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Binance: come è avvenuto l’attacco hacker da 6,3 miliardi

Binance: come è avvenuto l’attacco hacker da 6,3 miliardi

Binance - cosa sapere sui presunti prelievi per 6,3 miliardi
  • Redazione UniD
  • 5 Novembre 2026
  • Cyber Security - Cybercrime - Frodi online
  • 16 minuti

Dal falso colloquio di lavoro agli hot wallet: cosa è successo a Binance

Il 29 ottobre 2026 Binance ha subito un attacco informatico che ha coinvolto circa 6,34 miliardi di dollari in asset digitali. Non è stato un semplice furto di password né, secondo le informazioni pubblicate dall’exchange, della sottrazione diretta delle chiavi private dei wallet.
La ricostruzione preliminare pubblicata da Binance descrive invece una campagna durata diversi mesi, nella quale gli hacker hanno combinato social engineering, falsi colloqui di lavoro, software compromesso, malware, accesso a strumenti aziendali interni e abuso dell’infrastruttura utilizzata per autorizzare le transazioni dei wallet.

L’attacco ha interessato più blockchain e alcuni hot wallet di Binance, cioè portafogli collegati ai sistemi operativi dell’exchange e utilizzati per gestire parte delle transazioni correnti.
L’FBI ha attribuito il furto a TraderTraitor, denominazione utilizzata dalle autorità statunitensi per una specifica attività cyber collegata alla Corea del Nord. Pyongyang ha successivamente respinto l’accusa.

La dimensione economica dell’incidente è eccezionale, ma il caso Binance è rilevante soprattutto per un’altra ragione: mostra quanto un attacco contro un’infrastruttura finanziaria digitale possa iniziare non dalla blockchain, ma dalle persone che possiedono accessi privilegiati ai sistemi.

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Binance è stata davvero hackerata?

Sì. Dopo le prime ore di incertezza, Binance ha confermato ufficialmente la compromissione di alcuni hot wallet e l’esecuzione di trasferimenti non autorizzati.
La piattaforma di crypto exchange ha stimato in circa 6,34 miliardi di dollari il valore degli asset interessati dall’incidente. La cifra può differire leggermente tra le diverse ricostruzioni perché il controvalore delle criptovalute varia nel tempo.
Chainalysis, per esempio, ha quantificato i trasferimenti non autorizzati in circa 6,4 miliardi di dollari.

Binance ha inoltre precisato che, sulla base delle verifiche effettuate fino al momento della pubblicazione del rapporto preliminare, non risultano prove della compromissione delle chiavi private dei wallet.
Il punto di accesso decisivo sarebbe stato invece un servizio interno utilizzato per la firma delle transazioni.

Quanto è stato sottratto nell’attacco hacker a Binance?

Secondo Binance, l’incidente ha coinvolto asset digitali per circa 6,34 miliardi di dollari.
La cifra rappresenta il valore degli asset interessati dai trasferimenti non autorizzati e non deve essere confusa con altri numeri comparsi nei giorni successivi, come:

  • fondi congelati o intercettati;
  • asset reintegrati da Binance;
  • prelievi effettuati successivamente dagli utenti;
  • deflussi netti dalla piattaforma;
  • asset ancora controllati dagli attaccanti.

Queste grandezze descrivono fenomeni differenti e non possono essere sommate tra loro. Al 3 novembre Binance dichiarava che circa 2,85 miliardi di dollari in asset erano stati congelati o intercettati grazie alla collaborazione con emittenti di token, società di analisi blockchain, operatori del settore e autorità.
Congelare un asset non significa tuttavia averlo automaticamente recuperato e restituito. Significa impedire, quando tecnicamente possibile, che venga ulteriormente movimentato.

La cronologia dell’attacco Binance: una preparazione durata mesi

Uno degli aspetti più importanti della violazione Binance è che l’operazione non sarebbe iniziata il 29 ottobre. Secondo la ricostruzione preliminare dell’exchange, gli aggressori hanno preparato l’intrusione per mesi, colpendo progressivamente più dipendenti dell’area wallet.

Giugno 2026: il primo computer compromesso

La prima fase identificata da Binance risale a giugno 2026. Un ingegnere DevOps del team Wallet avrebbe cercato attraverso un motore di ricerca un noto strumento di programmazione basato sull’intelligenza artificiale.
Durante l’installazione avrebbe scaricato una versione alterata di Homebrew.

