Quando una conversazione WhatsApp può diventare una prova
WhatsApp è ormai uno degli strumenti di comunicazione più utilizzati nei rapporti personali e professionali. Messaggi, note vocali, fotografie e documenti scambiati tramite l’applicazione possono contenere informazioni rilevanti anche nell’ambito di una controversia.
Ma una chat WhatsApp può essere utilizzata come prova in giudizio?
La risposta è sì, ma non significa che qualsiasi screenshot o conversazione venga automaticamente considerato attendibile e decisivo dal giudice. Occorre distinguere il tipo di procedimento, le modalità con cui il contenuto viene prodotto o acquisito, la possibilità di verificarne provenienza e integrità e l’eventuale contestazione della controparte.
Negli ultimi anni anche la giurisprudenza ha precisato sempre meglio il rapporto tra messaggistica digitale, prova documentale e tutela della corrispondenza.
Le chat WhatsApp possono essere utilizzate in giudizio?
Una conversazione WhatsApp può assumere rilevanza probatoria quando è idonea a rappresentare fatti, dichiarazioni o comportamenti rilevanti per la controversia. Il fatto che una comunicazione sia avvenuta attraverso un’app di messaggistica non la rende quindi irrilevante sul piano giuridico.
Un messaggio può, per esempio, contribuire a dimostrare:
- l’esistenza di un accordo;
- il riconoscimento di un debito;
- una richiesta o una comunicazione ricevuta;
- una minaccia o un’offesa;
- le modalità con cui si è svolto un rapporto tra le parti;
- circostanze rilevanti nell’ambito di un procedimento civile o penale.
Il punto fondamentale non è quindi stabilire se “WhatsApp vale come prova” in senso assoluto, ma verificare quale contenuto viene prodotto, come è stato acquisito e quanto sia possibile ricondurlo con attendibilità ai soggetti coinvolti.
Che valore probatorio hanno i messaggi WhatsApp?
Il valore di una chat dipende dalle circostanze concrete.
Un messaggio WhatsApp può essere valutato insieme agli altri elementi disponibili nel processo. Il giudice può quindi considerare il contenuto della conversazione, la sua provenienza, la coerenza con altri documenti e l’eventuale contestazione formulata dalla controparte.
Nel processo civile assumono particolare rilievo le norme dedicate alle riproduzioni di fatti e cose.
L’articolo 2712 del Codice civile prevede che le riproduzioni fotografiche, informatiche e altre rappresentazioni meccaniche possano costituire prova dei fatti e delle cose rappresentate se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità.
Questo principio è importante per comprendere perché screenshot, fotografie di una conversazione e altre riproduzioni digitali possano entrare nel processo.
Uno screenshot WhatsApp vale come prova?
Anche uno screenshot di WhatsApp può essere utilizzato come elemento probatorio. Non è però corretto ritenere che uno screenshot abbia automaticamente lo stesso grado di affidabilità in ogni situazione.
Un’immagine della schermata può infatti mostrare il contenuto di una conversazione, ma può non consentire da sola di verificare tutti gli elementi relativi a:
- identità effettiva degli interlocutori;
- completezza della conversazione;
- data e successione dei messaggi;
- eventuali omissioni;
- alterazioni del contenuto.
Quando l’autenticità della conversazione è controversa, può quindi diventare importante poter confrontare lo screenshot con altri elementi, con il dispositivo originale o con ulteriori dati capaci di confermarne provenienza e attendibilità.
Cosa ha stabilito la Cassazione sugli screenshot di WhatsApp?
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza numero 11197 del 27 aprile 2023, ha affrontato l’utilizzabilità di messaggi estratti da una chat WhatsApp attraverso screenshot nell’ambito di un procedimento disciplinare.
Nel caso esaminato, la Corte ha ritenuto utilizzabili le conversazioni anche in assenza del sequestro del dispositivo sul quale erano memorizzate, tenendo conto degli elementi che ne confermavano provenienza e attendibilità.
Il precedente non significa che ogni screenshot sia necessariamente autentico o sufficiente a dimostrare un fatto. Conferma però che la semplice circostanza che il contenuto sia rappresentato tramite screenshot non determina automaticamente la sua inutilizzabilità.
Quando una chat WhatsApp può essere contestata?
La controparte può contestare che la riproduzione corrisponda alla conversazione realmente avvenuta. Una contestazione può riguardare, per esempio:
- attribuzione dei messaggi a una determinata persona;
- completezza della chat;
- manipolazione dello screenshot;
- omissione di messaggi rilevanti;
- datazione della conversazione.
