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Esproprio: cos’è, quando si verifica e quali sono i diritti del proprietario

Esproprio: cos’è, quando si verifica e quali sono i diritti del proprietario

Esproprio
  • Sara Elia
  • 13 Luglio 2025
  • Guide
  • 4 minuti
  • 16 Luglio 2025

Esproprio: un'importante eccezione al diritto di proprietà

Nonostante la Costituzione italiana garantisca e riconosca il diritto di proprietà come uno dei diritti fondamentali della persona, esiste un’importante eccezione a questa regola: l’esproprio.

Si tratta di un istituto giuridico complesso, spesso al centro di dibattiti e controversie, che consente allo Stato o ad altri enti pubblici di sottrarre a un privato un bene, solitamente un immobile, per ragioni di pubblica utilità. Ma quali sono i limiti e le condizioni che rendono legittimo un atto tanto incisivo sulla sfera patrimoniale del cittadino?

Nel corso di questo articolo approfondiremo il significato di esproprio, analizzeremo in quali casi può essere attuato, quali sono le tutele previste per il cittadino espropriato e come si calcola l’indennizzo.
Un viaggio tra diritto, giurisprudenza e casi pratici, per comprendere meglio un meccanismo tanto delicato quanto essenziale per l’interesse collettivo.

Scopriamo insieme cos’è l’esproprio, come funziona e cosa prevede la normativa vigente!

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Che cos’è l’esproprio

L’esproprio, disciplinata dal D.P.R. n. 327/2001 è un provvedimento per cui la Pubblica Amministrazione può acquisire la proprietà di un bene privato, indipendentemente dalla volontà del suo proprietario, per motivi di interesse pubblico. In altre parole, l’Autorità Pubblica ha potere di espropriare la proprietà privata nei casi in cui:
 
  • ciò avvenga per pubblica utilità;
  • le motivazioni sottostanti siano di interesse generale;
  • venga consegnato un indennizzo per la perdita a chi subisce l’espropriazione.
L’art. 42 della Costituzione, al comma 3, prevede infatti che la proprietà privata possa essere espropriata in base ai seguenti principi:
 
  • riserva di legge: l’opera da realizzare sia prevista nello strumento urbanistico generale e sia stata la dichiarazione di pubblica utilità
  • motivi di interesse generale: sia stato apposto il vincolo preordinato all’esproprio sul bene in questione e legalmente dichiarato, e non una scelta ad libitum;
  • pagamento di un indennizzo: sia stata determinata, anche in via provvisoria, una giusta indennità di esproprio come riconoscimento.
Ad oggi, l’espropriazione per pubblico interesse è di certo il più importante provvedimento ablatorio reale, anche in relazione agli atti con cui il potere pubblica sacrifica gli interessi di un privato cittadino a vantaggio della collettività.

Le tre fasi

Il procedimento di esproprio per pubblica utilità si sviluppa in tre fasi:
 
  • vincolo preordinato all’esproprio: dal momento che il requisito per l’espropriazione è che essa avvenga per motivi di interesse generale, la legge prima di avviare la procedura richiede la conoscenza del fine specifico, ad esempio un’opera pubblica. Dopo aver approvato il piano regolatore una volta approvato, l’area individuata e destinata all’esproprio viene dichiarata di pubblica utilità ed inedificabile da altri;
  • dichiarazione di pubblica utilità dell’opera: ovvero l’emanazione del provvedimento che dispone la possibilità di espropriare il bene, che altrimenti non può avvenire. L’amministrazione deve quindi approvare il progetto definitivo in alternativa dell’opera pubblica o di pubblica utilità o del piano particolareggiato, di lottizzazione, di recupero, di ricostruzione, delle aree da destinare a insediamenti produttivi, di zona.
  • emanazione del decreto di esproprio, ovvero il provvedimento che conclude la procedura. In tale fase, la PA acquisisce definitivamente la proprietà del bene e può decidere la misura e le modalità di pagamento dell’indennità. Inoltre, è necessario notificare l’interessato almeno sette giorni prima, disporre il passaggio di proprietà e procedere con la trascrizione nei registri immobiliari. 
Solo a questo punto di può procedere con la realizzazione dell’opera di pubblica utilità.

Diritti del proprietario e indennità di esproprio

Come abbiamo accennato precedentemente, al proprietario di un bene espropriato è indirizzata un’indennità che ha il fine di risarcire la perdita subita. Per determinare la relativa somma è possibile procedere tramite un accordo tra Pubblica Amministrazione e proprietario, oppure in sua assenza.
In particolare:
 
  • entro trenta giorni dal momento in cui diventa efficace la dichiarazione di esproprio, la PM comunica all’interessato la somma che intende offrire, invitandolo a precisare il valore da attribuire al bene;
  • entro quaranta giorni dalla notifica della valutazione all’interessato, quest’ultimo deve dichiarare se concorda con la somma attribuita al bene espropriato o meno;
  • in caso positivo, si effettua una dichiarazione apposita irrevocabile che consente di giungere alla cessione volontaria del bene e da al proprietario il diritto di ricevere un acconto pari all’80% del totale dell’indennizzo;
  • in caso negativo, se rifiuta espressamente la cifra proposta o se al termine del quarantesimo giorno il proprietario non ha effettuato la dichiarazione, la PM lo invita a comunicare se vuole avvalersi del team di tecnici (di cui uno nominato dal proprietario stesso, uno dall’ente espropriante ed uno dal Tribunale) per la determinazione del valore. In mancanza, si chiede la determinazione dell’indennità definitiva alla Commissione Provinciale Espropri.
Eventualmente, il proprietario può fare opposizione alla stima definitiva tramite ricorso in Corte d’Appello.

Ulteriori informazioni utili

Altre informazioni utili da conoscere sull’esproprio per avere una conoscenza completa sul tema sono:
 
  • cessione volontaria: eventualmente, per evitare l’esproprio, il proprietario può accordarsi con la PA tramite un accordo di cessione volontaria. In questo modo, il privato riceve un indennizzo maggiorato rispetto a quello che otterrebbe seguendo l’iter ordinario. D’altra parte, la situazione risulta favorevole anche per la che evita così lungaggini processuali ed eventuali contenziosi. In alternativa, inoltre, la PA ben potrebbe stipulare una regolare compravendita per acquistare il bene al fine di concretizzare un’opera di pubblica utilità;
  • retrocessione: quando la PA non realizza in tutto, o in parte, l’opera per la quale è stato espropriato un determinato terreno, il privato che ha subito il pregiudizio può manifestare la volontà di riacquistare il bene. In particolare, se l’opera non è mai stata realizzata, e quindi la retrocessione è totale, il privato vanta un diritto soggettivo per cui la PA non può negare il trasferimento. Se, invece, l’opera è stata realizzata in modo parziale, e la retrocessione è parziale, la PA può valutare discrezionalmente l’inservibilità del bene.
Infine, occorre precisare che ogni decreto di esproprio deve essere emanato entro i cinque anni, altrimenti la dichiarazione di pubblica utilità perde efficacia.
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