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Compensi avvocati: 5 cose da sapere sui parametri

La prestazione professionale svolta da un avvocato nei confronti di un cliente genera, salvi i casi di patrocinio a spese dello Stato, il suo diritto al compenso.

Nella determinazione di quest’ultimo, salvo vi sia un accordo scritto a determinare la tariffa richiesta, soccorrono i parametri forensi, introdotti dalla Legge 247/2012 e oggetto del D.M. 55/2014, recentemente modificato dal D.M. 37/2018. Vediamo 5 cose da sapere sui parametri.

1. Cosa sono i parametri forensi?


Innanzitutto, è opportuno chiarire cosa sono e che valore hanno i parametri per i compensi avvocati. Si tratta di linee guida che permettono di individuare il valore delle prestazioni svolte dall’avvocato, alle quali si può ricorrere in via consultiva quando non è possibile determinare il compenso in altro modo.
Il compenso, infatti, viene regolarmente concordato con il cliente prima dell’assunzione dell’incarico ed eventualmente aggiornato nel corso di quest’ultimo. In quanto tale, esso risulta sia dall’accordo preventivo che dalla parcella finale. Tuttavia, esistono casi in cui questa determinazione preventiva non è possibile o, comunque, non viene effettuata. In queste ipotesi soccorrono appunto i parametri forensi, che permettono di fissare dei criteri oggettivi grazie ai quali, da un lato, i clienti non sono esposti ad abusi dei professionisti, mentre gli avvocati, dall’altro, vedono riconosciuto il valore del lavoro svolto.

2. Quando si applicano i parametri?


Più nel dettaglio, a norma del Decreto 55/2014, i parametri forensi trovano applicazione in ipotesi specifiche. Queste sono:

  • l’assenza di un accordo preventivo in forma scritta per la determinazione del compenso dell’attività prestata dall’avvocato e, comunque, di ogni forma attraverso cui determinare consensualmente l’onorario;
  • la necessità che la liquidazione del compenso avvenga ad opera del giudice, mediante il provvedimento (normalmente la sentenza) con cui si chiude il giudizio;
  • l’esercizio dell’attività svolto nell’interesse di un terzo (come avviene quando l’incarico è affidato dal genitore in favore del figlio);
  • i casi in cui l’attività forense è esercitata d’ufficio.

3. Come si calcolano i compensi avvocati?


In tutte queste ipotesi, per determinare il compenso dovuto agli avvocati era e continua ad essere previsto un sistema tabellare (i parametri, appunto), che contengono i criteri per determinare gli onorari degli avvocati.
Sono così previste cifre specifiche per ciascuna tipologia di incarico, a seconda della materia in cui avviene la prestazione (civile, penale, tributaria e amministrativa), del valore della controversia (in materia civile e penale), della fase processuale (indagini, primo grado, impugnazioni, stragiudiziale) e della tipologia di atto intrapreso.
Oltre alla previsione per tipo di attività, fase e materia, i parametri contengono anche fattori attraverso i quali calcolare maggiorazioni e diminuzioni sui valori medi precedentemente individuati, attraverso i quali il giudice può effettivamente determinare il compenso da riconoscere all’avvocato.

4. Compensi avvocati: la determinazione ad opera del giudice


Proprio in queste ipotesi, la nuova disciplina assegna al giudice una serie di criteri attraverso cui valutare il compenso da determinare. Questi concernono:

  • le caratteristiche e il pregio dell’attività svolta dall’avvocato;
  • l’importanza, la natura, la difficoltà e il valore dell’affare;
  • le condizioni del cliente;
  • le caratteristiche e il numero delle questioni giuridiche e fattuali affrontate dall’avvocato.

In base a questi fattori, il giudice ha la possibilità di applicare la tariffa media prevista dai parametri, oppure di aumentarla fino all’80% o, infine, di diminuirla.

5. Parametri forensi: il nuovo regime dei minimi


Proprio sotto quest’ultimo profilo, la novità principale delle nuove tabelle forensi 2018 è rappresentata dall’introduzione di un vincolo per il giudice quando decide di ridurre i compensi avvocati previsti dai parametri medesimi.
In questo caso, infatti, il giudice può decidere di ridurre il compenso quando l’attività dell’avvocato si è presentata inferiore rispetto ai fattori considerati. Questa diminuzione, tuttavia, non può essere superiore al 50%: il che significa che viene introdotto un limite minimo inderogabile, tale per cui i valori tariffari medi previsti dai parametri non potranno essere più che dimezzati.