Per questa ragione, quando una chat riveste particolare importanza, conservare soltanto una fotografia isolata dello schermo può essere meno efficace rispetto alla disponibilità della conversazione completa e del dispositivo sul quale è memorizzata.
È necessario consegnare il telefono al giudice?
Non esiste una regola generale secondo cui una conversazione WhatsApp può essere utilizzata soltanto se viene materialmente prodotto o sequestrato il telefono.
La necessità di esaminare il dispositivo dipende dal procedimento e dalle contestazioni sorte sulla genuinità del materiale.
In determinate situazioni screenshot, trascrizioni e altri riscontri possono risultare sufficienti; in altre può diventare necessario verificare direttamente i dati memorizzati nel dispositivo o ricorrere a modalità tecniche di acquisizione più rigorose.
Più la provenienza o l’integrità della conversazione è controversa, maggiore diventa l’importanza di elementi capaci di dimostrare che il materiale prodotto rappresenta fedelmente lo scambio originale.
Chat esportata e acquisizione forense: qual è la differenza?
WhatsApp consente di esportare una conversazione. Anche questo materiale può essere utile per ricostruire lo scambio tra gli interlocutori, ma l’esportazione non equivale necessariamente a un’acquisizione forense del dispositivo.
Un’acquisizione forense viene eseguita attraverso procedure tecniche finalizzate a preservare e documentare i dati digitali e può assumere particolare importanza quando è necessario verificare autenticità, integrità o ulteriori informazioni presenti sul dispositivo. La modalità più appropriata dipende quindi dall’importanza della conversazione e dal contesto processuale nel quale deve essere utilizzata.
WhatsApp come prova nel processo civile
Nel processo civile le conversazioni WhatsApp possono essere prodotte per dimostrare fatti rilevanti nella controversia, al pari di una prova digitale.
Possono assumere importanza, per esempio, nelle controversie relative a rapporti contrattuali, pagamenti, obbligazioni, rapporti personali o comunicazioni intervenute tra le parti.
In questo ambito il riferimento all’articolo 2712 del Codice civile è particolarmente importante per le riproduzioni informatiche e fotografiche.
Il giudice deve comunque valutare il materiale nel contesto complessivo della causa, tenendo conto anche delle contestazioni e degli altri elementi probatori disponibili.
WhatsApp come prova nel processo penale
Nel processo penale occorre distinguere il valore del contenuto della conversazione dalle modalità attraverso cui il materiale viene acquisito dall’autorità giudiziaria. Su questo punto la giurisprudenza ha conosciuto una significativa evoluzione.
La Corte costituzionale, con la sentenza numero 170 del 2023, ha affermato che anche i messaggi WhatsApp rientrano nella nozione costituzionale di corrispondenza, tutelata dall’articolo 15 della Costituzione.
La tutela non dipende dal mezzo tecnico utilizzato per comunicare e può continuare anche dopo che il messaggio è stato ricevuto, finché la comunicazione conserva carattere di attualità e interesse per gli interlocutori.
Messaggi WhatsApp conservati sul telefono: sono ancora corrispondenza?
La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 25549 del 15 maggio 2024, depositata il 28 giugno 2024, ha precisato che email, SMS e messaggi WhatsApp custoditi nella memoria di un dispositivo elettronico possono conservare natura giuridica di corrispondenza anche dopo essere stati ricevuti.
Secondo questo orientamento, quando tali comunicazioni conservano carattere di attualità, la loro acquisizione nell’ambito di un procedimento penale deve rispettare le garanzie previste per il sequestro della corrispondenza dall’articolo 254 del Codice di procedura penale.
La situazione può essere diversa quando, per il trascorrere del tempo o per altre circostanze, il messaggio ha ormai perso ogni carattere di attualità e assume natura meramente storica.
Questo principio è particolarmente importante perché supera la vecchia idea secondo cui un messaggio, una volta ricevuto e memorizzato, diventerebbe automaticamente un normale documento informatico privo della tutela prevista per la corrispondenza.
Chat WhatsApp e intercettazioni sono la stessa cosa?
No. Acquisire una conversazione già presente nella memoria di un dispositivo e intercettare una comunicazione mentre è in corso sono attività differenti.
L’intercettazione riguarda la captazione di una comunicazione in corso e segue una disciplina specifica.
L’acquisizione di messaggi già scambiati e conservati riguarda invece materiale preesistente e deve essere valutata secondo le regole applicabili alla corrispondenza e agli altri mezzi di ricerca o acquisizione della prova.
