Bullismo e cyberbullismo tra gli adolescenti: cosa rileva il CNR
Bullismo e cyberbullismo non sono fenomeni separati, ma possono condividere dinamiche relazionali, atteggiamenti e fattori di rischio comuni.
È uno dei principali risultati emersi da uno studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) dedicato agli adolescenti italiani e pubblicato nel 2021 sull’International Journal of Environmental Research and Public Health.
La ricerca, condotta dal gruppo MUSA dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR, ha analizzato i dati raccolti nel 2019 su un campione di 3.273 studenti italiani delle scuole secondarie di secondo grado.
L’obiettivo non era soltanto misurare la presenza di episodi di bullismo o cyberbullismo, ma capire quali caratteristiche sociali, relazionali e individuali risultassero associate a una maggiore o minore probabilità di coinvolgimento come autore, vittima o spettatore.
Lo studio CNR su bullismo e cyberbullismo
Lo studio è stato realizzato nell’ambito dell’Osservatorio sulle Tendenze Giovanili del gruppo MUSA del CNR-IRPPS.
I ricercatori hanno esaminato numerose variabili legate alle relazioni tra adolescenti, agli atteggiamenti verso la violenza, alla fiducia nelle persone vicine, al consumo di sostanze e alla presenza di stereotipi e pregiudizi.
L’analisi ha permesso di individuare alcuni fattori di rischio e alcuni fattori protettivi statisticamente associati al coinvolgimento nei fenomeni di bullismo e cyberbullismo.
I principali fattori di rischio individuati dal CNR
Tra gli elementi associati a una maggiore probabilità di coinvolgimento in comportamenti violenti di bullismo e cyberbullismo emergono soprattutto:
- tolleranza verso atteggiamenti razzisti;
- tolleranza verso xenofobia e omofobia;
- accettazione della violenza nelle relazioni;
- presenza di stereotipi sociali e pregiudizi;
- livelli molto elevati di autostima.
Il dato più interessante è che il rischio non sembra dipendere soltanto dall’utilizzo di Internet o dei social network. Lo studio mette in evidenza una matrice più profonda, legata al modo in cui l’adolescente interpreta le relazioni, la diversità e la violenza.
In altre parole, il problema non è il mezzo digitale in sé: il cyberbullismo può rappresentare una nuova forma attraverso cui atteggiamenti già presenti nelle relazioni sociali vengono espressi e amplificati.
Pregiudizi e tolleranza della violenza
Uno degli aspetti centrali della ricerca riguarda il rapporto tra cyberbullismo, bullismo e atteggiamenti discriminatori.
Secondo il CNR, la presenza di stereotipi sociali e una maggiore tolleranza verso comportamenti razzisti, xenofobi, omofobici o violenti risultano associate a un maggiore rischio di coinvolgimento in dinamiche di aggressione.
Questo elemento è particolarmente importante dal punto di vista educativo. La prevenzione non può quindi limitarsi a spiegare ai ragazzi come utilizzare correttamente uno smartphone o un social network. Occorre lavorare anche su:
- rispetto della diversità;
- gestione dei conflitti;
- riconoscimento della violenza;
- capacità empatica;
- qualità delle relazioni tra pari.
I fattori protettivi
Lo studio individua anche alcuni elementi associati a una minore probabilità di coinvolgimento nei fenomeni analizzati. Tra questi emergono:
- una bassa tolleranza verso il consumo di alcol e droghe;
- un elevato livello di fiducia nei confronti della famiglia;
- la fiducia negli amici;
- nel campione analizzato, l’essere di sesso femminile.
Quest’ultimo dato deve essere interpretato con cautela: si tratta di un’associazione statistica rilevata nello specifico studio e non significa che ragazze e donne siano in generale protette dal bullismo o dal cyberbullismo.
Il risultato sottolinea piuttosto quanto genere, contesto sociale e modalità relazionali possano incidere diversamente sui ruoli assunti all’interno delle dinamiche aggressive.
La fiducia nelle relazioni come elemento di protezione
Tra i risultati più interessanti emerge il ruolo della fiducia verso familiari e amici.
Disporre di relazioni percepite come affidabili può rappresentare un fattore importante perché facilita la possibilità di chiedere aiuto, raccontare un episodio e ricevere sostegno.
Questo vale sia per il bullismo tradizionale sia per quello che si sviluppa negli ambienti digitali. La qualità della rete sociale dell’adolescente diventa quindi una componente centrale della prevenzione.
Bullismo e cyberbullismo condividono una matrice comune
Secondo i ricercatori del CNR, bullismo e cyberbullismo condividono una matrice comportamentale comune.
Il passaggio dal contesto fisico a quello digitale non cancella infatti le dinamiche già presenti nelle relazioni tra adolescenti.
Conflitti, esclusione, discriminazione e violenza possono trasferirsi nelle chat, sui social network o in altri ambienti digitali, assumendo nuove modalità di diffusione.
Per approfondire definizione, forme e strumenti di prevenzione puoi consultare la guida dedicata a cyber bullismo, cyberbullismo e bullismo online.
Il ruolo dell’ambiente scolastico e del gruppo dei pari
La ricerca conferma anche l’importanza dell’ambiente sociale nel quale l’adolescente vive. Scuola, gruppo di amici e famiglia non rappresentano soltanto il contesto in cui gli episodi possono verificarsi, ma possono anche diventare strumenti di protezione.
Una comunità scolastica capace di riconoscere tempestivamente discriminazione, isolamento e violenza può ridurre lo spazio nel quale queste dinamiche si consolidano.
Allo stesso modo, il comportamento degli spettatori può influenzare fortemente l’evoluzione dell’episodio: sostenere l’autore, condividere contenuti o restare passivi può amplificare l’aggressione, mentre intervenire o chiedere aiuto può contribuire a interromperla.
Dal 2019 alla crescente centralità delle relazioni online
I dati alla base dello studio sono stati raccolti nel 2019, prima della pandemia.
Quando la ricerca è stata pubblicata nel 2021, gli autori sottolineavano come la crescente trasposizione delle relazioni verso gli ambienti virtuali rendesse ancora più importante monitorare l’evoluzione del cyberbullismo.
Negli anni successivi il gruppo MUSA del CNR ha infatti continuato a studiare le trasformazioni delle relazioni adolescenziali, l’iperconnessione e le nuove forme di coinvolgimento nel cyberbullismo.
Ricerche più recenti hanno ulteriormente approfondito il fenomeno, distinguendo anche tra autori, vittime e vittime-autori, cioè adolescenti che subiscono aggressioni online ma che a loro volta mettono in atto comportamenti di cyberbullismo.
Perché questi dati restano utili
Lo studio del CNR non va letto come una fotografia aggiornata dell’incidenza del fenomeno nel 2026. Il suo valore è soprattutto interpretativo: aiuta a comprendere quali caratteristiche relazionali e sociali possono essere associate al rischio di coinvolgimento.
La ricerca suggerisce che prevenire bullismo e cyberbullismo richiede un intervento più ampio della semplice educazione all’uso degli strumenti digitali. Occorre lavorare anche su pregiudizi, tolleranza della violenza, fiducia, relazioni familiari, appartenenza scolastica e qualità dei rapporti tra pari.
È proprio questa dimensione sociale a rendere lo studio ancora utile: il cyberbullismo cambia insieme alle tecnologie, ma molte delle condizioni che possono favorirlo nascono prima dello schermo.
