Criminologia forense: disciplina, metodo e applicazioni
La criminologia forense è l’area della criminologia che applica conoscenze sul crimine, sull’autore, sulla vittima e sui comportamenti devianti ai contesti nei quali questi fenomeni assumono rilevanza giudiziaria, investigativa, penitenziaria o peritale.
È una disciplina fortemente interdisciplinare.
Per comprendere un comportamento criminale non basta infatti conoscere la norma violata: possono assumere rilievo anche psicologia, sociologia, vittimologia, diritto penale, metodologia della ricerca, tecniche investigative e conoscenza dei sistemi di controllo sociale.
Proprio questa interdisciplinarità genera però uno degli equivoci più frequenti.
Il criminologo forense non coincide con il criminalista, non sostituisce lo psicologo o lo psichiatra forense e non è automaticamente un investigatore privato. Allo stesso modo, studiare criminologia non attribuisce di per sé competenze riservate per legge ad altre professioni.
Per comprendere realmente la criminologia forense bisogna quindi distinguere tre livelli:
- cosa studia
- quali attività può svolgere
- quali attività dipendono invece dal titolo professionale di base e dalle eventuali abilitazioni richieste
È da questa distinzione che conviene partire.
Cos’è la criminologia forense
La criminologia studia il fenomeno criminale attraverso l’analisi del reato, dell’autore, della vittima, dei fattori sociali e dei sistemi di controllo.
L’aggettivo forense introduce una specificazione: l’analisi criminologica viene applicata a questioni che entrano in relazione con la giustizia, le indagini, l’esecuzione penale o altri contesti nei quali è necessario interpretare professionalmente comportamenti e dinamiche criminali.
La criminologia forense può quindi occuparsi, a seconda del problema esaminato e delle competenze del professionista, di temi come:
- dinamica criminologica di un fatto;
- comportamento dell’autore;
- vittimologia;
- fattori di rischio e protezione;
- recidiva;
- devianza;
- violenza;
- analisi comportamentale;
- contesto sociale del reato;
- documentazione giudiziaria;
- prevenzione della criminalità.
Il suo oggetto non è soltanto “chi ha commesso il reato?”.
Può essere altrettanto importante chiedersi perché una determinata condotta si sia sviluppata, quale rapporto esistesse tra autore e vittima, quali fattori abbiano favorito il comportamento, se siano presenti pattern ricorrenti e quali elementi possano assumere rilevanza nella gestione del rischio o nella prevenzione.
Cosa studia la criminologia forense
La criminologia forense osserva il crimine come fenomeno complesso. Un reato possiede certamente una dimensione giuridica: esiste una norma, una condotta e una possibile responsabilità.
Ma può possedere contemporaneamente una dimensione:
- psicologica, legata a comportamento, personalità, motivazioni e processi decisionali;
- sociale, perché individuo, ambiente, gruppi e condizioni sociali possono interagire;
- vittimologica, relativa alle caratteristiche della vittima e alle dinamiche della relazione con l’autore;
- investigativa, quando l’analisi dei comportamenti contribuisce alla comprensione di un fatto;
- penitenziaria, quando l’attenzione si sposta sulla recidiva, sul trattamento e sul reinserimento;
- preventiva, quando lo studio dei fattori di rischio serve a individuare possibili strategie di intervento.
Per questa ragione la criminologia forense non può essere ridotta a una singola tecnica. È piuttosto un quadro interdisciplinare attraverso il quale interpretare il fenomeno criminale quando assume rilevanza concreta per il sistema della giustizia.
Criminologia forense e criminalistica: qual è la differenza?
È probabilmente la distinzione più importante.
Nel linguaggio comune criminologia, criminalistica e scienze forensi vengono spesso sovrapposte. In realtà descrivono ambiti differenti, anche se possono collaborare sullo stesso caso.
| Criminologia forense | Criminalistica |
|---|---|
| Studia comportamento criminale e fenomeno criminologico | Studia tracce e reperti collegati al fatto |
| Analizza autore, vittima e contesto | Analizza elementi materiali della scena |
| Utilizza contributi di psicologia, sociologia, diritto e vittimologia | Utilizza tecniche scientifiche e laboratoristiche |
| Può occuparsi di rischio, recidiva e dinamiche comportamentali | Può occuparsi di impronte, DNA, balistica e altre evidenze |
| Interpreta il significato criminologico delle informazioni | Ricerca, documenta e analizza evidenze fisiche |
La criminalistica è quindi molto più direttamente collegata alla ricostruzione tecnico-scientifica del fatto attraverso tracce e reperti.
