento delle autorità competenti.

Quando sono coinvolti minorenni, la tempestività può essere particolarmente importante perché ridurre la diffusione del contenuto limita anche la possibilità che venga continuamente riproposto.

Il ruolo della scuola contro cyber bullismo e cyberbullismo

La prevenzione del cyberbullismo è oggi parte integrante delle responsabilità educative della scuola.
La disciplina italiana prevede che ogni istituto recepisca nel proprio regolamento le procedure per prevenire e contrastare bullismo e cyberbullismo e individui un docente referente incaricato di coordinare le iniziative.
La Legge 70/2024 ha inoltre previsto un codice interno e un tavolo permanente di monitoraggio.

Nel 2026 il quadro scolastico è stato ulteriormente rafforzato: il Patto educativo di corresponsabilità deve comprendere l’impegno di scuola e famiglie a collaborare per far emergere gli episodi di bullismo e cyber bullismo e prevedere attività informative sull’uso sicuro e consapevole della rete.

Questo approccio è importante perché riconosce che la scuola non deve intervenire soltanto quando l’episodio è già esploso. Deve anche creare procedure, competenze e canali attraverso i quali studenti e famiglie possano segnalare tempestivamente situazioni problematiche.

Il ruolo della famiglia

Anche la famiglia svolge un ruolo importante nella prevenzione del cyber bullismo.
Controllare ogni conversazione digitale di un adolescente non è necessariamente la risposta più efficace. È spesso più utile costruire condizioni nelle quali un ragazzo possa raccontare ciò che accade senza temere automaticamente la perdita dello smartphone, dei social o delle proprie relazioni.

La normativa aggiornata richiama espressamente anche la responsabilità genitoriale nell’orientare i figli verso un uso corretto delle tecnologie e nel presidiarne l’utilizzo.

Il dialogo può riguardare non soltanto il rischio di diventare vittima, ma anche il comportamento nei confronti degli altri: condividere un contenuto, partecipare a una chat denigratoria o utilizzare fotografie senza consenso può contribuire a una dinamica di cyberbullismo anche quando non si è l’autore iniziale.

Cosa prevede la legge italiana sul cyberbullismo

Il principale riferimento è la Legge 29 maggio 2017, n. 71, successivamente modificata dalla Legge 17 maggio 2024, n. 70.
La disciplina non considera soltanto il cyber bullismo, ma dopo la riforma del 2024 riguarda espressamente sia bullismo sia cyberbullismo, rafforzando le misure preventive, educative e scolastiche.

La definizione legislativa di cyberbullismo comprende condotte telematiche come aggressione, molestia, ricatto, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, manipolazione e trattamento illecito di dati personali ai danni di minorenni, oltre alla diffusione di contenuti finalizzata a isolare o danneggiare il minore.
Per l’analisi specifica delle modifiche normative puoi consultare l’approfondimento dedicato alle novità della Legge 70/2024 contro bullismo e cyberbullismo.

Cyberbullismo: un problema digitale ma soprattutto relazionale

Il cyberbullismo utilizza strumenti tecnologici, ma nasce e si sviluppa soprattutto all’interno delle relazioni.
Una chat, un social network o uno smartphone non creano da soli il comportamento aggressivo. Possono però amplificarlo, renderlo persistente e coinvolgere rapidamente un pubblico più ampio.
Per questo contrastare il cyber bullismo richiede un intervento che tenga insieme tecnologia, diritto, scuola, famiglia e gruppo dei pari.

Comprendere chi è il cyberbullo non significa cercare un’identità fissa o uno stereotipo, ma osservare come si costruiscono i ruoli all’interno di un gruppo.
Allo stesso modo, proteggere la vittima non significa soltanto rimuovere un contenuto, ma interrompere la dinamica sociale che ne consente la diffusione.

È proprio in questo equilibrio tra responsabilità individuale e contesto collettivo che si gioca una parte decisiva della prevenzione del bullismo online.

Domande frequenti su cyber bullismo e cyberbullismo

Che cos’è il cyberbullismo?

Il cyber bullismo è una forma di aggressione o pressione esercitata attraverso strumenti digitali. Può comprendere molestie, denigrazione, furto d’identità, diffusione di contenuti, esclusione e altre condotte realizzate online ai danni di un minore.

Cyber bullismo e cyberbullismo significano la stessa cosa?

Sì. Le due espressioni vengono utilizzate per indicare lo stesso fenomeno. La forma cyberbullismo è quella utilizzata nella normativa italiana, mentre cyber bullismo è una variante diffusa nel linguaggio comune.

Che cosa si intende per bullismo online?

Bullismo online è un’espressione più generica utilizzata per descrivere comportamenti aggressivi o vessatori realizzati attraverso Internet, social, chat e altri strumenti digitali. Nel contesto dei minori coincide spesso con fenomeni riconducibili al cyber bullismo.

Chi è il cyberbullo?

Il cyberbullo è chi assume un ruolo attivo in una condotta di aggressione digitale. Può agire individualmente o essere sostenuto da altre persone che condividono, commentano o amplificano il contenuto.

Qual è la differenza tra bullismo e cyberbullismo?

Il bullismo tradizionale avviene prevalentemente in spazi fisici e relazionali. Nel cyber bullismo l’aggressione utilizza strumenti digitali e può proseguire oltre i luoghi e gli orari nei quali autore e vittima si incontrano.

Come si può prevenire il cyber bullismo?

La prevenzione passa attraverso educazione digitale, protezione degli account, consapevolezza nella condivisione dei contenuti, regole chiare nei gruppi, coinvolgimento di scuola e famiglia e capacità degli spettatori di non alimentare l’aggressione.

Cosa fare se si è vittima di cyberbullismo?

È utile conservare le prove dell’accaduto, evitare di alimentare lo scontro, utilizzare gli strumenti di blocco e segnalazione e rivolgersi a un adulto di fiducia, alla scuola o, quando la situazione lo richiede, alle autorità competenti.

La scuola deve intervenire anche nel cyberbullismo?

Sì. La normativa attribuisce alle istituzioni scolastiche specifici compiti di prevenzione, organizzazione e gestione dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, compresa l’individuazione di un referente e l’adozione di procedure interne.

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Miriam Bartolomucci
Copywriter freelance, nomade digitale. Scrivo e viaggio per conoscere me stessa. Laureata e specializzata in Comunicazione con tesi in "Cinema, fotografia e televisione". Riempio la mia vita di arte.
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