Il sistema di sicurezza di Binance avrebbe rilevato l’anomalia, portando alla sostituzione del dispositivo e alla rotazione delle credenziali associate.
Secondo la successiva indagine interna, però, gli hacker avrebbero già ottenuto informazioni utili sul ruolo del dipendente e sui colleghi che lavoravano nell’infrastruttura wallet.

Il caso mostra un rischio tipico della Web3 security: anche quando la blockchain funziona correttamente, l’infrastruttura utilizzata per gestire chiavi, autorizzazioni e transazioni può essere compromessa attraverso sistemi tradizionali.

Settembre 2026: il falso colloquio di lavoro

A settembre gli aggressori avrebbero preso di mira un secondo ingegnere.
Il dipendente è stato contattato attraverso una vera piattaforma per la ricerca di lavoro da un soggetto che si presentava come responsabile di progetto di una società inesistente.

La strategia era molto più sofisticata di una normale email di phishing. Gli hacker informatici avrebbero organizzato due diversi colloqui, utilizzato profili social con fotografie e video per costruire credibilità e simulato un autentico processo di selezione.
Al termine del secondo incontro, al dipendente è stato chiesto di scaricare un esercizio tecnico contenente un repository di codice. Quel materiale conteneva malware.

L’attacco rappresenta un esempio particolarmente evoluto di social engineering: anziché convincere la vittima a comunicare direttamente una password, l’aggressore costruisce una situazione credibile nella quale è la stessa vittima ad eseguire il codice malevolo.

Come funzionava il malware

Secondo Binance, il codice utilizzava tecniche di offuscamento ed evasione e sostituiva un componente legittimo dell’ambiente di sviluppo con una versione manipolata. Lo scopo era consentire l’esecuzione di comandi e creare una comunicazione con un server controllato dagli hacker.

Binance afferma che il malware non sarebbe stato rilevato dagli strumenti di endpoint protection disponibili in quel momento e che gli aggressori avrebbero anche cercato di cancellare o nascondere le tracce dell’attività.
È un elemento importante: la violazione di Binance non sarebbe derivata da un’unica vulnerabilità tecnica, ma dalla combinazione di più accessi e più livelli di compromissione.

20 ottobre: viene utilizzato anche uno strumento AI interno

Il 20 ottobre gli hacker avrebbero sfruttato il computer già compromesso del secondo ingegnere e uno strumento di intelligenza artificiale interno per estendere ulteriormente l’accesso. Secondo Binance, attraverso questa fase gli hacker sarebbero riusciti a raggiungere altri due ingegneri dell’area Wallet.
Su uno dei computer avrebbero individuato un token dotato dei permessi necessari per distribuire container.

Questo passaggio mostra un ulteriore aspetto dell’incidente: un sistema AI aziendale può diventare parte del percorso di un attacco se viene utilizzato da un soggetto che ha già compromesso identità, endpoint o autorizzazioni.

29 ottobre: l’accesso al sistema di firma

Il 29 ottobre gli hacker informatici avrebbero effettuato l’accesso al computer di un altro ingegnere, utilizzato credenziali sottratte precedentemente, distribuito un container e attivato uno script malevolo.
Da questo momento l’attacco ha raggiunto una componente critica dell’infrastruttura: il servizio interno Binance che autorizzava la firma delle transazioni dei wallet.

Cosa è successo agli hot wallet di Binance

A partire dalle 20:05 del 29 ottobre, i trasferimenti non autorizzati hanno iniziato a comparire su diverse blockchain. Secondo il rapporto preliminare pubblicato da Binance:

  • tra le 20:05 e le 20:09 cinque hot wallet Binance hanno trasferito 233,46 milioni di XRP verso un indirizzo controllato dagli hacker;
  • altri wallet su Solana e Optimism hanno trasferito circa 970.500 SOL e 44,2 milioni di OP;
  • successivamente sono stati trasferiti anche 18.270 BTC;
  • su Ethereum è stato utilizzato un meccanismo di autorizzazione basato su EIP-7702.

Binance ha ricevuto un allarme interno sui trasferimenti di grande entità e ha iniziato le operazioni di contenimento.
La piattaforma ha quindi sospeso i prelievi, revocato autorizzazioni, contattato gli emittenti degli asset e avviato la collaborazione con società di blockchain intelligence e autorità.