La criminologia forense si concentra invece maggiormente sul comportamento umano e sul significato criminologico del reato.
Naturalmente i due ambiti possono incontrarsi.
Un reperto può fornire un dato importante sulla dinamica del fatto; l’analisi criminologica può contribuire a interpretare quella dinamica all’interno di una sequenza comportamentale più ampia.
Ma non sono la stessa disciplina.
Criminologia forense e scienze forensi non sono sinonimi
Anche l’espressione scienze forensi possiede un significato più ampio.
Le scienze forensi comprendono differenti discipline scientifiche applicate alla giustizia, come medicina legale, genetica forense, tossicologia, balistica, informatica forense, analisi documentale e altri settori specialistici.
La criminologia forense può dialogare con queste discipline, ma non le sostituisce.
Un criminologo può, per esempio, utilizzare le conclusioni contenute in una relazione medico-legale o in un’analisi della scena per sviluppare una lettura criminologica del caso. Non significa che sia automaticamente autorizzato a svolgere:
- un’autopsia;
- un’analisi genetica;
- una perizia balistica;
- un accertamento psichiatrico;
- un’indagine informatica forense.
Queste attività richiedono competenze professionali specifiche.
Criminologia forense e psicologia forense: cosa cambia
Un’altra sovrapposizione frequente riguarda criminologia e psicologia forense.
La psicologia forense applica conoscenze e strumenti psicologici alle questioni che hanno rilevanza giuridica e giudiziaria.
Può riguardare, nei limiti previsti dalla professione, valutazioni psicologiche, relazioni familiari, capacità genitoriali, testimonianza, vittimizzazione e numerose altre questioni che entrano nel processo o nel sistema della giustizia.
La criminologia forense ha invece un oggetto più direttamente centrato sul fenomeno criminale.
I due ambiti possono quindi condividere temi come:
- comportamento dell’autore;
- vittimologia;
- violenza;
- rischio;
- devianza;
- dinamiche relazionali.
Ma una specializzazione criminologica non attribuisce il titolo di psicologo né consente di svolgere attività professionali riservate agli psicologi.
È un principio essenziale quando si parla di formazione criminologica: le competenze specialistiche si aggiungono alla formazione di base, non cancellano i confini delle professioni regolamentate.
Cosa fa un criminologo forense
Non esiste una giornata lavorativa standard del criminologo forense. Le attività dipendono dal contesto, dalla formazione originaria, dall’esperienza e dalla natura dell’incarico.
Un professionista con competenze criminologiche può essere coinvolto, per esempio, nell’analisi di:
- documentazione relativa a un caso;
- dinamiche autore-vittima;
- comportamenti violenti;
- fenomeni criminali seriali;
- fattori di rischio;
- recidiva;
- fenomeni di devianza;
- contesti penitenziari;
- strategie di prevenzione.
Può inoltre svolgere attività di ricerca, formazione, studio statistico della criminalità o collaborazione a progetti in ambito sociale, giudiziario, penitenziario e della sicurezza.
La formula più corretta non è quindi:
“Il criminologo fa questo”
Meglio
“Il criminologo può svolgere determinate attività quando queste rientrano nelle sue competenze e non appartengono a professioni o funzioni riservate”
Questa precisazione è particolarmente importante nella criminologia forense, perché il settore entra spesso in contatto con professionisti iscritti ad albi e con funzioni disciplinate dalla legge.
Il criminologo forense può lavorare sulle indagini?
La criminologia può fornire strumenti utili all’interpretazione del comportamento criminale e delle dinamiche di un reato. Questo non significa che il criminologo assuma automaticamente il ruolo degli organi investigativi.
Polizia giudiziaria, pubblico ministero, investigatori privati autorizzati e altri soggetti operano sulla base di competenze e poteri specificamente disciplinati.
Il contributo criminologico può invece riguardare, nei contesti appropriati:
- lettura dei pattern comportamentali;
- analisi criminologica di documenti e informazioni;
- dinamiche autore-vittima;
- valutazione di ipotesi interpretative;
- studio di fenomeni criminali;
- supporto specialistico compatibile con il proprio profilo professionale.
La differenza è sostanziale. Analizzare un comportamento criminale non equivale ad avere poteri investigativi.
Criminal profiling e criminologia forense sono la stessa cosa?
