Piani educativi individualizzati: strumento per l'inclusione scolastica
Quando si parla di scuola realmente inclusiva, i Piani Educativi Individualizzati non sono un dettaglio burocratico, ma l’asse portante dell’intero progetto formativo di uno studente.
Nati nel solco della Legge 104/1992, i Piani Educativi Individualizzati (PEI) sono oggi il documento chiave per garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità. Definiscono obiettivi, strategie, strumenti e modalità di valutazione personalizzate, in un quadro regolato da norme precise e in continuo aggiornamento. Inoltre, collegano in modo strutturato scuola, famiglia e servizi sanitari o sociali, trasformando il PEI in un vero patto educativo condiviso. Questo rende il documento decisivo non solo per la quotidianità in classe, ma anche per la progettazione a lungo termine del percorso scolastico.
Comprendere come funzionano i Piani Educativi Individualizzati è quindi essenziale per dirigenti, docenti, educatori e famiglie. In questo articolo analizzeremo definizione e soggetti coinvolti, quadro normativo aggiornato, struttura concreta di un PEI, scadenze operative durante l’anno scolastico e collegamenti con le strategie nazionali contro la dispersione. L’obiettivo è offrire una guida chiara, aggiornata e operativa, capace di orientare le decisioni quotidiane e di evitare errori formali che possono avere ricadute sugli studenti.
Ruolo nei piani educativi individualizzati
Alla base dei Piani Educativi Individualizzati c’è un’idea semplice ma potente: ogni alunno con disabilità ha diritto a un progetto formativo realmente su misura, definito in modo collegiale e documentato in maniera rigorosa.
Il PEI è previsto dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104 e dal DPR 24 febbraio 1994, che ne specificano finalità e struttura minima.
È destinato esclusivamente ad alunni con certificazione di disabilità, e traduce in obiettivi educativi concreti quanto emerge dalla diagnosi funzionale e dal Profilo di Funzionamento, quando disponibile. Il documento è elaborato e approvato dal Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione (GLO), previsto dall’art. 9, comma 10 del D.Lgs. 66/2017.
Nel GLO siedono dirigente o suo delegato, docenti curricolari e di sostegno, famiglia e, quando necessario, operatori sanitari o sociali.
Immaginiamo un ragazzo con disabilità motoria iscritto a una seconda superiore. Nel GLO vengono analizzati accessibilità degli spazi, modalità di verifica scritta e orale, uso di ausili tecnologici, organizzazione dei tempi di studio.
Il Piano Educativo Individualizzato diventa così la sintesi operativa di queste decisioni condivise. Per tutte le figure coinvolte, i piani educativi individualizzati rappresentano dunque il riferimento ufficiale che guida scelte didattiche, richieste di risorse e monitoraggio dei risultati.
Quadro normativo aggiornato dei piani educativi individualizzati
Per lavorare correttamente sui Piani Educativi Individualizzati è indispensabile conoscere il quadro normativo, che negli ultimi anni ha subito passaggi complessi, ma oggi risulta definito con sufficiente chiarezza.
Il riferimento di sistema resta il D.Lgs. 66/2017, modificato dal D.Lgs. 96/2019, che ha ridefinito l’intera governance dell’inclusione scolastica. Il salto di qualità operativo è però arrivato con il Decreto Interministeriale 29 dicembre 2020, n. 182, che ha introdotto i modelli nazionali di PEI e relative linee guida.
Nel 2021 il TAR Lazio, con sentenza n. 9795, aveva annullato il decreto; tuttavia il Consiglio di Stato, con sentenza n. 3196 del 29 aprile 2022, ha annullato la decisione del TAR, ristabilendo la piena legittimità del DI 182/2020.
Successivamente il DI 1 agosto 2023, n. 153/23 ha apportato modifiche correttive, applicabili dall’a.s. 2023/24.
Le FAQ ministeriali aggiornate al febbraio 2026 confermano inoltre una fase transitoria in assenza del Profilo di Funzionamento secondo ICF, in attesa di indicazioni definitive dal settore Salute. In questo scenario, il Piano Educativo Individualizzato rimane comunque obbligatorio per ogni alunno con disabilità certificata. Conoscere queste tappe aiuta scuole e famiglie a interpretare correttamente modelli, allegati e richieste amministrative, evitando sia ritardi sia compilazioni non conformi.
Struttura e contenuti di un PEI: cosa non può mancare
La qualità dei Piani Educativi Individualizzati si misura soprattutto dalla chiarezza dei contenuti. Un PEI vago o generico, infatti, risulta poco utilizzabile in classe e rischia di ridursi a semplice adempimento formale.
I modelli nazionali prevedono sezioni ben definite. Ecco i principali elementi:
- Dati anagrafici e quadro sintetico dell’alunno e del contesto
- Analisi di punti di forza e aree di difficoltà significative
- Obiettivi educativi e didattici, strategie, strumenti e adattamenti
- Modalità di verifica, valutazione e raccordo extrascolastico
Queste parti, però, non vanno riempite con frasi standard.