EIP-7702: perché sospendere i prelievi non ha fermato subito l’attacco

Uno dei punti tecnicamente più interessanti dell’attacco hacker a Binance riguarda EIP-7702.
Si tratta di un meccanismo di Ethereum che permette a un account di delegare determinate capacità di esecuzione a uno smart contract senza dover necessariamente esporre la propria chiave privata.

Secondo Binance, gli hacker hanno sfruttato il servizio di firma compromesso per produrre autorizzazioni EIP-7702 malevole e concedere a uno smart contract sotto il loro controllo determinati diritti di esecuzione su un hot wallet.
Gli hacker avrebbero inviato 50 transazioni di firma per manipolare il nonce dell’account e stabilire le deleghe necessarie. Una volta registrate sulla blockchain, quelle autorizzazioni non dipendevano più dal normale sistema di prelievo di Binance.

Per questa ragione, sospendere i prelievi degli utenti non era sufficiente a invalidare automaticamente le autorizzazioni già presenti on-chain.

Perché Binance non poteva semplicemente cambiare la chiave privata?

Binance ha spiegato che il wallet coinvolto utilizzava una tecnologia chiamata Multi-Party Computation, o MPC.
In un sistema MPC non esiste necessariamente una singola chiave privata completa conservata in un unico punto. Le operazioni crittografiche vengono eseguite distribuendo il processo tra più componenti.

Questa architettura può ridurre il rischio associato alla presenza di una singola chiave da sottrarre, ma nell’incidente del 29 ottobre ha reso più complessa una parte della risposta.
Non esisteva infatti una singola chiave che Binance potesse semplicemente sostituire per annullare immediatamente le autorizzazioni EIP-7702 già registrate.

La società ha dovuto sviluppare ed eseguire una procedura specifica di revoca.
L’ultimo trasferimento non autorizzato, pari a circa 2.961,9 ETH, è stato finalizzato sulla blockchain alle 23:56. Alle 00:10 del 30 ottobre Binance aveva eseguito una nuova autorizzazione diretta verso l’indirizzo zero per cancellare il codice di delega EIP-7702.

Secondo l’exchange, da quel momento non sono stati osservati ulteriori trasferimenti non autorizzati.

Chi ha attaccato Binance?

Il 31 ottobre 2026 l’FBI ha attribuito ufficialmente il furto alla Repubblica Popolare Democratica di Corea. L’agenzia statunitense identifica questa specifica attività malevola con il nome TraderTraitor.
TraderTraitor è collegato a campagne nordcoreane che hanno preso di mira aziende e operatori del settore delle criptovalute attraverso tecniche di social engineering, offerte di lavoro fasulle e malware.

È opportuno utilizzare questa denominazione con precisione.
Nei mezzi di informazione questi operatori vengono talvolta ricondotti genericamente a “Lazarus”, ma l’FBI ha indicato specificamente TraderTraitor per l’operazione Binance.
Chainalysis aveva già attribuito l’attacco allo stesso gruppo sulla base dell’analisi dei movimenti on-chain, individuando anche la commistione tra fondi provenienti dal furto a Binance e asset provenienti da un precedente attacco attribuito ad attori nordcoreani.

L’attribuzione statunitense è stata però respinta dalla Corea del Nord, che ha negato la propria responsabilità.

Come gli hacker hanno cercato di spostare e riciclare i fondi

Dopo il furto è iniziata una seconda fase: trasformare e distribuire gli asset prima che potessero essere bloccati. Questo passaggio è particolarmente complesso nel settore crypto perché non tutte le criptovalute possiedono le stesse caratteristiche.
Stablecoin come USDT e USDC possono essere congelate dai rispettivi emittenti quando ne ricorrono le condizioni. Bitcoin ed Ether, invece, non dispongono di un emittente centrale capace di inserire unilateralmente un indirizzo in blacklist.

Secondo Chainalysis, gli hacker avrebbero trasferito circa 500 milioni di dollari in stablecoin verso un wallet utilizzato per effettuare conversioni rapide.
In circa venti minuti sarebbero stati scambiati 325 milioni di dollari in stablecoin ottenendo circa 285 milioni in ETH, nel tentativo di convertire gli asset prima dell’intervento degli emittenti.

Una parte delle stablecoin residue sarebbe stata poi spostata verso altri wallet. Le prime operazioni di congelamento sono iniziate poco dopo.