No. Il criminal profiling, o analisi del profilo comportamentale, rappresenta soltanto uno dei possibili strumenti collegati alla criminologia investigativa.
L’obiettivo generale è utilizzare caratteristiche di un comportamento criminale per formulare ipotesi sulle caratteristiche dell’autore o sulla dinamica del fatto.
Nella cultura popolare il profiler viene spesso rappresentato come una figura capace di dedurre quasi immediatamente identità, personalità e successive mosse dell’autore. La realtà professionale è molto più prudente.
Il profiling non produce automaticamente l’identificazione del colpevole e non costituisce una prova.
Può contribuire, in determinati contesti, alla costruzione di ipotesi investigative che devono poi essere confrontate con gli elementi raccolti attraverso gli strumenti ordinari dell’indagine.
Per questo criminal profiling e criminologia forense non sono sinonimi: il primo è un ambito specialistico molto più ristretto rispetto alla seconda.
Vittimologia e criminologia forense
L’attenzione non è rivolta soltanto all’autore del reato. La vittimologia studia la vittima, i processi di vittimizzazione e il rapporto che può svilupparsi tra vittima, autore, contesto sociale e sistema della giustizia. In ambito criminologico possono diventare rilevanti:
- caratteristiche della vittima;
- relazione con l’autore;
- vulnerabilità;
- modalità di selezione;
- vittimizzazione ripetuta;
- conseguenze sociali del reato;
- vittimizzazione secondaria.
L’analisi deve però evitare un errore fondamentale: studiare i fattori di vulnerabilità non significa attribuire alla vittima la responsabilità del reato subito. La vittimologia serve a comprendere meglio il fenomeno criminale e le sue conseguenze, non a trasferire la responsabilità dall’autore alla persona offesa.
Criminologia forense e valutazione del rischio
Un altro settore rilevante riguarda la valutazione del rischio. In determinati contesti può essere necessario stimare la probabilità che alcuni comportamenti violenti o criminali si ripetano.
Non significa “prevedere il futuro” con certezza.
Le valutazioni del rischio utilizzano informazioni disponibili, fattori statici e dinamici, strumenti strutturati e giudizio professionale per formulare una stima che rimane necessariamente probabilistica. Possono assumere rilievo elementi come:
- precedenti comportamenti;
- tipologia della violenza;
- contesto familiare e sociale;
- uso di sostanze;
- condizioni cliniche, quando valutate da professionisti competenti;
- disponibilità di reti di supporto;
- cambiamenti intervenuti nel tempo.
La valutazione del rischio rappresenta un buon esempio dell’interdisciplinarità della criminologia: può richiedere il contributo coordinato di figure con competenze differenti.
Criminologia forense nel sistema penitenziario
Il carcere e più in generale l’esecuzione penale costituiscono un altro possibile contesto di applicazione della criminologia. Qui l’interesse non riguarda più soltanto la ricostruzione del reato.
Diventano centrali temi come:
- percorso criminale;
- recidiva;
- trattamento;
- dinamiche penitenziarie;
- reinserimento sociale;
- fattori di rischio e protezione.
L’analisi criminologica può contribuire alla comprensione dei comportamenti devianti e delle condizioni che possono favorire o ostacolare il reinserimento. Anche in questo settore, tuttavia, esistono ruoli, funzioni pubbliche e attività professionali disciplinate da requisiti specifici.
Possedere competenze criminologiche può quindi essere rilevante, ma non sostituisce i requisiti previsti per l’accesso alle singole professioni o amministrazioni.
Il criminologo è una professione regolamentata in Italia?
Questo è uno dei punti sui quali è necessario essere particolarmente precisi.
In Italia non esiste un ordine professionale statale dei criminologi né un albo professionale obbligatorio equivalente, per esempio, a quelli di avvocati, medici o psicologi.
La figura rientra nel settore delle professioni non organizzate in ordini o collegi disciplinato dalla Legge 4/2013, fermo restando che tale disciplina esclude tutte le attività che la legge riserva a professionisti iscritti in specifici albi.
La Legge 4/2013 stabilisce inoltre che l’esercizio delle professioni interessate è libero e fondato su autonomia, competenza e responsabilità del professionista.
Questo comporta una conseguenza importante. Definirsi criminologo non attribuisce automaticamente il diritto di esercitare:
- attività psicologiche riservate;
- attività mediche;
- funzioni investigative soggette ad autorizzazione;
- attività forensi riservate agli avvocati;
- altre prestazioni per le quali la legge richiede una specifica abilitazione.