Messaggi vocali, fotografie e documenti WhatsApp possono essere utilizzati?
Una conversazione WhatsApp non comprende soltanto messaggi testuali. Attraverso l’app possono essere scambiati:
- note vocali;
- fotografie;
- video;
- documenti;
- posizioni;
- altri contenuti digitali.
Anche questi elementi possono assumere rilevanza probatoria se utili a rappresentare fatti oggetto del procedimento. Restano però centrali gli stessi problemi relativi a provenienza, integrità, autenticità e modalità di acquisizione.
Una chat privata può essere prodotta in giudizio?
Il fatto che una conversazione sia privata non significa automaticamente che non possa essere utilizzata per tutelare un diritto in sede giudiziaria. Occorre però distinguere l’utilizzazione della comunicazione nell’ambito del procedimento dalla sua diffusione indiscriminata all’esterno.
Le chat contengono spesso informazioni personali e devono quindi essere utilizzate rispettando i principi applicabili alla protezione dei dati, alla riservatezza e alla segretezza della corrispondenza.
L’esigenza di dimostrare un fatto in giudizio non autorizza, di per sé, una diffusione pubblica e generalizzata del contenuto delle conversazioni.
Come conservare una chat che potrebbe servire come prova?
Se una conversazione può assumere rilevanza in una controversia, è opportuno evitare interventi che possano comprometterne la verificabilità.
Può essere utile:
- conservare la conversazione completa;
- evitare di cancellare il contenuto originale;
- mantenere disponibile il dispositivo;
- conservare eventuali file, fotografie o messaggi vocali collegati;
- non limitarsi, quando possibile, a un singolo screenshot privo del contesto;
- rivolgersi a un professionista quando è necessaria un’acquisizione tecnicamente verificabile.
La scelta della modalità di conservazione dipende comunque dal tipo di procedimento e dall’importanza del materiale.
Quindi le chat WhatsApp valgono come prova?
Sì, le chat WhatsApp possono essere utilizzate come prova in giudizio, ma il loro valore non è automatico. Devono essere valutati provenienza, autenticità, completezza, modalità di produzione e possibili contestazioni.
Nel processo civile possono assumere rilievo anche come riproduzioni informatiche ai sensi dell’articolo 2712 del Codice civile.
Nel processo penale, invece, occorre prestare particolare attenzione anche alle modalità con cui le conversazioni vengono acquisite, perché la giurisprudenza costituzionale e di legittimità riconosce ai messaggi WhatsApp ancora attuali natura di corrispondenza tutelata.
Il principio corretto non è quindi che “tutto ciò che viene scritto su WhatsApp vale come prova”, ma che una conversazione digitale può entrare nel processo e contribuire all’accertamento dei fatti quando viene prodotta o acquisita nel rispetto delle regole applicabili e presenta sufficienti garanzie di attendibilità.
Domande frequenti su WhatsApp come prova in giudizio
Le chat WhatsApp sono ammesse come prova?
Sì. Le conversazioni WhatsApp possono essere utilizzate come elementi di prova, ma il loro valore dipende dalla provenienza, dall’attendibilità, dalle modalità con cui vengono prodotte e dalle eventuali contestazioni.
Uno screenshot WhatsApp è sufficiente?
Può essere utilizzato, ma non è automaticamente decisivo. Se autenticità o completezza vengono contestate, possono essere necessari ulteriori riscontri.
È necessario avere il telefono originale?
Non sempre. La disponibilità del dispositivo può però diventare importante quando occorre verificare l’autenticità o l’integrità della conversazione.
Una chat WhatsApp può dimostrare un debito?
Può contribuire a dimostrare l’esistenza o il riconoscimento di un’obbligazione se il contenuto è sufficientemente chiaro e riconducibile al soggetto che lo ha inviato. La valutazione dipende comunque dall’intero quadro probatorio.
Le chat cancellate possono essere recuperate e utilizzate?
In alcuni casi i dati possono essere recuperati attraverso copie di backup o strumenti tecnici, ma possibilità, attendibilità e utilizzabilità dipendono dalle modalità concrete di recupero e dal procedimento nel quale devono essere prodotti.
WhatsApp è considerato corrispondenza?
Sì. La Corte costituzionale ha riconosciuto che i messaggi WhatsApp rientrano nella tutela della corrispondenza prevista dall’articolo 15 della Costituzione. Nel processo penale questo principio incide anche sulle modalità con cui i messaggi conservati sui dispositivi possono essere acquisiti.