La frammentazione dei fondi su migliaia di transazioni

Gli analisti di Chainalysis hanno osservato anche pattern compatibili con l’utilizzo di sistemi automatizzati per rendere più complesso il tracciamento. I fondi sono stati distribuiti attraverso migliaia di transazioni e numerosi indirizzi, con schemi ripetitivi che suggeriscono un’attività programmata.

Le analisi successive hanno inoltre rilevato movimenti attraverso diverse blockchain e servizi di conversione.
Il principio è quello tipico del layering nel riciclaggio: frammentare, convertire e trasferire ripetutamente gli asset per rendere più difficile ricostruire il collegamento con il furto iniziale.

La blockchain, tuttavia, lascia una traccia pubblica delle transazioni.
Per questo società specializzate possono continuare a seguire i flussi anche dopo numerosi passaggi, pur con livelli di difficoltà differenti a seconda delle tecnologie utilizzate.

Quanto denaro è stato congelato?

Nel rapporto del 3 novembre Binance indica circa 2,85 miliardi di dollari in asset congelati o intercettati. Chainalysis ha fornito una stima molto simile, pari a circa 2,8 miliardi.
Il congelamento è stato possibile soprattutto quando gli asset sottratti disponevano di soggetti o meccanismi capaci di impedirne ulteriori trasferimenti.

È essenziale distinguere tre concetti:

SituazioneChe cosa significa
Asset sottrattoÈ stato trasferito senza autorizzazione verso un indirizzo controllato dall’attaccante.
Asset congelatoNon può essere ulteriormente movimentato attraverso il normale funzionamento del token o dell’infrastruttura interessata.
Asset recuperatoÈ tornato effettivamente sotto il controllo del legittimo titolare o è stato restituito attraverso la procedura applicabile.
Asset reintegratoBinance ha ricostituito le disponibilità utilizzando proprie risorse, indipendentemente dal recupero dell’asset originariamente rubato.

Dire che 2,85 miliardi sono stati congelati non significa quindi che l’intera somma sia già stata restituita a Binance.

Binance ha coperto le perdite degli utenti?

Binance ha dichiarato fin dalle prime comunicazioni che avrebbe assorbito direttamente l’impatto economico dell’attacco senza trasferire la perdita agli utenti.
Per ricostituire le disponibilità sono state utilizzate risorse provenienti dal Secure Asset Fund for Users, o SAFU, da una parte del fondo assicurativo Futures e dalla tesoreria aziendale.
Il 30 ottobre la copertura dichiarata era di circa l’80% degli asset coinvolti.
Il 31 ottobre era salita al 90-95%.

Nel rapporto preliminare pubblicato il 3 novembre, Binance ha dichiarato di avere ormai accantonato risorse superiori al 100% della perdita e di aver reintegrato il 98% degli asset interessati, mentre rimanevano da reperire alcuni token caratterizzati da minore liquidità.

Questo dato deve essere distinto dal recupero dei fondi rubati: Binance può sostituire un asset sottratto utilizzando proprie disponibilità anche se la criptovaluta originaria rimane nelle mani dell’hacker.

Proof of Reserves: cosa dimostra dopo l’attacco Binance

Dopo la violazione Binance, l’exchange ha pubblicato una nuova fotografia delle proprie riserve riferita al 31 ottobre 2026. Il 2 novembre è stata completata anche la relativa prova crittografica zero-knowledge.
Binance ha dichiarato che, per dieci principali asset — BTC, ETH, USDT, BNB, SOL, USDC, XRP, USD1, RLUSD e ZEC — gli utenti potevano verificare una copertura pari ad almeno 1:1 rispetto ai saldi inclusi nel sistema.

La Proof of Reserves è utile per verificare determinate disponibilità e l’inclusione dei saldi nel perimetro della rilevazione, ma non deve essere confusa con una revisione completa del bilancio di un’impresa. Una fotografia delle riserve non certifica automaticamente tutte le passività, tutti i rischi finanziari o la solvibilità complessiva di un exchange.

Per valutarla correttamente bisogna quindi conoscere la data dello snapshot, gli asset coperti, le passività considerate e il metodo di verifica utilizzato.

I prelievi Binance sono tornati disponibili?