Occorre quindi distinguere competenza criminologica e abilitazione professionale.
Cos’è la norma UNI 11783:2020 sul criminologo
Dal 2020 esiste inoltre la UNI 11783:2020 – Attività professionali non regolamentate – Criminologo – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza.
La norma, tuttora in vigore, definisce i requisiti relativi all’attività professionale del criminologo in termini di conoscenze, abilità e competenze, facendo riferimento anche all’European Qualifications Framework.
È una novità importante rispetto alla situazione descritta da molti vecchi articoli online. La norma UNI:
- non crea un ordine professionale;
- non istituisce un albo statale obbligatorio;
- non trasforma il criminologo in una professione regolamentata;
- non consente di svolgere attività riservate ad altre categorie.
Fornisce invece uno standard tecnico di riferimento per definire e valutare le competenze professionali.
La Legge 4/2013 prevede inoltre la possibilità di certificazioni di conformità alle norme UNI attraverso organismi competenti, ma chiarisce che le attestazioni delle associazioni professionali non costituiscono requisito necessario per l’esercizio della professione.
Questa distinzione è essenziale per valutare correttamente corsi e certificazioni.
Criminologo, perito e consulente tecnico: attenzione alle definizioni
Un’altra confusione frequente riguarda i termini criminologo, perito e consulente. Non sono automaticamente equivalenti.
Nel processo penale il giudice può ricorrere a un perito quando sono necessarie specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche.
Nel processo civile opera invece la figura del Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU). Il Ministero della Giustizia gestisce oggi un portale nazionale per gli Albi dei CTU e dei periti, con procedure e requisiti specifici di iscrizione.
Questo significa che aver studiato criminologia non trasforma automaticamente una persona in “perito del tribunale”. Un eventuale incarico giudiziario dipende:
- dalle competenze richieste;
- dal profilo professionale;
- dai requisiti previsti;
- dalla decisione dell’autorità giudiziaria;
- dalle regole applicabili al relativo albo o incarico.
È quindi preferibile evitare formule commercialmente suggestive ma giuridicamente imprecise come:
“il master abilita a diventare perito criminologo”
Una formazione criminologica può contribuire alla costruzione delle competenze, ma non sostituisce gli eventuali requisiti richiesti per uno specifico incarico giudiziario.
Dove può lavorare un criminologo forense?
Non esiste un unico mercato del lavoro denominato “criminologia forense”.
Le competenze possono essere utilizzate in contesti differenti, sempre in relazione alla formazione di base e ai requisiti della posizione. Tra gli ambiti da considerare possono rientrare:
- libera professione;
- consulenza;
- ricerca;
- formazione;
- progetti di prevenzione;
- sicurezza;
- sistema penitenziario;
- strutture sociali;
- analisi dei fenomeni criminali;
- supporto specialistico a studi e organizzazioni;
- attività giudiziarie o peritali quando ne sussistano i requisiti.
Il titolo di studio originario può modificare profondamente le possibilità professionali.
Un avvocato con formazione criminologica potrà integrare queste competenze nella propria attività giuridica. Uno psicologo potrà applicarle nei limiti delle proprie competenze professionali e della formazione acquisita.
Un sociologo potrà orientarsi maggiormente verso ricerca, analisi sociale e prevenzione.
Un professionista della sicurezza potrà utilizzarle per comprendere fenomeni criminali, rischio e prevenzione.
Per questo la domanda corretta è:
Come posso integrare competenze criminologiche nel mio profilo professionale?
Come diventare criminologo forense
Non esiste in Italia un unico percorso universitario obbligatorio che conduca automaticamente alla professione di criminologo forense. La formazione viene generalmente costruita attraverso più livelli.
Laurea di base
Diversi percorsi universitari possono fornire competenze utili. Tra quelli maggiormente coerenti troviamo:
- Giurisprudenza;
- Psicologia;
- Sociologia;
- Scienze politiche;
- Servizi giuridici;
- discipline educative o sociali in determinati ambiti;
- altre lauree pertinenti rispetto al settore nel quale si intende applicare la criminologia.
Non esiste però una “laurea migliore” in senso assoluto. La scelta dipende dal futuro profilo.
Chi vuole approfondire gli aspetti normativi e processuali avrà esigenze diverse rispetto a chi intende lavorare nell’area psicologica, sociale, penitenziaria o della sicurezza.