Pensiamo a uno studente di scuola primaria con disturbo del linguaggio. Nella sezione punti di forza si possono indicare buona motivazione e forte interesse per il disegno.
Tra le difficoltà, invece, comprensione di consegne complesse e produzione orale in gruppo numeroso. Nel corpo del Piano Educativo Individualizzato si descriveranno strategie come uso di immagini-sequenza, tempi di risposta estesi, lavori a piccolo gruppo, collaborazione strutturata con logopedista.
In questo modo i Piani Educativi Individualizzati diventano uno strumento di lavoro quotidiano. Docenti ed educatori possono verificarvi coerenza tra obiettivi, metodologie, strumenti compensativi e criteri di valutazione, evitando distanze tra quanto scritto e quanto realmente praticato.
Scadenze operative e gestione annuale del PEI
Perché i Piani Educativi Individualizzati funzionino davvero, non basta compilarli bene: serve anche rispettare tempi e revisioni previste dalla normativa vigente, coordinando didattica e gestione amministrativa.
Il DI 182/2020 e le successive indicazioni operative distinguono tra PEI provvisorio e PEI definitivo.
Il PEI provvisorio va redatto entro giugno dell’anno scolastico precedente, così da definire per tempo le risorse necessarie per l’anno successivo. Il PEI definitivo deve invece essere approvato entro il 31 ottobre, dopo un periodo iniziale di osservazione in classe. È inoltre prevista una verifica in corso d’anno, generalmente entro aprile, utile per aggiornare obiettivi e strategie se le condizioni dello studente cambiano.
La verifica finale, con proposta di risorse per l’anno successivo, si colloca ancora una volta entro giugno.
Un esempio concreto viene dall’USR Marche, che per i Piani Educativi Individualizzati provvisori 2024/25 ha pubblicato indicazioni operative il 29 maggio 2024, fissando la scadenza al 30 giugno 2024.
In un’ottica organizzativa, questo calendario aiuta scuole e famiglie a programmare riunioni del GLO, raccolta di documentazione clinica e confronto tra docenti. Inserire queste date in un vero e proprio cronoprogramma interno rende i piani educativi individualizzati uno strumento continuo, e non un documento redatto in fretta a fine trimestre.
Piani educativi individualizzati e prevenzione della dispersione scolastica
Negli ultimi anni il dibattito educativo ha iniziato a guardare ai Piani Educativi Individualizzati anche oltre la disabilità certificata, soprattutto in relazione al contrasto della dispersione scolastica e dell’abbandono precoce.
L’Italia si sta distinguendo in Europa per sistemi di allerta precoce sempre più strutturati, che incrociano dati su assenze, risultati, ritardi e segnalazioni disciplinari. In questo quadro, l’esperienza maturata con i Piani Educativi Individualizzati (PEI) per alunni con disabilità offre un modello prezioso: progettazione per obiettivi, monitoraggio periodico, corresponsabilità tra scuola, famiglia e servizi territoriali.
Alcune realtà scolastiche hanno iniziato a sperimentare piani personalizzati per studenti a forte rischio abbandono, ispirandosi alla logica dei piani educativi individualizzati, pur restando all’interno degli strumenti previsti per i bisogni educativi speciali.
Si tratta di vere best practice: ad esempio, in istituti tecnici con alto tasso di dispersione si impostano percorsi flessibili di alternanza scuola-lavoro, tutoraggio tra pari e rimodulazione degli obiettivi disciplinari essenziali.
Anche quando non si parla formalmente di Piani Educativi Individualizzati, l’approccio rimane lo stesso: analizzare il funzionamento dello studente, definire traguardi realistici, scegliere strategie verificabili.
Così la logica dei PEI contribuisce a trasformare la scuola in un ambiente capace di prevenire in modo mirato le uscite precoci dal sistema di istruzione.
Un documento vivo al centro del progetto di vita dello studente
Visti da vicino, i Piani Educativi Individualizzati non sono un semplice fascicolo da archiviare, ma la sceneggiatura essenziale del percorso scolastico di uno studente con disabilità.
In essi confluiscono norme, diagnosi, osservazioni quotidiane e aspirazioni della famiglia, ma soprattutto la responsabilità condivisa di adulti che scelgono di progettare, e non solo di reagire.
Il quadro normativo attuale, dal D.Lgs. 66/2017 ai decreti attuativi più recenti, ha reso il Piani Educativi Individualizzati più strutturato e al tempo stesso più esigente. Ogni scelta compilativa implica una presa di posizione su cosa sia davvero importante per quell’alunno, in quella fase della sua storia.
Quando viene usato con rigore e onestà, il PEI diventa un luogo di negoziazione trasparente tra possibilità e limiti, tra diritti sanciti e condizioni reali delle scuole.
La forza dei Piani Educativi Individualizzati sta proprio qui: costringono a guardare lo studente nella sua interezza, oltre etichette cliniche e griglie ministeriali. Forse la domanda più interessante non è come compilarli, ma che idea di scuola e di futuro vogliamo scrivere dentro quelle pagine, anno dopo anno.