Dopo l’attacco, Binance ha temporaneamente sospeso i prelievi per effettuare verifiche di sicurezza e contenere ulteriori trasferimenti.
La riapertura è iniziata il 1 novembre 2026 con una prima fase riguardante reti e asset selezionati, tra cui Bitcoin, Ethereum, BNB Chain, Tron, Solana, XRP e altre blockchain.

Il 3 novembre è iniziata una seconda fase con ulteriori criptovalute e reti. La riapertura, tuttavia, è avvenuta in modo progressivo.
Non è quindi corretto affermare che in un determinato momento tutti i prelievi Binance siano automaticamente disponibili per ogni criptovaluta e ogni rete.

Prima di effettuare un trasferimento è opportuno controllare direttamente sulla piattaforma:

  • l’asset da prelevare;
  • la rete selezionata;
  • lo stato operativo della specifica combinazione asset-rete;
  • l’indirizzo destinatario;
  • l’eventuale memo o tag richiesto;
  • commissioni e importo minimo.

Cosa è successo quando gli utenti hanno potuto nuovamente prelevare

La riapertura ha provocato, prevedibilmente, un forte aumento iniziale dei trasferimenti in uscita.
Nelle prime rilevazioni Binance aveva comunicato 4,649 miliardi di dollari di prelievi e 1,01 miliardi di depositi, pari a circa 3,64 miliardi di deflusso netto. Rilevazioni successive riportate da Reuters hanno portato il deflusso netto cumulato a circa 4,72 miliardi di dollari.

Il co-CEO Richard Teng ha successivamente affermato che i flussi in entrata e in uscita si erano sostanzialmente normalizzati.
Anche in questo caso bisogna evitare una conclusione impropria: un deflusso elevato dopo una sospensione dei prelievi non dimostra automaticamente una crisi di solvibilità, così come la successiva normalizzazione non costituisce da sola una verifica completa della situazione patrimoniale dell’exchange.

I fondi degli utenti Binance sono al sicuro?

Binance sostiene che le perdite provocate dall’attacco saranno sostenute dall’azienda e non attribuite agli utenti. La Proof of Reserves pubblicata dopo l’incidente permette inoltre di verificare la copertura dichiarata per alcuni dei principali asset.
È però opportuno mantenere una distinzione tra quanto dichiarato e verificabile attraverso la Proof of Reserves e una valutazione generale sulla sicurezza futura della piattaforma.

Nessun exchange centralizzato può eliminare completamente il rischio operativo.
Quando le criptovalute vengono custodite presso un intermediario, l’utente dipende anche dalla sicurezza dell’infrastruttura, delle procedure interne e dei sistemi di custodia dell’exchange.

Un cripto wallet sotto il controllo diretto dell’utente elimina alcuni rischi di controparte, ma introduce responsabilità differenti: perdita delle chiavi o della seed phrase, malware, errori nell’indirizzo e compromissione del dispositivo possono provocare perdite irreversibili.

La scelta tra custodia autonoma e custodia presso un exchange deve quindi essere valutata conoscendo i rischi di entrambi i modelli.

Phishing e false comunicazioni dopo l’attacco a Binance

Un grande incidente informatico crea quasi sempre una seconda opportunità per i criminali: sfruttare la paura degli utenti.
Dopo un attacco possono circolare email, SMS, messaggi social o siti che promettono:

  • rimborsi immediati;
  • procedure urgenti per mettere in sicurezza il conto;
  • riattivazione anticipata dei prelievi;
  • verifica obbligatoria del wallet;
  • recupero degli asset;
  • assistenza tecnica straordinaria.

Un utente non dovrebbe inserire credenziali seguendo collegamenti ricevuti attraverso comunicazioni non verificate. È preferibile raggiungere Binance digitando direttamente l’indirizzo ufficiale o utilizzando l’app già installata.
Non bisogna mai comunicare password, seed phrase, chiavi private o codici temporanei di autenticazione a presunti operatori dell’assistenza.

L’autenticazione multifattoriale riduce il rischio di compromissione di un account, soprattutto quando vengono utilizzati metodi resistenti al phishing, ma non può proteggere da ogni forma di attacco all’infrastruttura centrale dell’exchange.

Cosa insegna l’attacco Binance sulla cybersecurity

L’incidente Binance è particolarmente significativo perché dimostra che la sicurezza di un’infrastruttura blockchain non coincide con la sicurezza dell’intero sistema che la utilizza.
Le blockchain coinvolte non sono state necessariamente “violate”. Le transazioni possono essere tecnicamente valide sulla rete pur essendo state originate attraverso autorizzazioni ottenute in modo illecito.