Specializzazione in criminologia e scienze forensi
Dopo la formazione di base può essere utile acquisire competenze specifiche attraverso master universitari, corsi di alta formazione e altri percorsi specialistici.
Una formazione completa dovrebbe evitare di concentrarsi soltanto sul criminal profiling. È preferibile comprendere aree diverse, come:
- criminologia generale;
- psicologia criminale;
- vittimologia;
- diritto penale;
- procedura penale;
- scienze forensi;
- metodologia investigativa;
- analisi comportamentale;
- criminalità organizzata;
- cybercrime;
- tecniche peritali;
- sistema penitenziario.
L’obiettivo non dovrebbe essere accumulare etichette professionali, ma sviluppare una struttura interdisciplinare coerente.
Esperienza pratica
La criminologia forense utilizza concetti teorici, ma richiede anche capacità di leggere documentazione complessa, valutare fonti, distinguere fatti e interpretazioni e formulare conclusioni sostenibili.
Tirocini, laboratori, project work, studio di casi e attività professionali coerenti con il proprio settore possono quindi avere un ruolo importante.
Un caso giudiziario non è una puntata televisiva. La documentazione può comprendere migliaia di pagine di atti, testimonianze, consulenze, referti, verbali e informazioni talvolta contraddittorie.
La capacità professionale consiste anche nel non andare oltre ciò che i dati permettono realmente di affermare.
Aggiornamento continuo
Fenomeni criminali, tecnologie investigative, criminalità informatica, normativa e ricerca scientifica cambiano rapidamente. L’aggiornamento è quindi parte integrante della professionalità. È particolarmente evidente in ambiti come:
- cybercrime;
- OSINT;
- violenza digitale;
- frodi;
- criptoattività;
- criminalità economica;
- analisi delle nuove forme di devianza.
Quali competenze dovrebbe sviluppare un criminologo forense
Una preparazione credibile richiede molto più della conoscenza dei principali casi di cronaca. Tra le competenze più importanti rientrano:
- conoscenze criminologiche, per interpretare teorie, modelli e fenomeni criminali;
- conoscenze giuridiche, per comprendere il contesto normativo e processuale;
- metodologia della ricerca, necessaria per valutare correttamente dati e letteratura scientifica;
- psicologia e sociologia, per comprendere comportamento individuale e contesto sociale;
- vittimologia, per analizzare processi di vittimizzazione;
- capacità analitica, per distinguere dati, ipotesi e conclusioni;
- scrittura tecnica, indispensabile quando le conclusioni devono essere esposte in modo verificabile;
- etica professionale, perché l’analisi può riguardare persone, vittime e situazioni particolarmente delicate.
Una delle competenze più importanti rimane però la capacità di riconoscere i limiti del proprio sapere professionale. In un settore interdisciplinare sapere quando serve un medico, uno psicologo, un genetista, un informatico forense o un altro specialista è una competenza, non una debolezza.
Criminologia forense e scena del crimine: quale rapporto esiste realmente?
La scena del crimine esercita inevitabilmente una forte attrazione nell’immaginario legato alla criminologia. Ma criminologo e tecnico della scena del crimine non sono sinonimi.
La gestione della scena richiede procedure specifiche relative a:
- preservazione;
- documentazione;
- repertazione;
- catena di custodia;
- analisi delle tracce.
Sono attività appartenenti prevalentemente all’ambito criminalistico e investigativo e devono essere svolte da personale con le necessarie competenze e funzioni.
Il criminologo può utilizzare le informazioni che emergono dalla scena per sviluppare un’analisi criminologica. La differenza può essere sintetizzata così:
la criminalistica chiede che cosa è rimasto sulla scena; la criminologia cerca anche di comprendere cosa quel comportamento può significare.
Sono prospettive complementari, non intercambiabili.
Criminologia forense nelle serie TV e nella realtà professionale
Cinema, serie televisive e true crime hanno contribuito enormemente alla popolarità della criminologia. Hanno però creato anche aspettative poco realistiche.
Nella finzione televisiva un singolo personaggio può:
- analizzare la scena;
- interrogare sospettati;
- elaborare il profilo;
- interpretare il DNA;
- entrare nella mente dell’autore;
- partecipare all’arresto.
Nella realtà queste attività appartengono a professionisti, istituzioni e discipline differenti. Il lavoro criminologico è spesso molto meno spettacolare e molto più analitico. Può significare leggere atti. Confrontare versioni. Ricostruire una sequenza. Analizzare dati. Studiare la letteratura scientifica.