Il vero perimetro di sicurezza comprende:

  • dipendenti;
  • endpoint aziendali;
  • strumenti di sviluppo;
  • software e supply chain;
  • credenziali e token;
  • strumenti AI interni;
  • servizi di firma;
  • hot wallet;
  • policy di autorizzazione;
  • sistemi di monitoraggio;
  • procedure di risposta agli incidenti.

È proprio questa concatenazione a rendere il caso più interessante di una normale compromissione di account.

Il fattore umano resta una superficie d’attacco critica

La campagna descritta da Binance è iniziata colpendo sviluppatori e ingegneri attraverso situazioni apparentemente credibili.
Il falso colloquio di lavoro non era un semplice messaggio con un link sospetto. Comprendeva interlocutori, videochiamate, profili social e una prova tecnica coerente con il lavoro della vittima.

La sicurezza non può quindi basarsi soltanto sulla capacità del dipendente di individuare email grammaticalmente scorrette o domini palesemente falsi.
Il moderno spear phishing e le campagne di social engineering vengono costruiti intorno alla persona, al ruolo professionale e ai privilegi che essa possiede.
Per le organizzazioni che gestiscono infrastrutture critiche diventa quindi essenziale combinare formazione, segmentazione dei privilegi, controllo degli endpoint, protezione degli ambienti di sviluppo e verifica continua delle attività anomale.

Anche l’intelligenza artificiale diventa parte della superficie di attacco

Un altro elemento significativo è il coinvolgimento di uno strumento AI interno nel movimento laterale degli aggressori. Non significa che l’intelligenza artificiale abbia “causato” il furto.
Significa invece che qualsiasi strumento aziendale capace di interagire con dati, identità, codice o sistemi interni deve essere incluso nel modello di sicurezza dell’organizzazione.

Quando un account o un endpoint è già compromesso, un assistente AI dotato di accessi estesi può potenzialmente diventare un ulteriore percorso verso informazioni o risorse sensibili. Il caso Binance evidenzia quindi la necessità di applicare anche agli strumenti AI principi come:

  • least privilege;
  • segmentazione degli accessi;
  • monitoraggio comportamentale;
  • autenticazione forte;
  • logging;
  • controllo delle operazioni anomale.

Come ha reagito Binance dopo la violazione

Nel rapporto preliminare del 3 novembre Binance ha dichiarato di avere:

  • ricostruito il sistema wallet coinvolto in un nuovo ambiente;
  • ricostruito lo strumento AI interno interessato e modificato i relativi controlli di accesso;
  • sostituito i dispositivi compromessi;
  • disattivato credenziali e token relativi agli ingegneri coinvolti;
  • effettuato nuove scansioni di sicurezza sui dispositivi dei dipendenti;
  • rafforzato il rilevamento delle anomalie comportamentali;
  • rafforzato i controlli sul servizio wallet;
  • continuato a collaborare con autorità e società di blockchain intelligence.

L’exchange Binance ha inoltre annunciato una revisione indipendente della cybersecurity e ulteriori investimenti nella sicurezza degli endpoint e degli strumenti di intelligenza artificiale.
Il rapporto pubblicato il 3 novembre resta comunque definito dalla stessa Binance come preliminare. L’indagine non è conclusa e alcune considerazioni potranno quindi essere ulteriormente precisate.

Attacco Binance: cosa è confermato e cosa resta ancora da chiarire

Alla luce delle informazioni disponibili al 4 novembre 2026 possiamo distinguere con maggiore precisione i fatti documentati dalle questioni ancora aperte.

È confermato che:

  • Binance ha subito trasferimenti non autorizzati il 29 ottobre;
  • L’impatto stimato dall’exchange è di circa 6,34 miliardi di dollari;
  • Sono stati coinvolti hot wallet su più reti;
  • Binance non ha trovato, fino a questo momento, prove di una fuga delle private key dei wallet;
  • La propria indagine identifica una campagna iniziata mesi prima attraverso malware e social engineering;
  • È stato compromesso un servizio interno di firma;
  • Su Ethereum sono state utilizzate autorizzazioni EIP-7702;
  • Circa 2,85 miliardi di dollari sono stati congelati o intercettati;
  • L’FBI attribuisce l’operazione a TraderTraitor e alla Corea del Nord;
  • La Corea del Nord nega la responsabilità;
  • Binance dichiara di avere reintegrato il 98% degli asset interessati entro il 31 ottobre;
  • I prelievi sono stati progressivamente riattivati dal 1° novembre.