Scrivere una relazione nella quale ogni conclusione deve essere sostenibile.
La differenza più importante tra fiction e professione è quindi metodologica: nella serie televisiva l’intuizione può risolvere il caso; nella realtà professionale un’intuizione vale soltanto se può essere sostenuta dai dati e dal metodo.
Criminologia forense e nuove forme di criminalità
La disciplina non riguarda soltanto omicidi e reati violenti. Il panorama criminale contemporaneo comprende fenomeni molto differenti:
- cybercrime;
- stalking e violenza digitale;
- frodi finanziarie;
- criminalità economica;
- riciclaggio;
- organizzazioni criminali;
- truffe online;
- reati contro soggetti vulnerabili.
Questo rende sempre più importante una formazione capace di integrare il modello criminologico tradizionale con la comprensione delle tecnologie e delle nuove modalità di relazione sociale. Il comportamento criminale cambia insieme alla società.
Di conseguenza deve cambiare anche il modo in cui viene studiato.
Studiare criminologia forense: come scegliere la formazione
La scelta del percorso formativo dovrebbe partire dall’obiettivo professionale, non dal nome più suggestivo del corso. Prima di iscriversi è utile verificare:
- destinatari e requisiti di accesso;
- livello della formazione;
- programma;
- competenze effettivamente trattate;
- qualifiche dei docenti;
- presenza di casi e applicazioni pratiche;
- natura del titolo rilasciato;
- eventuali riconoscimenti;
- cosa il titolo consente realmente di fare.
È particolarmente importante distinguere tra:
- corso di formazione;
- master privato;
- master universitario;
- corso di laurea;
- certificazione professionale.
Non sono categorie equivalenti.
Allo stesso modo, nessun percorso dovrebbe presentare come automatica l’acquisizione di funzioni che la legge riserva a professionisti abilitati o all’autorità pubblica.
Per una panoramica generale sulla figura professionale è utile approfondire anche chi è e cosa fa il criminologo, mentre chi desidera costruire una preparazione multidisciplinare può valutare percorsi specificamente dedicati a criminologia e scienze forensi.
Formazione in criminologia e scienze forensi: quando può avere senso
Una specializzazione può essere particolarmente utile quando si innesta su un progetto professionale già definito. Per esempio:
- un laureato in Giurisprudenza può voler approfondire comportamento criminale, vittimologia e tecniche investigative;
- uno psicologo può essere interessato alle applicazioni della propria professione nel sistema della giustizia;
- un sociologo può specializzarsi nell’analisi dei fenomeni criminali e della devianza;
- un professionista della sicurezza può integrare strumenti criminologici nella prevenzione e nell’analisi del rischio.
In questi casi una formazione interdisciplinare può creare competenze aggiuntive coerenti con il profilo originario.
UniD Professional propone, tra i propri percorsi, anche un Master in Criminologia e Scienze Forensi, costruito proprio intorno all’integrazione tra criminologia, psicologia, diritto, tecniche investigative e scienze forensi.
Il valore del percorso, però, deve essere valutato secondo lo stesso criterio utilizzato per qualsiasi altra formazione: coerenza tra ciò che si studia e ciò che si intende fare professionalmente.
Criminologia forense: una disciplina di confine che richiede confini chiari
La criminologia forense è interessante proprio perché attraversa discipline differenti. Studia il reato, ma non è diritto penale. Studia il comportamento, ma non coincide con la psicologia.
Utilizza informazioni provenienti dalla scena del crimine, ma non è criminalistica.
Può entrare nel processo, ma non trasforma automaticamente il criminologo in perito. Può contribuire alla comprensione delle indagini, ma non attribuisce poteri investigativi.
Questi confini non riducono il valore della disciplina. Lo rendono più chiaro.
Il criminologo forense lavora nel punto in cui comportamento criminale, vittima, contesto sociale, sistema della giustizia e conoscenze scientifiche devono essere messi in relazione. È proprio questa capacità di integrare prospettive differenti a rappresentare il valore della criminologia forense.
Ma interdisciplinarità non significa sostituirsi a tutte le altre professioni. Significa sapere quali domande porre, quali strumenti utilizzare, quali conclusioni sono sostenibili e quando è necessario il contributo di un altro specialista.
Ed è probabilmente questa la differenza più importante tra l’immagine popolare del criminologo e una reale competenza professionale.