Restano invece oggetto di verifica o ulteriore sviluppo:

  • La ricostruzione definitiva dell’intera catena di compromissione;
  • L’esito della revisione indipendente annunciata da Binance;
  • Il recupero effettivo degli asset congelati;
  • I movimenti futuri dei fondi ancora controllati dagli attaccanti;
  • L’evoluzione delle indagini giudiziarie e internazionali.

Perché il caso Binance va oltre il furto di criptovalute

Ridurre l’incidente a “6,3 miliardi rubati da Binance” significa perdere la parte più importante della vicenda. Il caso mostra un modello di attacco nel quale cybercrime tradizionale e infrastrutture blockchain si incontrano.

Gli hacker criminali non avrebbero avuto bisogno di violare il consenso di Bitcoin, Ethereum, Solana o delle altre reti coinvolte.
Hanno invece cercato di ottenere il controllo dei sistemi e delle autorizzazioni utilizzate da un intermediario legittimo per operare su quelle blockchain.

Da una parte troviamo tecniche note da anni: malware, compromissione degli endpoint, furto di credenziali e social engineering.
Dall’altra compaiono elementi più recenti: strumenti AI aziendali, infrastrutture MPC, smart contract, autorizzazioni EIP-7702 e trasferimenti automatizzati tra blockchain.

È questa combinazione a rendere l’attacco hacker a Binance un caso di studio particolarmente importante per comprendere l’evoluzione della sicurezza nel settore delle criptovalute.

Domande frequenti sull’attacco hacker a Binance

Cosa è successo a Binance?

Il 29 ottobre 2026 alcuni hot wallet di Binance sono stati utilizzati per effettuare trasferimenti non autorizzati per un valore stimato dall’exchange in circa 6,34 miliardi di dollari. Binance attribuisce l’accesso a una campagna iniziata mesi prima attraverso social engineering, malware e compromissione di sistemi interni.

Quanto è stato rubato a Binance?

Binance indica circa 6,34 miliardi di dollari di asset digitali interessati dall’incidente. Chainalysis ha stimato un valore vicino a 6,4 miliardi, differenza compatibile anche con il momento di valutazione degli asset.

Chi ha hackerato Binance?

L’FBI attribuisce il furto a TraderTraitor, attività cyber collegata alla Corea del Nord. Pyongyang ha respinto l’accusa.

Sono state rubate le chiavi private di Binance?

Secondo il rapporto preliminare dell’exchange Binance, fino al 3 novembre non erano emerse prove di una fuga delle chiavi private dei wallet. Gli aggressori avrebbero invece compromesso sistemi e credenziali che consentivano di raggiungere il servizio interno di firma delle transazioni.

Quanto denaro è stato recuperato?

Binance ha dichiarato che circa 2,85 miliardi di dollari sono stati congelati o intercettati. Questa cifra non equivale necessariamente a fondi già materialmente recuperati e restituiti.

Binance ha rimborsato i fondi sottratti?

Binance ha dichiarato di voler sostenere direttamente l’intero impatto economico dell’incidente. Nel rapporto del 3 novembre afferma che il 98% degli asset interessati era già stato reintegrato utilizzando risorse dell’azienda e dei fondi destinati alla protezione e copertura.

I prelievi Binance funzionano?

I prelievi sono stati riattivati progressivamente a partire dal 1° novembre 2026. La disponibilità può dipendere dalla singola criptovaluta e dalla rete utilizzata, quindi è necessario verificare lo stato operativo direttamente sulla piattaforma.

La Proof of Reserves dimostra che Binance è solvibile?

Non da sola. La Proof of Reserves permette di verificare determinate disponibilità e la copertura dei saldi inclusi nella rilevazione, ma non equivale automaticamente a una revisione completa di tutte le attività, passività e obbligazioni della società.

L’attacco ha compromesso la blockchain?

Non risultano evidenze di una compromissione del protocollo delle blockchain coinvolte. Le transazioni sono state registrate normalmente dalle reti, ma sarebbero state autorizzate attraverso sistemi di Binance precedentemente compromessi.

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